Patrimonio UNESCO
Audioguida Stagno della Luna (Yuezhao)
Una mezzaluna d'acqua nel centro esatto di Hongcun, scavata sopra una sorgente che, secondo la tradizione, non smetteva mai di sgorgare. All'inizio del XV secolo l'intero villaggio si riorganizzò attorno a essa, e ancora oggi vi si specchia.
- 25 min di audio
- Ingegneria idraulica Ming
Lo Stagno della Luna nasce da una decisione di ingegneria: nel periodo Yongle della dinastia Ming (1403–1424), i capi del clan Wang fecero studiare il terreno a un maestro di geomanzia, ridisegnarono la disposizione degli edifici e portarono l'acqua dentro il villaggio. Wang Siqi ingaggiò per tre volte il geomante He Keda per tracciare con gli anziani il sistema idrico a forma di bue, e lo stagno ne divenne il centro, sopra una sorgente naturale. Insieme a Xidi, Hongcun è Patrimonio dell'Umanità dal 2000.
La forma non è casuale né fu ottenuta in un colpo solo: i discendenti del clan continuarono a scavare per generazioni fino a lasciarla a mezzaluna, non a cerchio. Un racconto di famiglia, senza documenti che lo confermino, attribuisce quella scelta a una donna, Hu Zhongniang, e le mette in bocca un proverbio: il fiore sbocciato appassisce, la luna piena cala. Le fonti locali, invece, dividono il merito tra Wang Siqi e il suo discendente Wang Shengping.
Da vedere
- Mezzaluna, non luna piena — Un bordo dritto e uno curvo sopra una sorgente che sgorga d'inverno e d'estate
- Sala Lexu — La sala ancestrale del clan Wang, unico edificio Ming conservato nel villaggio
- Anello di case riflesse — Muri bianchi e tetti neri capovolti nell'acqua ferma
- Acqua contro il fuoco — Riserva antincendio e potabile, snodo del canale che prosegue verso il Lago del Sud
- Lanterne rosse — La riva accesa verso le 19 e raddoppiata sulla superficie
Nel centro di Hongcun c’è uno specchio d’acqua immobile in cui si riflette l’intero villaggio. Lo Stagno della Luna — Yuezhao in pinyin, 月沼 in cinese — non è un ornamento: è il risultato di un riordino completo del paese all’inizio del XV secolo, quando il clan Wang decise che l’acqua doveva vivere dentro casa e non in periferia. Hongcun risale al 1131, primo anno dell’era Shaoxing, e lo stagno arriva quasi tre secoli più tardi, durante il periodo Yongle della dinastia Ming (1403–1424).
La storia dello Stagno della Luna fa parte di un sistema più ampio: intorno al 1405 fu aperto un canale che portava acqua fresca dal torrente dell’Ovest, e circa 200 anni dopo il circuito fu chiuso con il Lago del Sud. Dal 2000 Xidi e Hongcun figurano insieme nella Lista del Patrimonio Mondiale. Sapere cosa vedere allo Stagno della Luna significa imparare a leggere quel sistema dalla riva: la forma dell’acqua, la sala del clan, l’anello di case e i canali di pietra. L’audioguida di EarGuide lo percorre in tre tappe, da un’estremità all’altra della mezzaluna.
Al centro della riva nord sorge la Sala Lexu, la sala ancestrale del clan Wang, e l’acqua entra nello stagno attraverso i canali d’acqua di Hongcun, che proseguono poi verso il Lago del Sud.
Una mezzaluna che richiese generazioni
Stagno della Luna (月沼)
Riassunto di questa tappa
Dall’estremità ovest si nota ciò che nelle foto passa inosservato: lo stagno non è un cerchio. Un bordo dritto e uno curvo disegnano una mezzaluna, e sotto pulsa una sorgente naturale che, secondo la descrizione tradizionale, sgorgava senza sosta d’inverno e d’estate. Fin qui portò l’acqua Wang Siqi, che ingaggiò per tre volte il geomante He Keda, di Haiyang (l’attuale Xiuning), per tracciare con gli anziani del clan la pianta del sistema idrico.
