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Antico villaggio di Ciqikou

Foto: void

Quartiere storico

Audioguida Antico villaggio di Ciqikou

Chongqing · 5 tappe · 90 min

Una strada lastricata che scende al fiume Jialing racchiude l'intera storia di un porto: la porcellana che gli diede il nome, l'imperatore che secondo la leggenda si nascose sulla sua collina e le trecento barche al giorno che ne fecero la «piccola Chongqing».

  • 90 min di audio
  • Villaggio-porto Ming-Qing

L'insediamento nasce nell'era Xianping della dinastia Song (998-1003) con il nome di Baiyachang, «mercato della scogliera bianca», per una parete di roccia bianca del monte vicino. La tradizione lo ribattezzò poi Longyin, «drago nascosto», per un imperatore in fuga. Nell'era Kangxi (1662-1722), tre fratelli della famiglia Jiang giunti dal Fujian aprirono fornaci sul pendio di Qingcaopo, e le ciotole di porcellana blu e bianca che partivano dal molo finirono per dare al luogo il suo nome attuale: Ciqikou, «porto della porcellana». Oggi è un quartiere storico di case di legno in stile Ming-Qing, protetto da un piano municipale dal 2000 e con 18,43 milioni di visite nel 2024.

Dietro il trambusto della strada principale si affaccia un altro Ciqikou. In un villaggio di barcaioli e vasai, una scuola privata di vicolo formò durante i Qing due membri dell'Accademia Hanlin, tanto che gli abitanti la chiamavano «la Hanlin». E davanti a un negozio di antiquariato di una via secondaria, una base di granito mostra croci scolpite che un sacerdote siriaco identificò nel 2011 come croci persiane del IX secolo, una datazione che non tutti accettano.

Da vedere

  • Strada principale — Lastre di pietra che scendono verso il Jialing tra case di legno Ming-Qing
  • Tempio Baolun — La sala superstite del 1432 e i suoi due draghi, uno con la bocca aperta e l'altro chiusa
  • Statua di Jianwen — Di fronte un monaco pensieroso, di profilo un imperatore
  • Baoshan Gong — Il tempio taoista che fu la scuola del futuro Nobel Samuel Ting
  • Molo e arco di Longyin Men — Il porto da oltre 300 barche al giorno della «piccola Chongqing»

In un’ansa del fiume Jialing, a Chongqing, l’antico villaggio di Ciqikou (磁器口古镇) dispiega una strada di lastre di pietra che scende verso l’acqua tra case di legno, sale da tè e gradini davanti a ogni porta. Ogni nome che il luogo ha avuto racconta un’epoca: Baiyachang, il «mercato della scogliera bianca» dei Song; Longyin, il «drago nascosto» della leggenda di un imperatore in fuga; e Ciqikou, il «porto della porcellana» dei vasai che imbarcavano le loro ciotole su questo molo.

La storia di Ciqikou è quella di un villaggio vissuto del fiume. Negli anni Quaranta entravano e uscivano ogni giorno dal suo molo più di 300 barche da oltre 10 tonnellate; durante la guerra contro il Giappone superò i 60.000 abitanti, e il distretto culturale che formava con Shapingba riunì un ottavo dei professori e degli studenti universitari della Cina. Dal 1958 il molo merci fu trasferito, strada e ferrovia presero il testimone e, negli anni Settanta e Ottanta, la popolazione scese a poco più di 10.000 persone. Il piano di protezione approvato nel 2000 lo ha riportato in vita come quartiere turistico: nel 2024 ha ricevuto 18,43 milioni di visite.

Per sapere cosa vedere nell’antico villaggio di Ciqikou e leggerne l’architettura di pendio, dalle case su palafitte al tempio Baolun, l’audioguida percorre il villaggio in cinque tappe, dalla strada principale al vecchio molo, seguendo il filo del fiume che dettò ciascuno dei suoi nomi.

