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Castello di Papa Luna
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Fortezza Templare

Castello di Papa Luna

La fortezza che alcuni monaci guerrieri innalzarono su uno scoglio dentro il mare finì per essere, insieme a Roma e Avignone, il terzo luogo al mondo ad aver ospitato la sede di un papa. Ecco cosa vedere al Castello di Papa Luna.

14 min di audioArchitettura Templare

Il Castello di Papa Luna corona lo scoglio di Peñíscola a 64 metri sopra il Mediterraneo, con un perimetro di circa 230 metri e mura alte in media 20. Lo costruirono i templari tra il 1294 e il 1307, sul sedime di un'alcazaba araba di cui non si sono trovate tracce, per impulso del maestro Berenguer de Cardona e del commendatore Arnaldo de Banyuls: pietra dorata, volte a botte acute e nemmeno un grammo di ornamento superfluo.

Un secolo dopo, il 21 luglio 1411, Benedetto XIII — Pedro Martínez de Luna, il Papa Luna — vi installò la sua sede pontificia e trasformò quella caserma di monaci soldati in palazzo, cappella e biblioteca papale. Il contrasto è rimasto intatto: in queste sale senza marmi né affreschi visse, governò e morì un papa che non accettò mai di smettere di esserlo, e qui si tenne il conclave più piccolo di cui si abbia notizia.

Da vedere

  • Piazza d'armi — Il cuore spoglio della fortezza templare, oggi scenario di festival
  • Basilica a volta acuta — La navata austera che Benedetto XIII trasformò in cappella pontificia
  • Sala gotica — Dove la tradizione colloca il conclave di tre cardinali del 1423
  • Terrazze a 64 metri — Parapetti sul mare aperto, sul tombolo e sul borgo bianco
  • Scala di Papa Luna — 147 gradini scavati nella falesia, chiusi al pubblico

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Sulla mappa della cristianità ci sono solo tre indirizzi che siano stati corte di un papa: Roma, Avignone e questo scoglio della costa di Castellón. Il terzo è il più improbabile dei tre. Il Castello di Papa Luna nacque come opera templare tra il 1294 e il 1307, dopo che Giacomo I ebbe preso Peñíscola nel 1233 — la piazzaforte musulmana si arrese senza combattere dopo la caduta di Burriana — e che Giacomo II l’ebbe ceduta per permuta all’Ordine del Tempio nel 1294. Sciolto il Tempio, il castello passò nel 1319 all’appena creato Ordine di Montesa, e così sarebbe rimasto, una fortezza del Maestrazgo come tante, se il 21 luglio 1411 un anziano aragonese non avesse deciso che quello era il luogo da cui avrebbe continuato a essere papa contro il mondo intero.

La storia segreta del Castello di Papa Luna si legge meglio in ciò che manca che in ciò che abbonda: non ci sono marmi, non ci sono affreschi, non ci sono gallerie palaziali. Ci sono mura di 20 metri, volte a botte acute, una piazza d’armi all’aperto e terrazze a 64 metri sopra l’acqua. Capire cosa vedere al Castello di Papa Luna significa imparare a leggere quell’architettura militare e austera per ciò che fu durante dodici anni: l’ultimo Vaticano possibile. Il percorso completo, sala dopo sala e con il vento di sottofondo, è quello che accompagna l’audioguida di EarGuide.

Una statua con la tiara di fronte al mare

Castello di Peñíscola

La prima tappa è nello spiazzo d’accesso, quel pianerottolo a cui si arriva col fiato corto dopo aver salito le vie imbiancate del centro storico. Prima della porta, ciò che trattiene lo sguardo è una figura di bronzo installata nel 2007: un uomo anziano con tiara e pastorale, rivolto al mare. Chi non conosce la storia impiegherà qualche secondo a capire perché ci sia un papa in cima a una fortezza militare.

La porta di pietra dorata che si apre dietro accumula tre strati sovrapposti. Il primo è invisibile: l’alcazaba araba che occupava la sommità e di cui non è emerso un solo resto identificabile. Il secondo è quello che si vede, innalzato dai templari tra il 1294 e il 1307 con la sobrietà costruttiva dell’ordine, sotto il maestro Berenguer de Cardona e il commendatore Arnaldo de Banyuls. Il terzo è un nome: quello del papa che sarebbe arrivato un secolo più tardi e che oggi dà cognome all’edificio intero.

Che la fortezza passasse nel 1319 all’Ordine di Montesa, erede valenzano del patrimonio templare, spiega come il complesso sia sopravvissuto intatto allo scioglimento del Tempio. Perché quella continuità risultò decisiva per ciò che venne dopo è una delle cose che la narrazione sviscera proprio qui, davanti alla porta.

Un Vaticano di pietra nuda

Piazza d'armi del Castello di Peñíscola

Il percorso sbocca nella piazza d’armi, il grande spazio aperto attorno al quale si distribuiscono tutti gli ambienti. Girando lentamente si abbraccia l’insieme della fortezza: mura spoglie, aperture senza decoro, le porte della basilica, della sala gotica, delle scuderie e del corpo di guardia. È un cortile di monaci soldati, progettato per schierare la truppa e immagazzinare viveri, non per ricevere ambasciate.

Eppure, tra il 1411 e il 1423, fu esattamente questo: il cortile centrale di una corte pontificia. Benedetto XIII vi trasferì il suo palazzo e la sua biblioteca — quantificata dalla monografia più dettagliata sul castello in oltre duemila volumi manoscritti portati da Avignone, dato da prendere con la prudenza che merita una fonte unica — e aprì durante il suo pontificato il Portal de Sant Pere, che collega il recinto al mare. Un papa che governava un’intera obbedienza da una caserma di pietra a 64 metri sopra le onde.

