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Capanna di paglia di Du Fu

Foto: Daderot, CC0

Santuario letterario della poesia Tang

Audioguida Capanna di paglia di Du Fu (Du Fu Caotang)

Chengdu · 5 tappe · 90 min

Un poeta in fuga dalla guerra costruì a Chengdu una capanna accanto al torrente Huanhua e vi scrisse più di 240 poesie. La capanna scomparve, ma la città la ricostruisce da dodici secoli sullo stesso lotto, fino a farne un grande museo-giardino.

  • 90 min di audio
  • Poesia della dinastia Tang

Du Fu arrivò a Chengdu nell'inverno del 759, in fuga con la famiglia dalla rivolta di An Lushan, e nella primavera del 760 costruì una capanna di paglia accanto al torrente Huanhua. Vi visse tre anni e nove mesi e compose più di 240 poesie conservate. Di quella capanna non resta nulla in piedi, ma il lotto non fu mai dimenticato: il poeta Wei Zhuang la rialzò nel 902, e le grandi ricostruzioni del 1500 e del 1811 allinearono sullo stesso sito un asse di cinque edifici commemorativi, oggi circondato da giardini, dalle sale di un antico tempio buddhista e da una capanna ricostruita nel 1997 a partire dalle poesie stesse.

La prima padrona della capanna dopo il poeta ha una storia tutta sua. Nel 766 il governatore militare Cui Ning la regalò alla sua compagna, la signora Ren. Secondo una tradizione documentata, nel 768, con Cui Ning assente a corte, lei prelevò dai suoi possedimenti centomila filze di monete, radunò un migliaio di uomini in due notti e li guidò di persona contro il prefetto Yang Zilin, che si era asserragliato a Chengdu con alcune migliaia di cavalieri. Senza viveri, il ribelle abbandonò la città; si racconta che, con fama di stregone, scatenasse un acquazzone e fuggisse su barche che arrivarono fino al cortile. Fu anche la signora Ren a donare infine la capanna come tempio buddhista.

Da vedere

  • Asse di cinque edifici — Portale principale, Daxie, Shishi Tang, Chaimen e Gongbu Ci, allineati nelle ricostruzioni del 1500 e del 1811
  • Stele «Shaoling Caotang» — Circa 175 cm di altezza, due draghi che giocano con una perla e la calligrafia di un principe Qing
  • Capanna di paglia del 1997 — Studio, camera da letto e cucina arredati secondo le descrizioni delle poesie di Du Fu
  • Muro di porcellana rotta — I caratteri «Caotang» composti con frammenti di porcellana blu e bianca
  • Daya Tang — Un murale di 64 m² e dodici poeti, da Qu Yuan a Li Qingzhao, nell'antica sala del tempio

Ciò che si visita alla Capanna di paglia di Du Fu, Du Fu Caotang (杜甫草堂) nel suo nome ufficiale, non è una casa conservata ma un’assenza. Du Fu arrivò a Chengdu nell’inverno del 759 con la famiglia, rifugiato dalla rivolta di An Lushan, e nella primavera del 760 costruì una capanna accanto al torrente Huanhua, dove compose più di 240 poesie giunte fino a oggi. Le fonti non concordano del tutto sulle date: alcune collocano la costruzione nello stesso 759 e arrotondano il soggiorno a quattro anni; altre separano l’arrivo dai lavori e contano tre anni e nove mesi, con un’assenza a Zizhou tra il 762 e il 764. Quella capanna di un mu è oggi, secondo la cifra ufficiale del museo, un recinto di quasi 800 mu, circa 53 ettari tra zona patrimoniale e giardino, anche se altre fonti riportano superfici molto diverse.

La storia della Capanna di paglia di Du Fu è quella di un lotto che nessuno lasciò scomparire. Nel 902 il poeta Wei Zhuang vi trovò le basi dei pilastri e rialzò una capanna, e da allora ogni ricostruzione, fino al grande restauro del 1811, fu fatta sullo stesso sito. Alla fine del 2001, inoltre, nell’angolo nordest del recinto furono scavati ampi resti di padiglioni e abitazioni di epoca Tang insieme a un lotto di oggetti della stessa epoca, oggi esposti in una sala costruita sul sito stesso. Cosa vedere alla Capanna di paglia di Du Fu si articola in cinque tempi, dall’asse di sale commemorative alla capanna ricostruita, al corridoio di mura rosse e alle sale dell’antico tempio buddhista; la sua architettura e le sue insegne acquistano davvero senso percorrendole con l’audioguida.