Le case su palafitte di questa sponda del Jialing ricompaiono, ricostruite e in grande, a Hongyadong; a valle, la monorotaia attraversa una torre di abitazioni nella stazione di Liziba.

Lastre in discesa verso il porto della porcellana

Antico villaggio di Ciqikou (磁器口古镇)

Riassunto di questa tappa

L’inizio della strada principale mostra già la logica del villaggio: un asse di lastre di pietra che scende verso il fiume tra case di legno in stile Ming-Qing, da cui si diramano i vicoli. Sui pendii, abitazioni appese su palafitte, come quelle di via Ciheng, mostrano come si costruiva qui sul declivio.

Il nome del luogo funziona quasi come una bolla di carico. Nell’era Kangxi (1662-1722), i fratelli Jiang Shengli, Jiang Shengxian e Jiang Shengbao, emigrati da Liancheng (Fujian) giunti con il ripopolamento del Sichuan, aprirono fornaci sul pendio di Qingcaopo e iniziarono a produrre ceramica d’uso domestico. Le loro ciotole di porcellana blu e bianca scendevano al molo del Jialing, e il villaggio finì per chiamarsi Ciqikou, «bocca della porcellana». Nel 1918, la fabbrica Shuci consolidò quel nome rispetto all’antico Longyin; le fonti non concordano se il cambio di nome risalga alle fornaci dei Jiang o a questa fabbrica.

Resta inoltre un dettaglio di scrittura: la porcellana si scrive 瓷, ma il nome si fissò con 磁, «magnete», per omofonia. La narrazione in strada spiega come una roccia bianca, alcuni immigrati del Fujian e un gioco di caratteri siano finiti riassunti in due sillabe.

Un futuro Nobel e il maggiordomo di Cixi nella strada principale

Baoshan Gong (宝善宫)

Riassunto di questa tappa

A un muro dal trambusto, il Baoshan Gong è un antico tempio taoista che tra il 1943 e il 1945 funzionò come scuola elementare sperimentale Jialing. Qui studiò da bambino Ding Zhaozhong, noto fuori dalla Cina come Samuel Ting, futuro premio Nobel per la Fisica. Non era un caso isolato: nel 1938 fu creato il distretto culturale Shaci (Shapingba-Ciqikou), che riunì un ottavo del corpo docente e degli studenti universitari del paese, e il pittore Xu Beihong dipinse qui, accanto al fiume, Gente di Ba che porta l’acqua.

Nello stesso villaggio si conserva il cortile della famiglia Zhong, che Zhong Yunting, maggiordomo dell’imperatrice vedova Cixi, fece costruire intorno al 1890. La casa fonde due tradizioni: una pianta assiale e simmetrica di sapore settentrionale con le piccole tegole grigie e l’intelaiatura di legno chuandou del sud, intorno a un ampio cortile centrale dove sono esposti letti e mobili antichi.

La strada ha anche memoria di molo. Si racconta che il maoxuewang, uno dei «tre tesori» culinari del villaggio, sia nato intorno agli anni Quaranta dagli avanzi di un macellaio e di una donna che non voleva buttarli. L’audioguida rivela perché il piatto si vanta, fin dal nome, di essere «arrangiato».

Draghi diseguali nella sala superstite del tempio Baolun

Tempio Baolun (宝轮寺)

Riassunto di questa tappa

In cima al monte, dopo un arco con l’iscrizione «龙隐禅院» (una replica successiva alla Riforma), si erge la sala principale del tempio Baolun, con il bruciaincenso sempre fumante davanti. La sala risale al 1432, settimo anno dell’era Xuande dei Ming, occupa circa 400 m² e porta una targa calligrafata da Zhao Puchu. La data di fondazione del tempio è un’altra storia: la tradizione popolare l’attribuisce a Yuchi Gong in epoca Tang, il tempio stesso adotta quella dei Wei Occidentali (535-556) e altre fonti la collocano nei Song.

