Trattato di pace del 940
Audioguida Pilastro di bronzo di Xizhou (Xizhou Tongzhu)
Dietro un vetro illuminato, accanto al molo di Furongzhen, una colonna di bronzo di circa tre metri custodisce inciso il giuramento che nel 940 chiuse una guerra e diede ai capi Peng del fiume You quasi otto secoli di potere.
- 40 min di audio
- Bronzo inciso del X secolo
Il Pilastro di bronzo di Xizhou (溪州铜柱) è una colonna ottagonale e cava fusa nel 940, quinto anno dell'era Tianfu dei Jin Posteriori, per suggellare la tregua tra Ma Xifan, re di Chu, e Peng Shichou, governatore di Xizhou, dopo la guerra che quest'ultimo aveva scatenato un anno prima. Le sue otto facce portano la «Memoria del pilastro di bronzo della restaurazione di Xizhou», redatta dall'accademico Li Honggao per ordine del re: oltre 2.600 caratteri in scrittura regolare, la maggior parte dell'incisione originale e il resto aggiunti in epoca Song. Oggi occupa il centro della sala del pilastro, nel museo di usanze dello Xiangxi accanto all'imbarcadero, ed è nella prima lista dei monumenti protetti a livello nazionale.
Il paradosso sta in chi chiese il bronzo. Secondo il testo inciso, non fu il vincitore a volere un monumento, ma gli ufficiali di Xizhou, dopo che un figlio di Peng Shichou si era presentato legato davanti al re per arrendersi a nome del padre e la regione aveva consegnato ostaggi. Quel giuramento di sconfitti sostenne il potere ereditario dei Peng fino al 1728, e la colonna sopravvisse poi a guerre, a un bacino artificiale che sommerse la sua riva originaria e a un ladro notturno che nel 1991 si portò via un pezzo del suo bordo.
Da vedere
- Un trattato di pace fuso nel 940 — Il patto tra il regno di Chu e Peng Shichou, inciso su una colonna ottagonale di bronzo
- Oltre 2.600 caratteri — Il testo originale del 940 e le aggiunte di epoca Song, in colonne verticali sulle otto facce
- Quasi otto secoli di potere dei Peng — Un giuramento che sostenne i capi del fiume You fino al 1728
- La cima senza coperchio — Il giunto ottagonale in cui si incastrava il coperchio perduto e il bordo tagliato di notte nel 1991
- Un viaggio a valle — Da Huixiping al molo di Wangcun in barca, in fuga dalle acque del bacino di Fengtan
A pochi passi dall’imbarcadero di Furongzhen, una piccola sala in penombra custodisce uno dei documenti più singolari del fiume You: un trattato di pace che non fu scritto su carta, ma fuso nel bronzo. Il Pilastro di bronzo di Xizhou, Xizhou Tongzhu (溪州铜柱), fu innalzato nel 940 a Huixiping, sulla riva del fiume You, nell’attuale contea di Guzhang, a circa 10 km dal molo di Wangcun. Oggi è esposto nella sala del pilastro del museo di usanze, un edificio che compare con vari nomi (Sala delle Usanze dello Xiangxi, Sala delle Usanze di Xizhou o Museo del Pilastro di Bronzo di Xizhou) e che, tutto lo indica, è lo stesso. Attorno, le vetrine del museo folcloristico raccolgono oggetti della vita tujia.
La storia del Pilastro di bronzo di Xizhou è quella di un oggetto che non ha mai smesso di spostarsi. Le guerre dei Song del Nord lo spostarono più volte; nel 1018 fu rialzato a Huixi e vi furono incisi sopra titoli di funzionari locali. Nel 1885 il prefetto di Yongshun, Zhang Zengyang, gli costruì un padiglione nel luogo originario, e nel XX secolo un bacino artificiale lo costrinse a viaggiare a valle. La sua architettura è sobria e precisa: una colonna ottagonale e cava, con facce larghe 15 cm, che al momento del dissotterramento nel 1969 misurò 2,98 m di altezza totale. Le cifre variano secondo la fonte, e c’è chi parla di quattro metri e 2.500 kg, il peso equivalente al bronzo della fusione, contro poco più di 1.000 kg misurati all’estrazione dal terreno.
Nemmeno il suo protagonista ha una sola versione. Nel testo del pilastro, il nome di Peng Shichou compare scritto come Peng Shiyin, e la sua origine si racconta in due modi: capo nativo delle grotte di Chishi o membro di un clan Peng arrivato dal Jiangxi. Le leggende orali di Laosicheng, l’antica capitale dei Peng, lo ricordano come il «Re Tusi» che sconfisse il condottiero Wu Zhuchong prima di patteggiare con Chu, e il patto ha ispirato la serie Blood Pact of a Thousand Years (《血盟千年》), le cui riprese si sono concluse nel gennaio 2020, con principesse e nozze di stato mai esistite. Cosa vedere al Pilastro di bronzo di Xizhou e come leggere un trattato senza sapere il cinese si apprezza davvero percorrendo la sala con l’audioguida.