Da Chengdu, Du Fu andò a cercare nel 760 il tempio di Zhuge Liang, oggi il Santuario del Marchese Wu, e gli dedicò la poesia «Shu Xiang». A un chilometro e mezzo dalla capanna, verso il centro, si leva il tempio taoista del Palazzo della Capra Verde.

Cinque sale sul lotto di una capanna

Du Fu Thatched Cottage (杜甫草堂)

Riassunto di questa tappa

La visita comincia davanti a un muro-schermo di mattoni grigi e a un portale principale con l’insegna «杜甫草堂», calligrafia di Guo Moruo. È il primo di cinque edifici allineati su un unico asse: portale principale, Daxie, Shishi Tang, Chaimen e Gongbu Ci. Quell’ordine deriva dalle due grandi ricostruzioni del 1500, nell’era Hongzhi della dinastia Ming, e del 1811, nell’era Jiaqing della dinastia Qing. Il museo sostiene che gli edifici commemorativi si conservino da allora; un’altra fonte ritiene che la guerra di fine Ming abbia raso al suolo il complesso e che ciò che si vede sia essenzialmente opera Qing, riaperta dopo un restauro integrale nel 1952.

Il secondo edificio, il Daxie, è una sala spoglia di legno il cui nome significa «l’ufficio», lo studio di un funzionario. Gli fu dato nel restauro dell’era Jiaqing (1796-1820), anche se Du Fu non ebbe mai lì alcun ufficio: è un omaggio postumo. Segue lo Shishi Tang, la Sala della Storia in Versi, dedicata alla figura e all’opera del poeta, la cui poesia è nota come la «storia in versi» del declino dei Tang.

Sotto tutto ciò c’è il lotto. Nel 902 il poeta Wei Zhuang individuò il luogo, dove restavano ancora le basi dei pilastri, e rialzò una capanna; il museo data quell’opera al 902, ancora in epoca Tang, anche se in un altro testo la colloca nelle Cinque Dinastie e altre fonti parlano di fine Tang. Perché una capanna da profugo sia finita presieduta da un ufficio che non è mai esistito lo svela la narrazione proprio lì.

La porta di rami e il titolo di Du Gongbu

Porta Chaimen, santuario Gongbu Ci e stele «Shaoling Caotang»

Riassunto di questa tappa

Il quarto edificio dell’asse è il Chaimen, la «porta di rami», e il suo nome è cambiato tre volte. Nella ricostruzione del 1500 si chiamò «Huanhua Shenchu»; in quella del 1811, «Yaolan Huajing»; e dagli anni Sessanta del Novecento porta il nome di Chaimen, tratto da un verso della poesia «Il vecchio contadino» di Du Fu. L’insegna «柴门» è opera del pittore Pan Tianshou.

Chiude l’asse il Gongbu Ci, il santuario del Ministero dei Lavori, con insegna calligrafata da Ye Shengtao. Il suo nome viene dal 764, quando il governatore Yan Wu nominò Du Fu consigliere militare con il titolo onorifico di vicesegretario del Ministero dei Lavori, il gongbu; da qui l’appellativo di Du Gongbu con cui lo si ricorda. All’interno sono esposte edizioni della sua opera a partire dalla dinastia Song e traduzioni in altre lingue.

A est del santuario, un padiglione custodisce l’angolo più emblematico del recinto: la stele «Shaoling Caotang», alta circa 175 cm e larga 80, con due draghi che giocano con una perla nella testata. Secondo una tradizione documentata, i quattro caratteri li tracciò nel 1734 il principe Guo, Yunli, figlio dell’imperatore Kangxi e fratello minore dell’imperatore Yongzheng, fermandosi a Chengdu per rendere omaggio al poeta; Shaoling era il soprannome che Du Fu si dava. La memoria del poeta, in questo tratto, è stata scritta sulle insegne.

La capanna che il vento d’autunno distrusse

Capanna di paglia ricostruita

Riassunto di questa tappa

A nord del padiglione della stele, oltre un ponte di legno, compare la capanna di paglia. È una ricostruzione del 1997, di cinque campate, divisa in studio, camera da letto e cucina e arredata sulla base di ciò che raccontano le poesie di Du Fu, con un tavolo e sgabelli di pietra davanti. La sua collocazione fu fissata secondo la disposizione di epoca Ming: santuario davanti, capanna dietro.

