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Porta Tha Phae
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Mura Lanna

Porta Tha Phae

L'immagine più fotografata di Chiang Mai sembra una rovina di settecento anni e in realtà fu costruita nel 1985, copiando un'unica fotografia del 1899. Scopri cosa vedere alla porta Tha Phae.

30 min di audioStoria Urbana

La porta Tha Phae fu tracciata nel 1296 da re Mangrai come accesso principale a est della nuova capitale del regno di Lanna, l'orientamento considerato più propizio. Il suo nome significa letteralmente approdo delle zattere: era la porta che collegava la città murata al porto commerciale del fiume Ping. Storicamente esistevano due porte Tha Phae, una esterna presso il fiume, oggi scomparsa, e questa interna, che fungeva da dogana e ultimo filtro per mercanti e diplomatici.

Il muro di mattoni impeccabile che oggi incornicia le fotografie non è una rovina intatta. La cinta originaria del Duecento non era di mattoni ma una palizzata di terra; re Kawila la fortificò con mattoni rossi verso il 1796 per resistere alle invasioni birmane, e ciò che si vede oggi è una ricostruzione quasi totale realizzata nel 1985 dal Dipartimento di Belle Arti della Thailandia, basata su un'unica fotografia storica scattata nel 1899.

Da vedere

  • Tracciata nel 1296 — La porta est della capitale fondata da re Mangrai
  • Ricostruzione del 1985 — Un arco rifatto a partire da una sola foto del 1899
  • Vongkrot — Il cortile a U che intrappolava gli assalitori, di cui resta solo la linea frontale
  • Suep Chata Mueang — Il rito annuale che avvolge l'arco in chilometri di filo sacro
  • Chilometro zero — Punto di partenza della Sunday Walking Street ed epicentro del Songkran

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Poche costruzioni della Thailandia sono state fotografate così spesso con un equivoco così convinto. La porta Tha Phae compare negli album di viaggio come una rovina intatta di settecento anni, mentre l’arco di mattoni che si vede oggi fu eretto nel 1985. Riconoscerlo non le toglie nulla: le aggiunge, perché trasforma la porta in un documento su come una città decide di ricordare il proprio passato.

Il tracciato sì è antico. Re Mangrai la collocò nel 1296 sul fianco est della sua nuova capitale, l’orientamento più propizio secondo la cosmologia Lanna, e il suo nome — approdo delle zattere — tradisce la funzione: collegare la città murata al porto del fiume Ping. Per capire cosa vedere alla porta Tha Phae e districare la storia segreta di Tha Phae bisogna separare tre strati sovrapposti: il tracciato del Duecento, la fortificazione di Kawila e l’interpretazione architettonica degli anni Ottanta. L’audioguida di EarGuide percorre le tre tappe che li rendono visibili.

La piazza virale e la vera soglia

Porta Tha Phae

Il percorso comincia al centro della spianata pedonale, un ampio spazio pavimentato che oggi funziona come il salotto all’aperto di Chiang Mai. Da qui parte ogni settimana l’immenso mercato della Sunday Walking Street, e qui si concentrano le battaglie d’acqua del Songkran: la porta conserva il suo status di chilometro zero culturale della città.

La piazza ha inoltre accumulato fama globale per ragioni estranee alla sua storia. Le fotografie con stormi di piccioni che si alzano in volo davanti all’arco divennero virali al punto che le autorità vietarono e multarono il fatto di dar loro da mangiare, per rischio sanitario e perché gli escrementi danneggiavano il mattone. Un gesto turistico finì per minacciare l’oggetto che lo aveva ispirato.

Sotto quello strato contemporaneo persiste uno strato cerimoniale ben più antico. Ogni anno, tra maggio e giugno secondo il calendario lunare, la porta accoglie il Suep Chata Mueang, un rito Lanna destinato a prolungare la vita della città: si installano altari, si intrecciano chilometri di filo bianco sacro sai sin attraverso i mattoni dell’arco e decine di monaci recitano simultaneamente alle cinque porte delle mura per rinnovare la protezione spirituale. Come quella cerimonia conviva con il trambusto quotidiano è spiegato in questa prima tappa.

Mattoni nuovi su mura vecchie

Porta Tha Phae

Sotto l’arco centrale, l’osservazione ravvicinata smonta la prima impressione. Il mattone è troppo regolare, i giunti troppo puliti e i merli troppo completi per settecento anni di intemperie tropicali. Nel 1985 il Dipartimento di Belle Arti della Thailandia intraprese una ricostruzione praticamente totale, e gli architetti disponevano di un’unica referenza visiva: una fotografia scattata nel 1899, a partire dalla quale cercarono di replicare l’arco e il coronamento di quell’epoca.

Il risultato è un’interpretazione, non un restauro. Da qui il dibattito ricorrente sulla sua autenticità: ciò che molti visitatori prendono per una rovina originale è una lettura romanzata di fine Novecento appoggiata a un unico documento grafico. Riconoscere quello status non invalida il pezzo, ma cambia completamente cosa significhi fotografarlo.

L’arco conserva inoltre tracce dell’opera militare che fu. I pesanti portoni di legno massiccio ancorati all’interno mostrano come la città si chiudesse di notte, e del disegno difensivo originale — un vongkrot, cortile a U concepito per imbottigliare gli assalitori — resta oggi solo la linea frontale. Va anche ricordato che le mura di Mangrai non erano di mattoni: erano una palizzata di terra, e la fortificazione in mattoni rossi arrivò solo verso il 1796 con re Kawila, sotto la pressione birmana. Cosa si perse tra una fase e l’altra è dettagliato davanti ai portoni.

Dall’approdo perduto al chilometro zero

Fossato di Chiang Mai

L’ultima tappa si colloca sul bordo del fossato, il canale quadrangolare che circonda la città vecchia e che si attraversa proprio di fronte alla piazza. Da qui la logica dell’insieme diventa leggibile: mura, fossato e porta formavano un sistema unico, e questa porta ne era il punto di contatto con il commercio fluviale.

Il nome dice tutto. Tha Phae significa approdo delle zattere, ed esisteva una seconda porta esterna presso il fiume, oggi scomparsa; quella giunta fino a noi era l’interna, che fungeva da dogana e ultimo filtro per mercanti e diplomatici prima dell’ingresso nella capitale. L’orientamento a est portava inoltre un tabù rigoroso: essendo la direzione dell’alba, la porta propizia era interdetta a salme e cortei funebri, che dovevano lasciare la città dalla porta sud-occidentale di Suan Prung, nota ancora oggi come la porta dei morti.

Quella continuità ebbe un’interruzione brutale. Tra il 1776 e il 1796 Chiang Mai fu completamente evacuata a causa delle guerre birmane, e in quei due decenni di desolazione la vecchia porta di terra fu inghiottita dalla giungla: le cronache locali raccontano che le tigri si aggiravano sul terreno che oggi occupa la spianata pedonale. Che lo stesso suolo sia passato da rifugio di fiere a luogo d’incontro di un’intera città in poco più di due secoli è l’idea con cui EarGuide chiude il percorso.

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