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Convento di San Marcos

Foto: Rafa Esteve, CC BY-SA 4.0

Plateresco e Cammino di Santiago

Audioguida Convento di San Marcos (Hostal de San Marcos)

León · 3 tappe · 35 min

Una facciata plateresca di oltre cento metri, lavorata come opera di orafo, che fu ospedale di pellegrini, prigione di guerra e oggi è Parador.

  • 35 min di audio
  • Architettura plateresca

Il complesso di San Marcos nacque nel Medioevo come sede e ospedale dell'Ordine di Santiago, accanto al fiume Bernesga, per accogliere i pellegrini del Cammino. L'edificio attuale fu innalzato soprattutto nel XVI secolo, a partire dal 1513, e figura tra i capolavori del plateresco spagnolo. Chi cerca cosa vedere nel Convento di San Marcos trova una facciata coperta di rilievi, medaglioni e minuta decorazione in pietra dorata.

Il contrasto è la chiave del luogo. La stessa pietra dorata che brilla come un lavoro d'argentiere su grande scala fu, durante la Guerra Civile, prigione e campo di concentramento. Oggi l'edificio riunisce Parador, chiesa e museo, e nella piazza un pellegrino di bronzo scalzo accoglie chi arriva a León lungo il Cammino.

Da vedere

  • Facciata plateresca di oltre cento metri
  • Medaglioni con busti di personaggi storici e leggendari
  • Chiesa con notevole stallo del coro, sagrestia e chiostro
  • Scultura del pellegrino scalzo nella piazza
  • Ospedale di pellegrini, prigione di guerra, Parador e Museo de León

La storia di San Marcos di León comincia come sede e ospedale dell’Ordine di Santiago, un rifugio per i pellegrini che seguivano il Cammino lungo il fiume Bernesga. Dall’origine medievale si passa al grande edificio del XVI secolo, iniziato nel 1513, che oggi è considerato uno dei capolavori dello stile plateresco. In un unico complesso convivono un Parador de Turismo, una chiesa con il suo chiostro e il Museo de León. L’architettura di San Marcos si percorre meglio con l’audioguida, che ordina facciata, medaglioni, memoria e pellegrino in tre tappe. Sullo stesso asse di Ordoño II si trova la Casa Botines, e sulla sponda del Bernesga, dal plateresco al contemporaneo, si arriva al MUSAC.

Cento metri di oreficeria

Convento di San Marcos

Riassunto di questa tappa

La visita comincia nella piazza, davanti alla facciata. In questo punto si dispiegano più di cento metri di muro coperti di rilievi, medaglioni e minuta decorazione scolpita in pietra dorata, con l’aspetto di un lavoro d’orafo su grande scala.

Dietro quel lusso c’è un’origine semplice e jacobea: l’ospedale dell’Ordine di Santiago che accoglieva i pellegrini del Cammino. L’edificio che si vede oggi fu innalzato soprattutto a partire dal 1513, e quella continuità tra ospedale medievale e palazzo rinascimentale spiega buona parte del suo carattere.

La piazza custodisce inoltre un’usanza che, secondo il racconto, ripetono chi arriva a León a piedi: fermarsi davanti alla scultura del pellegrino per riposare un momento. Il dettaglio più sorprendente di questa facciata è riservato alla narrazione in situ.

Volti nella pietra

Facciata di San Marcos

Riassunto di questa tappa

La seconda tappa percorre i medaglioni. Sul muro corre una lunga serie di busti di personaggi storici e leggendari, dalle figure dell’Antichità agli eroi ispanici, ciascuno racchiuso nella sua cornice di pietra.

Il nome del plateresco aiuta a leggerli: lo stile si chiama così perché la sua decorazione finissima ricorda il lavoro dei plateros, gli orafi dell’argento. Quell’idea spiega la minuziosità di ogni rilievo e la sensazione di gioielleria monumentale.

Il percorso prosegue verso l’interno del complesso, con la chiesa e il suo notevole stallo del coro, la sagrestia e l’antico chiostro del convento.

Il pellegrino e la ferita

Pellegrino di San Marcos

Riassunto di questa tappa

L’ultima tappa si ferma accanto alla scultura di un pellegrino seduto e scalzo che riposa a fianco di una croce. È diventata un’immagine iconica del Cammino nel suo passaggio per León, e secondo la tradizione i pellegrini sono soliti farsi fotografare con lui, o sedersi al suo fianco come accanto a un compagno di viaggio.

Lo stesso edificio ha una memoria dura. Durante la Guerra Civile spagnola, San Marcos fu utilizzato come campo di concentramento e prigione, un episodio ricordato da una targa nei dintorni. Tra coloro che vi furono rinchiusi si ricorda il poeta e scrittore Victoriano Crémer, che lasciò testimonianza della sua prigionia in «El libro de San Marcos».

Dalla metà del XX secolo, una parte del complesso funziona come Parador de Turismo, uno degli alberghi più emblematici della rete spagnola, e un’altra parte ospita il Museo de León, con pezzi d’arte e di archeologia. Albergo, chiesa e museo condividono così un edificio che obbliga a guardare la stessa facciata con due occhi alla volta.

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