La sala del pilastro si affaccia sull’Antico molo di Wangcun, dove arrivò in barca, e sul salto della Grande cascata di Furongzhen, accanto alla quale sorgeva il capoluogo di Xizhou dal 691. Lì vicino, il Negozio di tofu di riso di Liu Xiaoqing racconta il capitolo più recente del villaggio: quello del cinema.
Otto facce di bronzo per chiudere una guerra
Colonna di bronzo dietro il vetro
Riassunto di questa tappa
Dall’ingresso della sala, la colonna si abbraccia con un solo sguardo: circa tre metri di bronzo al centro della stanza, racchiusi in una teca illuminata, con la parte superiore dalle otto facce ben marcate e la base più arrotondata. La sua scala è umana, quasi discreta, e nulla in essa annuncia che racchiude l’epilogo di una guerra.
Quella guerra cominciò nel 939. Il governatore di Xizhou, Peng Shichou, si alleò con le prefetture di Jin e Jiang e attaccò quelle di Chen e Li, territorio del regno di Chu. L’anno seguente il re Ma Xifan e il capo locale conclusero una tregua e un giuramento, e il testo fu inciso su questa colonna fusa nel quinto anno dell’era Tianfu. Colpisce come il trattato stesso presenti il popolo del fiume: come eredi del «lascito di Panhu», con sei figli dispersi che formarono clan nei Cinque Torrenti. Panhu è il cane mitico che, secondo la leggenda, portò al re la testa del suo nemico, ottenne la mano di una principessa e ebbe con lei sei figli e sei figlie, origine di dodici clan. Davanti al vetro, la narrazione spiega perché un documento ufficiale del X secolo si apra con un mito delle origini.
Il giuramento che chiesero i vinti
Colonne di caratteri incisi
Riassunto di questa tappa
Da vicino, la superficie diventa testo: colonne verticali di caratteri in scrittura regolare, da cinque a sette per faccia, distribuite sulle otto facce. Secondo il conteggio più citato sommano 2.614 caratteri, 2.121 dell’incisione originale del 940 e 493 aggiunti in epoca Song, anche se altre fonti danno cifre leggermente diverse. Tra quelle righe ci sono clausole molto concrete: Xizhou conservava le proprie imposte per il suo sostentamento, i suoi soldati erano esentati dalla leva di Chu e Peng Shichou restava governatore in nome del re.
Il testo riporta anche la scena precedente. Peng Shigao, figlio di Peng Shichou, si presentò davanti al vincitore legato per offrire la sottomissione a nome del padre, e la gente di Xizhou consegnò ostaggi alla corte. Poi, secondo il racconto inciso, furono gli ufficiali di Xizhou a chiedere di erigere un pilastro su cui giurare. Peng Shichou e i capi di cinque clan promisero di «sottomettersi di cuore alla civiltà del re e servire per sempre la corte», e invocarono monti, fiumi e spiriti a protezione dei propri discendenti per «mille e diecimila primavere»; chi avesse infranto il giuramento, avverte il testo, avrebbe offeso gli spiriti. Il patto sostenne il potere ereditario dei Peng fino all’abolizione dei capi nativi nel 1728. Davanti alla faccia incisa, l’audioguida traduce quelle colonne di caratteri nelle parole esatte dei vinti.
La cima senza coperchio e il taglio del 1991
Cima senza coperchio del pilastro
Riassunto di questa tappa
Sotto il coronamento della colonna si leggono le ferite del viaggio. Il coperchio originale che la sormontava è andato perduto, e sulla cima resta visibile il giunto ottagonale con incastri maschio e femmina in cui si assemblava. Sul bordo superiore manca inoltre un piccolo pezzo: nella primavera del 1991 qualcuno entrò di notte nel padiglione in cui allora era custodita e lo tagliò. Dopo quel furto, con l’approvazione dell’Amministrazione Statale del Patrimonio, il pilastro passò al museo di usanze del molo di Wangcun. Qualche blog di viaggio ha suggerito che quanto esposto sarebbe una replica, ma Wikipedia in cinese e la stampa provinciale collocano qui l’originale.
Il suo arrivo al molo era stato un’altra fuga. Nell’autunno del 1969, davanti all’inondazione del bacino della centrale di Fengtan, una squadra di sei persone con il funzionario del patrimonio Xiang Yuanquan abbatté e scavò la colonna a Huixiping; estraendola scoprirono che l’interno cavo era riempito di ciottoli. La caricarono su una barca fino a Wangcun e la sollevarono sul colle di Congshanbao, oggi Huaguoshan, sotto un padiglione nuovo. Alcune fonti collocano quel trasferimento nel 1971. Dietro tutto pulsa una leggenda più antica: nel testo inciso, Ma Xifan presenta questo pilastro come erede delle colonne che il suo «antenato», il generale Ma Yuan, avrebbe piantato nell’anno 42 dopo aver vinto la rivolta delle sorelle Trưng, colonne dalla cui saldezza dipendeva, si racconta, la sorte di un intero paese e che già nel 1272 un inviato di Kublai Khan cercò invano. Sotto la cima, la narrazione svela che cosa dicesse quel verso del bronzo perduto e perché questo, a differenza di quello, sia ancora in piedi.