Museo d'arte
Audioguida Casa Nera (Baan Dam Museum)
Una quarantina di padiglioni di legno annerito alla periferia di Chiang Rai, dove il pittore Thawan Duchanee dal 1975 al 2014 trasformò corna, pelli e ossa in una meditazione sulla morte.
- 75 min di audio
- Architettura lanna
Tenuta-museo del pittore Thawan Duchanee, Artista Nazionale della Thailandia, nel tambon di Nang Lae, alla periferia di Chiang Rai. Cominciò a costruirla nel 1975 e non smise di ampliarla e trasformarla fino alla morte nel 2014: più di 100 rai, circa 160.000 m², e più di 40 edifici di architettura vernacolare del nord della Thailandia, dal grande salone Mahawihan alla casa triangolare Tri Phum, dove viveva e dipingeva.
In Thailandia circola un detto che riassume Chiang Rai in due artisti: «Chalerm sawan, Thawan narok», Chalermchai il cielo, Thawan l'inferno. Di fronte al paradiso bianco di Chalermchai Kositpipat, la Casa Nera è il mondo oscuro di passioni e peccato di Thawan Duchanee, con tetti da tempio che non ospitano alcun culto e tavoli circondati da sedie di corna di bufalo.
Da vedere
- Mahawihan — Il grande salone nero lungo 44 metri, su 44 pilastri di legno e sotto un tetto lanna a quattro livelli
- Tavoli di corna — Lunghi tavoli neri con sedie di corna di bufalo e pelli di coccodrillo come motivo decorativo
- Tri Phum — La casa triangolare dei Tre Mondi, studio e abitazione di Thawan Duchanee, distrutta tre volte dalle tempeste
- Tempietto — Un Buddha scolpito nel legno nel Phra Ubosot Lek del 1992, su sei pilastri
- Scheletro di elefante — Un elefante intero esposto sotto un padiglione nero su palafitte
Alla periferia di Chiang Rai, nel tambon di Nang Lae, un sentiero tra gli alberi collega decine di case di legno nero con affilati tetti da tempio del nord. È la Casa Nera (พิพิธภัณฑ์บ้านดำ, Baan Dam Museum), la tenuta che il pittore Thawan Duchanee cominciò a costruire nel 1975 e che continuò ad ampliare e trasformare fino alla morte nel 2014. Gli abitanti la chiamano Baan Dam Nang Lae, la Casa Nera di Nang Lae, e oggi è un museo d’arte privato di più di 100 rai, circa 160.000 m², con più di 40 edifici di architettura vernacolare del nord della Thailandia.
La storia della Casa Nera è quella del suo autore. Thawan Duchanee studiò alla Rijksakademie di Amsterdam tra il 1963 e il 1969; al ritorno, alcuni studenti squarciarono vari suoi grandi quadri ritenendoli offensivi per il buddhismo, ed egli smise di esporre in Thailandia per anni. Nel 2001 fu nominato Artista Nazionale della Thailandia nelle Arti Visive. Morì il 3 settembre 2014, a 74 anni, e da allora dirige il museo il figlio, Doytibet Duchanee. Il nero che dà il nome al luogo simboleggiava per lui la sofferenza e la morte, i temi ai quali tornò sempre.
Spesso la si chiama «Tempio Nero», ma non è un tempio né un luogo di culto: è un museo i cui edifici imitano l’architettura religiosa lanna. È questa la chiave dell’architettura della Casa Nera: tetti a gradoni di terracotta, pilastri di legno e scalinate da santuario al servizio di un universo personale fatto di corna, pelli, ossa e tele in rosso, nero e bianco. Alcune case si conoscono per la loro forma, come quella che riproduce idealizzata la testa di un grande bucero o quella che, con oblò di vetro, sembra un sommergibile semiaffondato nel terreno; la tradizione non è d’accordo su in quale delle due dormisse l’artista.
Nemmeno la sua morte chiuse la storia. A settembre del 2021 un pittore che era stato suo allievo raccontò in televisione di conservare cenere delle ossa di un dito di Thawan e di volerla venerare e usarla per creare opere; il figlio protestò pubblicamente, la cenere gli fu restituita e il 17 settembre 2021 il pittore chiese scusa alla famiglia. Per sapere cosa vedere a Baan Dam Museum, l’audioguida percorre il recinto in cinque tappe e 75 minuti, dal grande salone d’ingresso alla casa-studio e al giardino di padiglioni sparsi, con un filo unico: questa Casa Nera non è un capriccio macabro, ma l’opera di una vita di un uomo che guardò in faccia la sofferenza e la morte.
Il cielo del detto si trova a sud della città, nel Tempio Bianco di Chalermchai Kositpipat, e l’impronta di Thawan riaffiora nelle zanne dei naga del Tempio Blu. Più a nord, nel distretto di Chiang Saen, il Triangolo d’Oro si affaccia sulla confluenza del Ruak e del Mekong.
Un salone nero di 44 metri
Baan Dam Museum
Riassunto di questa tappa
Il percorso parte davanti al Mahawihan, il grande salone espositivo che si innalza accanto all’ingresso. Fu costruito tra il 1999 e il 2009: misura 20,30 metri di larghezza e 44 di lunghezza, poggia su 44 grandi pilastri di legno e si eleva di 2,8 metri su uno zoccolo di mattoni, con scale che salgono alle porte est e ovest. È coronato da un tetto lanna a quattro livelli con tegole di terracotta non smaltata, terminato da code di cigno (hang hong) e baralee.
Quel primo sguardo smonta il soprannome di «Tempio Nero». La sagoma scura e affilata è quella di un santuario del nord della Thailandia, ma non corona alcun luogo di culto: è la porta d’ingresso alla tenuta di un pittore, al numero 333 del villaggio di Mae Pu Kha. Dietro si estende il resto del recinto, più di 100 rai punteggiati da più di 40 edifici.
