Case su palafitte
Audioguida Hongyadong
Una muraglia di case su palafitte appesa alla scogliera del Jialing che si accende ogni sera: una scenografia del 2006 costruita sulla roccia dove cadeva una cascata celebre e si apriva una porta senza passaggio dell'antica cinta muraria.
- 60 min di audio
- Architettura diaojiaolou
Hongyadong è il complesso di case su palafitte, le diaojiaolou, che scende a gradoni lungo la scogliera del fiume Jialing, nel distretto di Yuzhong. Lo ha costruito il gruppo Little Swan (Xiao Tian'e) nello stile tradizionale di quelle abitazioni e ha aperto ufficialmente, secondo la data più diffusa, il 29 settembre 2006. Sotto i suoi piani resta una rupe con secoli di memoria: la cascata Hongya Dicui, uno dei Dodici Paesaggi di Bayu; iscrizioni dell'era Yuanfeng con i nomi di Su Shi e Huang Tingjian, e la porta di Hongya, che la cinta muraria Ming lasciò come porta cieca.
Prima delle luci, questo fu uno dei quartieri più poveri di Chongqing, ricordato in città come una baraccopoli di case in rovina, e il complesso che lo sostituì perdeva quasi un milione di yuan al mese nei primi mesi. Dal 2016, i video della facciata illuminata su Douyin lo hanno trasformato in un fenomeno virale: pensato per 5.000-8.000 visitatori al giorno, intorno al 2018 ne riceveva 50.000-80.000 nel ponte del Primo Maggio.
Da vedere
- Cascata Hongya Dicui — Il verde che gocciola da Hongya, uno dei Dodici Paesaggi di Bayu, illuminato di notte
- Facciata a gradoni — Tetti curvi, balconi di legno e cornicioni sovrapposti appesi alla scogliera del Jialing
- Mercato del cibo al quarto piano — Bancarelle di cibo e spezie mala dove c'era una baraccopoli
- Belvedere superiore — La porta cieca della cinta muraria Ming, un assedio mongolo e il gallo dei trainatori
- Ponte Qiansimen — L'accensione di migliaia di lanterne e gli studi fotografici che usano la facciata come set
Al calar della sera, la sponda del Jialing si riempie di gente che aspetta la stessa cosa: che si accenda Hongyadong (洪崖洞). È una muraglia di case su palafitte che si arrampica sulla scogliera, piano su piano di tetti curvi, balconi di legno e cornicioni sovrapposti, fino ad affacciarsi in alto all’altezza della via Cangbai. Varie fonti le attribuiscono undici piani e la stampa del 2025 parla di tredici; in ogni caso, vista dalla riva o dal ponte Qiansimen, la facciata dorata è diventata l’immagine più fotografata di Chongqing, e molti la paragonano alle terme de La città incantata (2001).
La storia di Hongyadong è più antica e più aspra della sua scenografia. La promozione turistica parla di oltre 2.300 anni di storia e di una fortezza che risalirebbe all’antico stato di Ba; ciò che è documentato è una porta di Hongya già in epoca Song e il suo ruolo di porta cieca nella cinta muraria Ming. Sulla rupe c’erano una grotta, una cascata celebre e iscrizioni di poeti. Negli anni Quaranta, il commercio fluviale riempì il pendio di case su palafitte; dopo il 1949 il quartiere decadde fino alla rovina e nel 2002 il distretto di Yuzhong iniziò a demolirlo. Sulla costruzione del complesso attuale le fonti non concordano: alcune la collocano nel 2005, altre indicano il 2006 come inizio dei lavori, e il responsabile del progetto parla di tre anni di lavoro fino all’apertura del 2006.
L’architettura di Hongyadong è dunque una ricostruzione del 2006 che imita le abitazioni che sorgevano qui, ed è proprio per questo che il luogo è tornato a vivere. Dal 2020 ha perfino una «coppia»: Chongqing e Chengdu presentano online Hongyadong e il vicolo Kuanzhai di Chengdu come il duo «Kuan Hong Da Liang» (宽洪大量), un gioco di parole con l’espressione «generoso, di gran cuore», che nel 2024 è tornato a comparire come marchio turistico congiunto nel rapporto di lavoro del governo di Chongqing. Per sapere cosa vedere a Hongyadong oltre la cartolina, l’audioguida percorre il complesso dal basso verso l’alto in quattro tappe, dalla cascata in riva al ponte da cui si vede accendersi l’intera facciata.
A valle, questa stessa sponda del Jialing termina a Chaotianmen, dove il fiume si fonde con lo Yangtze. Le case su palafitte qui ricostruite hanno la loro versione da villaggio-porto nell’antico villaggio di Ciqikou, e la città impilata contro la scarpata, la sua altra cartolina nella stazione di Liziba.
Il verde che gocciola dalla rupe di Hongya
Cascata Hongya Dicui
Riassunto di questa tappa
Ai piedi del complesso, accanto alla roccia viva, un salto d’acqua all’aperto ricrea un paesaggio con nome proprio: Hongya Dicui, «il verde che gocciola da Hongya», che figurava tra i Dodici Paesaggi di Bayu. Di notte la cascata si illumina, ma la sua origine è molto meno teatrale. Nel XVIII secolo, ai tempi del magistrato Wang Erjian, le acque dell’interno della città superavano i merli e cadevano lungo la rupe: cascata in estate e autunno, gocciolio in inverno e primavera, fino a formare un piccolo stagno che sfociava nel fiume.