L’originale fu pagata con aiuti altrui. Nella primavera del 760 suo cugino Wang Shiwu gli portò denaro per i lavori, e il poeta chiese per iscritto a Xiao Shi cento piantine di pesco per il villaggio di Huanhua, oltre a bambù, ontani, pini e alberi da frutto ad altri amici. Nell’agosto del 761 una tempesta strappò la paglia dal tetto e la pioggia allagò l’interno. Da quella notte nasce la «Canzone della capanna sfasciata dal vento d’autunno», con il desiderio di avere migliaia e migliaia di stanze spaziose per riparare tutti i letterati poveri del mondo.

La povertà del poeta lasciò poi il posto alla festa. Secondo una tradizione documentata, il 19 del quarto mese lunare Chengdu celebrava il giorno di Huanhua, e in epoca Song era la grande gita al fiume dell’anno: il governatore, che chiamavano «aotou», capo della festa, offriva un banchetto nel padiglione Canglang della capanna, la città fiancheggiava la strada con sete ricamate e c’erano giochi acquatici e regate di soldati. Già in epoca Yuan, il governatore continuava a uscire dalla porta del ponte Zuo verso il santuario della Dama di Huanhua, con barche ufficiali e private sulla corrente. Come si accordi quella festa con la poesia del tetto sfondato è il contrasto che l’audioguida riserva a questo punto.

Il corridoio rosso e il muro di porcellana rotta

Huajing e muro-schermo «Caotang»

Riassunto di questa tappa

L’Huajing è un corridoio stretto tra mura rosse che unisce il complesso commemorativo all’antico tempio Caotang. Al suo ingresso est reca l’insegna «花径», di Xiao Longyou, e una sentenza di Guo Moruo. Il tempio esiste perché nel 766 il governatore militare dello Xichuan, Cui Ning, regalò la capanna alla signora Ren, sua compagna, che la incorporò nella sua residenza e poi la donò come tempio buddhista.

Accanto al corridoio si leva il piccolo santuario della Dama di Huanhua, demolito durante la Rivoluzione Culturale e rifatto nel 1983. È dedicato alla signora Ren, ma la leggenda popolare gli dà un’altra origine: racconta che la Dama fosse una ragazza contadina della riva che, mentre lavava i panni, accettò di lavare la tunica di un monaco errante coperto di piaghe, e che ogni volta che immergeva la veste sbocciavano fiori di loto fino a coprire l’acqua. Da qui verrebbero i nomi della pozza, Baihua Tan, «dei cento fiori», e del torrente, Huanhua Xi, «dove si lavano i fiori».

In fondo al corridoio attende il muro-schermo «Caotang», con i due caratteri fatti di frammenti di porcellana blu e bianca. Li scrisse nel 1908 Zhou Shanpei; si danneggiarono, e quelli attuali sono opera di suo fratello, Zhou Zhujun. Mao Zedong si fermò davanti a essi nel 1958, e lì fu scattata una nota foto di lui di spalle. È un punto classico di fotografia, e la sua storia completa si ascolta nella narrazione.

Un tempio buddhista diventato sala di poeti

Daya Tang e torre Wanfo Lou

Riassunto di questa tappa

Il Daya Tang fu la sala principale, il Daxiong Baodian, del tempio Caotang. Nel 2002 il museo la trasformò in sala della poesia cinese, con un murale di 64 m² sulla vita e le poesie di Du Fu e statue di dodici poeti, tra cui Qu Yuan, Li Bai e Li Qingzhao.

Il suo nome viene da un’altra sala, lontana da qui. Secondo una tradizione documentata, nella dinastia Song del Nord Yang Su, abitante di Danleng e devoto di Du Fu, si recò a Yibin, dove viveva in esilio il poeta Huang Tingjian, e gli chiese di copiare di suo pugno le poesie che Du Fu scrisse nel Sichuan. Le fece incidere tutte nella pietra e costruì a Danleng una sala per esporle, che Huang Tingjian battezzò Daya Tang, con un termine del Libro delle Odi. Il museo ha recuperato quel nome nel 2002.

Lì vicino si leva il Wanfo Lou, la Torre dei Diecimila Buddha, una torre ottagonale di legno a quattro piani abbattuta durante la Rivoluzione Culturale (1966-1976) e ricostruita nel 2005, alta 30,7 m e con una nuova campana di bronzo in cima. E ogni settimo giorno del primo mese lunare, il Renri o «giorno dell’essere umano», davanti al Daya Tang si celebra il rito «Renri you Caotang» in onore di Du Fu, recuperato dal museo nel 1992 e iscritto nel catalogo del patrimonio immateriale del Sichuan; la sua origine è la poesia che Gao Shi inviò a Du Fu un giorno di Renri. Come si chiuda lì il cerchio di distruzione e recupero è l’ultima cosa che racconta l’audioguida.

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