Il contrasto è l’argomento del luogo. Ci sono poche occasioni di percorrere uno spazio in cui l’ambizione politica più alta del suo tempo si installò senza cambiare una sola pietra della scenografia, e la piazza d’armi è il punto esatto da cui quello scarto si vede per intero.

Il conclave più piccolo della storia

Basilica del Castello di Peñíscola

Dal cortile si passa alle sale coperte del fianco marittimo: prima la basilica templare, una navata austera con volta a botte acuta in pietra nuda, dove fu installata la cappella pontificia; poi la contigua sala gotica, un grande ambiente di archi acuti. La temperatura scende di colpo e l’eco si fa secco. È il cuore dell’edificio e lo scenario dell’episodio che giustifica tutto il resto.

Qui morì Benedetto XIII. Era nato a Illueca, nella provincia di Saragozza, nel 1328, e fu eletto papa ad Avignone il 28 settembre 1394 con venti voti su ventuno. Il Concilio di Costanza lo depose nel 1417; lui non rinunciò mai alla tiara. La cronaca di frate Martín de Alpartil fissa la sua morte al 23 maggio 1423, a circa novantaquattro anni, ma una parte della ricerca attuale sostiene che possa essere morto mesi prima, il 29 novembre 1422, e che il decesso sia stato tenuto segreto perché così conveniva agli interessi politici del momento. La data che compare nei libri, dunque, è tutt’altro che pacifica.

Il 10 giugno 1423, dentro queste mura, tre cardinali si chiusero ed elessero un successore: Gil Sánchez Muñoz, che prese il nome di Clemente VIII. Abdicò il 26 luglio 1429, riconobbe Martino V e chiuse così il Grande Scisma d’Occidente prima di finire i suoi giorni come vescovo di Maiorca. Ciò che accadde poi al corpo del Papa Luna — un’odissea di secoli che si conclude, ormai nell’anno 2000, con un’operazione della Guardia Civil — è il materiale più oscuro dell’audioguida, e si racconta proprio in questa sala.

La scala che scende verso il miracolo

Terrazze del Castello di Peñíscola

Le scale interne conducono alle terrazze alte, e il cambiamento è fisico: vento costante, sale nell’aria, gabbiani che stridono più in basso e il rumore del mare che batte alla base dello scoglio sessantaquattro metri più giù. Dal parapetto del fianco orientale si domina la costa, il tombolo che unisce la roccia alla terraferma e il borgo bianco stretto sul pendio.

Affacciandosi a quella falesia orientale si distingue l’inizio della scala di Papa Luna: 147 gradini, scavati nel tratto finale nella roccia viva, che superano una quarantina di metri tra la fortezza e l’acqua. Fu un’infrastruttura pratica — rifornimento e uscita d’emergenza per una piazza che poteva restare assediata — e oggi resta chiusa al pubblico per sicurezza, così che la si contempla soltanto dall’alto.

La tradizione locale ha preferito un’altra versione. Racconta che fu lo stesso Benedetto XIII a innalzare la scala miracolosamente in una sola notte e che, scoraggiato dalla slealtà dei suoi, scese fino all’acqua, stese il suo manto pontificio sulle onde e, appoggiato al pastorale, attraversò galleggiando il Mediterraneo per presentarsi davanti al suo rivale a Roma. Come un’opera di intendenza sia finita per diventare il racconto di un anziano che cammina sul mare è il filo che la narrazione raccoglie davanti al parapetto.

Mura passate dal cannone al cinema

Parco di Artiglieria di Peñíscola

L’ultima tappa resta fuori dal castello, nel tratto di mura rinascimentali accanto all’accesso al Parco di Artiglieria, con i baluardi in vista e il mare sullo sfondo. Queste difese non sono templari né papali: le progettò tra il 1576 e il 1578 l’ingegnere italiano Giovanni Battista Antonelli su incarico di Filippo II, pensate ormai per l’artiglieria e contro la pirateria barbaresca che flagellava la costa.

La roccia continuò a lavorare molto dopo i papi. Nella guerra di Successione la piazza rimase fedele a Filippo V e resistette senza arrendersi agli assedi austriacisti del 1705 e del 1707, il che le valse il titolo di città e il trattamento di «Molto Nobile, Leale e Fedelissima». Le truppe napoleoniche la occuparono nel 1812 e il generale Francisco Javier de Elío la recuperò il 25 maggio 1814 dopo un intenso bombardamento che distrusse parte del complesso fortificato. Dal 3 giugno 1931 il castello è monumento dichiarato — oggi Bene di Interesse Culturale — ed è gestito dalla Deputazione di Castellón.

La sua ultima vita è la più inattesa. Nel 1961 la città murata interpretò la Valencia medievale ne ‘El Cid’, con Charlton Heston e Sophia Loren e migliaia di abitanti come comparse; nell’autunno del 2015 HBO vi girò scene della sesta stagione di ‘Il Trono di Spade’ e trasformò lo scoglio nella città di Meereen. Non ci fu quasi nulla da mascherare: perché queste mura funzionino così bene davanti a una macchina da presa ha una spiegazione architettonica precisa, ed è con quella che si chiude il percorso.

Altri luoghi a Peñíscola, Spagna

Mura rinascimentali e Portal Fosc
Fortificazione Rinascimentale

Mura rinascimentali e Portal Fosc

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Centro storico
Insieme Storico

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Santuario della Vergine dell'Ermitana
Barocco Valenzano

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