Davanti alla facciata, l’audioguida spiega perché un artista decise di dare alla propria casa la forma di un tempio che non lo è.
Il tavolo di corna dell’inferno
Tavolo lungo del Mahawihan
Riassunto di questa tappa
All’interno del Mahawihan, quando gli occhi si abituano alla penombra, appare sull’asse del salone un lungo tavolo di legno scuro coperto di pelli e affiancato da sedie fatte di corna di bufalo, tra i 44 pilastri. È un’immagine che si ripete negli interni di Baan Dam: lunghi tavoli neri circondati da sedie di corna di bufalo e di altri animali, e pelli di coccodrillo disposte come motivo decorativo. Dalle travi pendono altre pelli e corna, accanto a tele di Thawan in rosso, nero e bianco.
Il nero dominante è la chiave del luogo: per Thawan Duchanee simboleggiava la sofferenza e la morte. Da qui il detto che circola in Thailandia, «Chalerm sawan, Thawan narok» (Chalermchai il cielo, Thawan l’inferno), che contrappone il paradiso bianco di Chalermchai Kositpipat, artista più giovane anch’egli di Chiang Rai, al mondo oscuro di passioni e peccato di Thawan.
La morte non era per lui solo un tema da atelier. Raccontava che a 37 anni si era costruito la propria bara, di legno finemente lavorato. Alla sua cremazione del 2014, nel tempio Wat Thepsirin di Bangkok, il feretro era rosso e oro, disegnato da lui stesso e coperto di fiori di un rosso intenso, e giovani artisti vestiti di nero danzarono davanti ad esso. Accanto al tavolo, la narrazione racconta come quell’ultimo gesto abbia chiuso l’opera di una vita.
Un Buddha per il pittore censurato
Tempietto Phra Ubosot Lek
Riassunto di questa tappa
Il tempietto, Phra Ubosot Lek, è un edificio di legno del 1992 su sei pilastri, alto 9,34 metri e con tetto a gradoni di terracotta. All’interno custodisce un Buddha scolpito nel legno sotto un arco di stile thailandese e birmano, e nel recinto fa da elemento di transizione verso il Mahawihan.
La sua presenza ha qualcosa di una risposta. Dopo gli studi alla Rijksakademie di Amsterdam, tra il 1963 e il 1969, Thawan tornò in Thailandia e vide alcuni studenti squarciare vari suoi grandi quadri ritenendoli offensivi per il buddhismo; per anni smise di esporre nel proprio paese. Decenni dopo, nel 2001, l’Ufficio della Commissione Nazionale per la Cultura lo nominò Artista Nazionale della Thailandia nelle Arti Visive.
Il pittore accusato di profanare il sacro finì per costruire a modo suo l’architettura religiosa che gli rimproveravano. Davanti al tempietto, l’audioguida svela quella svolta.
Tri Phum, la casa caduta tre volte
Tri Phum, la casa triangolare
Riassunto di questa tappa
Qui tutto cominciò. Tri Phum è una casa a pianta triangolare sollevata su 25 pilastri di legno, a circa 1,80 metri dal suolo, con terrazze su entrambi i lati. Il suo nome rimanda ai Tre Mondi della cosmologia buddhista. Fu costruita nel 1976-1977, appena un anno dopo che Thawan avesse iniziato a creare Baan Dam nel 1975, e le tempeste la distrussero tre volte: costruirla e restaurarla richiese sette anni in tutto.
Fu studio e abitazione dell’artista. Da questa casa uscirono i suoi quadri che oggi pendono nei musei di tutto il mondo, mentre intorno il recinto cresceva e cambiava senza mai considerarsi finito.
La casa nera ha anche un rituale vivo. Ogni 27 settembre, giorno in cui Thawan nacque nel 1939, Baan Dam celebra il Giorno di Thawan Duchanee: nel 2023, nell’84° anniversario, la giornata cominciò con l’offerta di cibo a 27 monaci e una cerimonia di merito, e proseguì con borse di studio, il Premio Thawan Duchanee per l’Arte e la Cultura e un mercato d’arte nel recinto. Nel 2024 l’appuntamento compì dieci anni. Davanti alla casa triangolare, la narrazione ricostruisce come resistette alle tempeste.
L’elefante sotto il padiglione nero
Scheletro di elefante
Riassunto di questa tappa
In fondo al recinto, tra alberi e case di legno nero, un padiglione su palafitte ospita uno scheletro intero di elefante. Completano la collezione osteologica sculture di legno con corna di bufalo, palchi di cervo e ossa di elefante, e in un altro dei padiglioni del giardino un bagno dal soffitto alto lascia pendere uccelli scolpiti nel legno. Molte delle case lasciano vedere l’interno solo attraverso le finestre.
Davanti alle ossa sorge la domanda scomoda: da dove viene tutto questo. Tra chi percorre Baan Dam circola di bocca in bocca una spiegazione rassicurante: secondo la credenza popolare, tutti gli animali i cui resti riempiono le case sarebbero morti per cause naturali e non sarebbero stati cacciati per la collezione. Nessuno ha potuto confermarlo del tutto.
L’universo privato del pittore è ancora vivo. Dal 2014 lo dirige il figlio, Doytibet Duchanee; ad agosto del 2018 Baan Dam riunì vari Artisti Nazionali per insegnare pittura, scultura e altre arti agli studenti. L’affluenza dipende molto dalla stagione: a gennaio del 2017 si parlava di almeno 15.000 visitatori al giorno, in maggioranza cinesi, nei lunghi ponti festivi. Sotto il padiglione dell’elefante, l’ultima tappa dell’audioguida lega i fili di questo inferno di legno.