L’opera non si concluse in una sola generazione. Discendenti come Wang Shengping investirono, secondo le fonti, «più di diecimila» — senza che risulti la moneta — per continuare ad aprire il canale e scavare lo stagno fino alla sua forma definitiva, completando ciò che gli antenati avevano lasciato a metà. Da qui viene un soprannome popolare, «sale la mezzaluna», che gioca con la luna del cielo che si arrampica fino a entrare nell’acqua.
Chi abbia scelto la mezzaluna al posto del cerchio resta materia di dibattito: accanto alla versione dei Wang circola quella di Hu Zhongniang, una donna arrivata da Xidi a cui un racconto di famiglia attribuisce la direzione dei lavori. La narrazione sulla riva riserva a quel momento l’argomento con cui, secondo la leggenda, fu difesa una luna a metà.
Un villaggio che si voltò verso l’acqua
Stagno della Luna (月沼)
Riassunto di questa tappa
Sulla riva sud arriva la rivelazione centrale della visita. Un villaggio fondato quasi tre secoli prima si riorganizza all’inizio del XV secolo per portare l’acqua al suo interno: i capi del clan Wang fanno studiare il terreno a un maestro di geomanzia e ridisegnano la disposizione degli edifici. Il risultato si legge a colpo d’occhio, perché le abitazioni dai muri bianchi e dai tetti neri chiudono lo stagno su tutti i lati e si riflettono capovolte nell’acqua ferma.
Di fronte, al centro della riva nord, la Sala Lexu guarda l’acqua in faccia. È la sala ancestrale del clan Wang e l’unico edificio Ming conservato nel villaggio; con lo stagno compone «brezza e loti dello Stagno della Luna», una delle otto vedute classiche di Hongcun. Quel dialogo tra la sala del clan e l’acqua spiega buona parte dell’architettura dello Stagno della Luna.
L’anello di case avrebbe inoltre un proprio ordine sociale. Si dice che le grandi dimore dai muri alti e dai portoni larghi lungo la riva fossero riservate ai membri del clan di più alto rango generazionale e di maggior prestigio: vivere con vista sull’acqua non sarebbe stato una questione di fortuna.
Acqua contro il fuoco, una riva piena di vita
Stagno della Luna (月沼)
Riassunto di questa tappa
Dall’estremità est, la bellezza lascia il posto all’utilità. La funzione originaria dello stagno era immagazzinare l’acqua del canale per spegnere gli incendi e per bere; inoltre mitiga il clima e serve all’uso domestico. Qui si vedono i canali di pietra che portano l’acqua e la fanno defluire verso il Lago del Sud: lo stagno è uno snodo del sistema, non una pozza isolata. Nella metafora del bue applicata a Hongcun, il canale sarebbe l’intestino, anche se su quale organo corrisponda allo stagno le fonti non si mettono d’accordo.
La riva lastricata resta uno spazio di vita quotidiana: vicini che chiacchierano, panni che si lavano, bambini che giocano e germogli di bambù messi a seccare accanto all’acqua. Ha anche una memoria cinematografica, perché «La tigre e il dragone» fu girato a Hongcun; una versione colloca in questo stagno l’inquadratura in cui Yu Jiaolong sfiora l’acqua con la punta dei piedi, mentre un’altra la associa al ponte del Lago del Sud. E resta un contrasto che la narrazione accenna senza forzarlo: secondo un racconto della fondazione, le prime famiglie arrivarono nel 1131 fuggendo dal pericolo del fuoco nel loro villaggio precedente, anche se nessuna fonte collega quella fuga allo stagno.
Verso le 19, le lanterne rosse si accendono intorno all’acqua e si raddoppiano sulla sua superficie. Per la Festa di Metà Autunno, la festa delle lanterne di Hongcun, patrimonio immateriale della contea di Yi, fa sfilare lungo questa stessa riva un corteo di lanterne fatte a mano.