Questa sala è l’unica cosa sopravvissuta di un complesso che, al suo apice, ebbe 16 sale e 372 immagini. Le guerre della fine dei Ming lo rasero al suolo, le bombe della guerra contro il Giappone distrussero le celle posteriori e, dopo il 1949, fu scuola e abitazione, fino a riaprire al culto nel 1988. Sulla trave, due draghi scolpiti si guardano, uno con la bocca aperta e l’altro chiusa; sotto, una base di colonna sporge dal pavimento e un’altra rimane affondata.

Sotto l’immagine principale del Buddha, la credenza popolare colloca due cavità: una «grotta che fa sgorgare riso» per i monaci e una «grotta di liberazione» che attraverserebbe la montagna fino al letto del Jialing. Quello che si racconta delle anatre che vi si lasciano andare è riservato alla narrazione davanti alla sala.

Una statua con due volti: monaco e imperatore

Statua di Jianwen del Wenchang Gong

Riassunto di questa tappa

Nel portale fortificato del Wenchang Gong attende la statua di Zhu Yunwen, l’imperatore Jianwen: di fronte, un monaco pensieroso; di profilo, un imperatore. Accanto, il padiglione di Jianwen si affaccia sul fiume. Secondo la tradizione, l’imperatore, detronizzato dallo zio Zhu Di, si nascose quattro o cinque anni nel tempio di Baiya, e per quel «drago nascosto» il tempio passò a chiamarsi Longyin e il villaggio Longyin zhen. È una leggenda locale senza un riscontro documentario diretto, e le sue versioni non concordano né sulla durata del soggiorno né sugli scenari.

La tradizione aggiunge che, mentre viveva nascosto, l’imperatore scendeva a pregare in questo tempio, dedicato a Wenchang Dijun, il dio che decide le cariche e la fortuna delle persone, e che qui avrebbe deciso di non tornare in guerra per il trono per risparmiare al popolo altre battaglie. Poco lontano, il pozzo profondo (Shenshuijing), detto anche «pozzo del monaco», è legato alla stessa storia. L’audioguida racconta come un imperatore nascosto in un pozzo asciutto spieghi i tre nomi che quel pozzo ha avuto.

La «piccola Chongqing» che il fiume fece e disfece

Molo di Ciqikou (磁器口码头)

Riassunto di questa tappa

Il percorso termina sotto l’arco di Longyin Men, il portale alto e stretto di pietra che segna l’ingresso all’antico molo. Accanto, una stele reca l’iscrizione «小重庆», «piccola Chongqing», attribuita a Lin Sen, presidente del Governo Nazionale. Il soprannome se lo guadagnò negli anni Quaranta, quando più di 300 barche da oltre 10 tonnellate attraccavano e salpavano da qui ogni giorno.

Il fiume dava e insieme minacciava. Nella rapida di Huatuozui, una lingua di roccia di quasi cento metri devia la corrente contro una parete su cui è inciso «架高来», Jia gao lai, «accosta alto»: la consegna perché il timoniere tenesse il timone verso la parete e lasciasse che il vortice lo portasse al centro. La parete, con un’immagine di Guanyin che doma le acque, si trova circa 200 metri a monte della statua di Jianwen, sull’altro lato del torrente Fenghuang. A valle, la rapida di Jiushigang, per le sue nove rocce a forma di giara, era così temuta che i barcaioli gettavano monete sul fondo per placare il dio del fiume; fu conosciuta come la «spiaggia del denaro», con pezzi dagli Stati Combattenti alla Repubblica.

Dal 1958 il molo merci fu trasferito a Hanyu Lu e, negli anni Settanta e Ottanta, banche, uffici e imprese se ne andarono. Il piano di protezione del 2000 aprì la fase turistica che oggi riempie di nuovo la strada. La narrazione finale, davanti all’acqua che gira lenta nell’ansa, unisce il porto affollato, il silenzio che venne dopo e la folla di oggi.

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