La rupe custodiva qualcosa di più. In epoca Ming vi si conservavano ancora iscrizioni dell’era Yuanfeng (1078-1085) con i nomi di Su Shi, Ren Zhongyi e Huang Tingjian, oggi non visibili. E secondo la tradizione, nella roccia si apriva una grande grotta, chiamata anche Hongyan Dong o «grotta degli immortali», perché vi abitava Hongya Xianren, «l’immortale di Hongya», da cui la grotta avrebbe preso il nome. Il nome compare già in un verso del poeta Guo Pu, della dinastia Jin, che lo tratta come una persona: «con la destra, do una pacca sulla spalla a Hongya». La narrazione accanto alla cascata racconta che cosa resta di quell’immortale nel nome che oggi brilla sul Jialing.
Dalla baraccopoli alla scenografia del quarto piano
Mercato del cibo al quarto piano
Riassunto di questa tappa
Il quarto piano è quello del mercato del cibo: bancarelle, aromi e negozi di spezie e condimenti mala. Le sue gallerie imitano case su palafitte realmente esistite. Negli anni Quaranta, la crescita del commercio fluviale attirò numerosi abitanti che appesero le loro diaojiaolou al pendio. Dopo il 1949, con il declino del traffico fluviale, il quartiere affondò: le case caddero in rovina, molte divennero pericolose e rocce instabili minacciavano chi abitava più in basso. In città si ricorda Hongyadong come una baraccopoli, con acque di scarico che scorrevano per strada e così pochi mezzi antincendio che si temeva che un incendio si propagasse di casa in casa, «come un accampamento in fiamme».
Uno di quegli abitanti, il signor Liu, visse in via Zhiyanhe dai primi anni Sessanta fino all’inizio di questo secolo. Quando nel 2002 il distretto di Yuzhong iniziò le demolizioni, con l’indennizzo e i suoi risparmi si comprò un ampio appartamento a Jiangbei, sull’altra sponda. Il suo riassunto: «I cambiamenti di Hongyadong raccontano i cambiamenti dell’intera città di Chongqing».
Nel 2003 il concorso per rifare il luogo fu vinto da un’azienda famosa per i suoi hotpot, e il complesso, costruito dal gruppo Little Swan, aprì ufficialmente il 29 settembre 2006, la data più diffusa, anche se la stampa di giugno di quell’anno riportava già un’apertura delle strade il 18 giugno. L’inizio non fu facile: nei primi mesi perdeva quasi un milione di yuan al mese. L’audioguida, a questo piano, spiega come un’attività in perdita sia diventata l’immagine della città.
La porta cieca sul fiume
Belvedere superiore di Hongyadong
Riassunto di questa tappa
In cima, all’altezza della via Cangbai, un belvedere si affaccia sul Jialing e sull’altra sponda. Quel tetto è, in realtà, il bordo dell’antica rupe fortificata. Lì sorgeva la porta di Hongya, a circa 400 metri a est della porta di Linjiang, che prese il nome dalla grotta e rimase come «porta cieca», senza passaggio, nella cinta muraria che Dai Ding fece costruire in epoca Ming.
Una porta senza passaggio non la salvò dalla guerra. Durante l’assedio mongolo di Chongqing, il generale Yuan Wang Weizheng prese la porta di Hongya e catturò un comandante Song di cognome He. E il fiume sottostante aveva i suoi riti: nei canti dei trainatori fluviali dell’Alto Yangtze, i chuanjiang haozi, la porta di Hongya era il punto in cui si sacrificava un gallo per onorare gli dèi del fiume. La narrazione al belvedere riunisce soldati e trainatori sullo stesso filo di roccia.
Migliaia di lanterne davanti al ponte Qiansimen
Ponte Qiansimen
Riassunto di questa tappa
Dalla passerella del ponte Qiansimen si vede l’intero complesso, ed è lì che si capisce il fenomeno. Dal 2016, i video della facciata illuminata su Douyin e altre piattaforme di video brevi hanno fatto di Hongyadong un successo virale in Cina. Il complesso fu progettato per 5.000-8.000 visitatori al giorno, ma intorno al 2018 ne riceveva 50.000-80.000 nel ponte del Primo Maggio, circa dieci volte il previsto, e l’illuminazione passò dall’essere rinnovata ogni cinque anni a ogni due, con un costo di circa 3 milioni di yuan a ogni rinnovo. Il 1° ottobre 2025, il ponte fu chiuso al traffico e, alle 19:00, migliaia di lanterne si accesero una dopo l’altra davanti alla folla in attesa.
Tra il pubblico, ogni sera, si ripete un altro rito: i fotografi degli studi di «lǚpāi», servizi fotografici di viaggio, dirigono visitatori vestiti con costumi a noleggio, per esempio della minoranza miao, per ritrarli con la facciata sullo sfondo: «volta la testa e guardami… ecco, quella faccia». Dal 2023 a Hongyadong sono nati più di 180 studi di questo tipo, e uno di quei fotografi, Nie Feng, arrivava a gestire settanta o ottanta servizi in una sola sera d’alta stagione. Prima, il ricordo tipico era una foto veloce da 10 yuan che compravano soprattutto gli anziani. La narrazione finale, davanti alla facciata accesa, chiude il percorso spiegando perché questa scenografia è tornata a essere un luogo vivo.