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Tanah Lot

Foto: Jakub Hałun, CC BY-SA 4.0

Tempio marino

Audioguida Tanah Lot (Pura Luhur Tanah Lot)

Seminyak · 4 tappe · 90 min

Un tempio su una roccia circondata dalle onde sulla costa di Tabanan, attribuito al sacerdote Dang Hyang Nirartha e custodito, secondo la tradizione, da serpenti di mare che un giorno furono la sua fascia.

  • 90 min di audio
  • Tempio sul mare

Tanah Lot sorge nel villaggio di Beraban, nel distretto di Kediri della reggenza di Tabanan, a una ventina di chilometri a nord-ovest di Denpasar. È uno dei sette grandi templi marini di Bali, dedicato a Dewa Baruna, detto anche Bhatara Segara, il dio del mare, e la sua fondazione è attribuita al sacerdote Dang Hyang Nirartha, giunto dalla Giava di Majapahit nel XVI secolo.

L'immagine più famosa di Bali nasconde un segreto: negli anni Ottanta la roccia si sgretolava, e un restauro finanziato con un prestito del governo giapponese la ricostruì. Più di un terzo di ciò che oggi sembra pietra naturale è roccia artificiale mimetizzata.

Da vedere

  • Roccia del tempio — Un isolotto coronato da santuari meru dai tetti neri a più livelli, raggiungibile a piedi solo con la bassa marea
  • Sorgente sacra — Tirta Pabersihan, acqua dolce che sgorga ai piedi della roccia a pochi metri dal mare e con cui i sacerdoti benedicono i visitatori
  • Grotta dei serpenti — I serpenti marini delle fenditure della roccia, considerati guardiani del tempio
  • Pura Batu Bolong — Un piccolo tempio su un arco naturale di roccia, circa trecento metri a nord
  • Terrazze del tramonto — La vista classica della roccia che si staglia contro il sole al tramonto dal promontorio sud

Sulla costa di Tabanan, nel villaggio di Beraban, a una ventina di chilometri a nord-ovest di Denpasar, una roccia nera si innalza tra le onde con un tempio in cima. È Tanah Lot (Pura Luhur Tanah Lot), uno dei sette grandi templi marini di Bali e, per molti, l’immagine stessa dell’isola. Uno studio pubblicato nel 2019 stimava che lo visitino circa mezzo milione di persone all’anno. La sua fondazione è attribuita a Dang Hyang Nirartha, il sacerdote che nel XVI secolo percorse la costa sud e, a quanto si racconta, trascorse una notte su questa roccia.

Cosa vedere a Tanah Lot va ben oltre la cartolina: una sorgente di acqua dolce accanto al mare, serpenti sacri, templi minori sparsi lungo la costa e un restauro che ha cambiato la roccia stessa. La storia di Tanah Lot è quella di un’idea del XVI secolo, che il mare possa diventare sacro, e quella di un’isola che non ha mai smesso di ricostruirla. Percorrerlo con l’audioguida permette di unire questi pezzi a piedi, dall’ingresso al tramonto.

I templi del mare legati a Nirartha sulla stessa costa includono Pura Petitenget, e da Tanah Lot a Batu Bolong proseguono i templi su roccia della costa ovest in Pura Batu Bolong ed Echo Beach.

Il cammino verso il mare: il sacerdote venuto da Giava

Sentiero d'ingresso

Riassunto di questa tappa

Il sentiero che scende dall’ingresso verso la costa serve a conoscere il protagonista di questa storia. Dang Hyang Nirartha fu un sacerdote shivaita proveniente dalla Giava di Majapahit. Le cronache balinesi collocano il suo arrivo intorno al 1492; nel 1537 scriveva ancora, introdusse a Bali il padmasana, il santuario del trono vuoto, e morì a Uluwatu. I templi marini che fondò nel XVI secolo sono descritti come una catena che circonda la costa dell’isola, e Tanah Lot ne è uno degli anelli.

Racconta la leggenda che il capo del villaggio, Bendesa Beraban Sakti, guardava con sospetto gli insegnamenti del nuovo arrivato e guidò i suoi seguaci per scacciarlo. Nirartha avrebbe risposto spostando la roccia fino al mare e innalzandovi il suo santuario; poi il capo si arrese e divenne suo discepolo. L’esito completo di quello scontro resta per la narrazione, che lo racconta mentre il mare compare in fondo al sentiero.

La roccia tra le onde: dèi, serpenti e maree

Roccia del tempio

Riassunto di questa tappa

Di fronte alla riva si erge la roccia coronata da santuari meru dai tetti neri, isolata dalla terraferma quando sale la marea. Qui si venera Dewa Baruna, detto anche Bhatara Segara, il dio del mare, e la roccia si raggiunge a piedi solo con la bassa marea. I cortili superiori del tempio sono riservati ai fedeli indù balinesi: i turisti arrivano soltanto alla base. Lì, a pochi metri dal mare, sgorga una sorgente di acqua dolce, Tirta Pabersihan, con cui i sacerdoti benedicono i visitatori.

Nelle grotte ai piedi della roccia vivono serpenti marini considerati guardiani del tempio. Secondo una tradizione documentata, quando Nirartha terminò la sua opera si tolse la fascia e la trasformò in un serpente di mare a protezione della roccia; i serpenti di oggi ne sarebbero i discendenti, una forma del serpente Naga Basuki. E c’è un’altra verità meno nota: negli anni Ottanta la parete di roccia si sgretolava, e un restauro finanziato con un prestito del governo giapponese la ricostruì. Più di un terzo di ciò che sembra roccia è oggi pietra artificiale mimetizzata, un dettaglio che l’audioguida aiuta a guardare con altri occhi dalla riva.

La roccia forata: Batu Bolong e i templi minori

Arco di Batu Bolong

Riassunto di questa tappa

Circa trecento metri a nord di Tanah Lot, su un promontorio di roccia attraversato da un arco naturale, si erge Pura Batu Bolong. È uno dei vari templi del complesso, che oltre a quello principale comprende Pakendungan, Jro Kandang, Enjung Galuh, Batu Bolong, Batu Mejan e Penataran Madya, insieme alla sorgente sacra, alla grotta dei serpenti, a una terrazza per il tramonto e a rappresentazioni di danza Kecak.

Questo punto permette di capire la forma di un santuario balinese, che non è un unico edificio ma una costellazione di templi sparsi nel paesaggio, parte di quella catena di templi marini che circonda l’isola. Ogni 210 giorni si celebra l’anniversario del tempio, il piodalan. Ciò che quel ciclo rivela sulla vita del santuario è una delle chiavi che la narrazione riserva per questo tratto.

Tramonto sulla roccia: la cartolina con la sua storia

Terrazza del tramonto

Riassunto di questa tappa

Sulle terrazze del promontorio sud attende la vista che richiama mezzo milione di visitatori all’anno: la roccia del tempio che si staglia contro il tramonto. Da qui si abbraccia il complesso che circonda il tempio principale, con i suoi santuari minori, la sua sorgente e le sue rappresentazioni di danza Kecak.

È anche il momento di tornare su tutto ciò che precede: il tempio del dio del mare che, secondo l’attribuzione, fondò Nirartha dopo aver trascorso una notte sulla roccia, e la pietra rifatta a mano secoli dopo perché quell’idea restasse in piedi. L’audioguida chiude il percorso qui, quando la cartolina ha ormai la sua storia.

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