Spiaggia e arrampicata
Audioguida Spiaggia di Railay Ovest (Railay West Beach)
Una spiaggia di sabbia bianca incastonata tra pareti di calcare, senza strade né molo, che si raggiunge in barca a coda lunga guadando gli ultimi metri. La roccia che la isola è la stessa che attira scalatori da tutto il mondo.
- 60 min di audio
- Arrampicata e calcare carsico
Railay Ovest si apre sulla punta di una penisola unita alla terraferma ma chiusa dal massiccio di Khao Nang, per cui non ci sono auto né strade e si arriva solo via mare. Le scogliere che la circondano sono calcare carsico della Formazione Ratburi, una piattaforma carbonatica che iniziò a depositarsi nel Permiano inferiore. Questa geografia spiega lo sbarco a piedi, la scarsità di suolo e il carattere singolare della spiaggia.
La riva funziona insieme come spiaggia, porto e scuola di arrampicata. Qui si imbarcano i traghetti per le isole Phi Phi e Phuket, mentre a sud la grande parete di Thaiwand regge cordate a più tiri di altezza. Al calar della sera le scogliere diventano sagome nere contro il tramonto, e verso mezzanotte l'arenile resta di solito quasi deserto.
Da vedere
- Sbarco guadando dalle barche a coda lunga, senza molo
- Parete di Thaiwand e la via «Lord of the Thais»
- Più di 600 vie di arrampicata attrezzate in 45 settori
- Calcare permiano della Formazione Ratburi
- Tramonto e sagoma dell'Indiano Dormiente
Cosa vedere sulla spiaggia di Railay Ovest comincia dal capire che cosa la rende diversa da ogni altra spiaggia di Krabi: una penisola senza strade, un arenile senza molo e un muro di calcare che ha trasformato l’isolamento in un richiamo mondiale per l’arrampicata. La storia di Railay Ovest parte dalla roccia permiana della Formazione Ratburi e arriva a una riva dove convivono barche a coda lunga, viaggiatori con le valigie in attesa del traghetto e cordate appese a decine di metri. L’esperienza completa, di circa 60 minuti, si gusta percorrendo la riva con l’audioguida. Le long-tail che partono dalla spiaggia di Ao Nang portano fin qui, e a pochi passi, sulla stessa penisola, si trova la spiaggia della grotta di Phra Nang; nell’entroterra, a circa 16 km, il Tempio della Grotta della Tigre sorge ai piedi dello stesso tipo di falesia calcarea.
Guadando fino a una spiaggia senza strada
Barche a coda lunga in secca
Riassunto di questa tappa
Sulla riva dello sbarco, le barche a coda lunga che arrivano da Ao Nang si arenano direttamente sulla sabbia. Non c’è un molo: i passeggeri guadano gli ultimi metri con l’acqua alle ginocchia. La fila di barche ancorate, con prue decorate e lunghi alberi dell’elica, è l’unico accesso da Ao Nang.
Quel modo di arrivare non è folclore, ma geografia. Railay si trova sulla punta di una penisola unita alla terraferma ma chiusa dal massiccio di Khao Nang, e le scogliere e gli isolotti che la circondano sono calcare carsico della Formazione Ratburi, una piattaforma carbonatica che iniziò a depositarsi nel Permiano inferiore. Per questo qui non ci sono auto né strade.
La stessa riva custodisce un altro volto. Secondo la tradizione locale, di notte il plancton bioluminescente delle acque di Railay si accende di blu quando l’acqua viene agitata, uno spettacolo che si perde chi calpesta la spiaggia solo tra una barca e l’altra. Il dettaglio più sorprendente è riservato alla narrazione sul posto.
Dal rifugio dei backpacker alla spiaggia-porto
Ingresso del lungomare commerciale
Riassunto di questa tappa
All’imbocco del lungomare commerciale, una breve strada pedonale con ristoranti e negozi che attraversa verso Railay Est, si coglie il paradosso del luogo. Il turismo iniziò a svilupparsi a Railay negli anni Settanta, con l’arrivo di backpacker e hippy, e oggi la spiaggia fa anche da porto.
Railay Ovest è il punto di imbarco dei traghetti per le isole Phi Phi e Phuket. Senza molo né terminal, gruppi di viaggiatori con le valigie attendono all’ombra sulla stessa sabbia.
La scarsità di suolo libero ha lasciato fuori le grandi catene alberghiere. L’unico grande resort di lusso, il Rayavadee, occupa insieme i fronti di Railay Ovest, Railay Est e Phra Nang. Le fonti non concordano sulla data: una cronaca della CNN del 2018 parla di quasi 25 anni di attività, mentre Travelfish colloca la costruzione all’inizio degli anni 2000.
Thaiwand: la parete che divora l’acciaio
Thaiwand Wall
Riassunto di questa tappa
La grande parete di Thaiwand chiude l’estremità sud di Railay Ovest ed è uno dei muri di arrampicata più noti della penisola. Spesso si vedono cordate appese a più tiri di altezza. Vi dominano le vie a più tiri, e la più celebre è «Lord of the Thais», con la fama di essere una delle linee più belle del mondo.
Dalle rive di Railay si raggiungono più di 600 vie di arrampicata attrezzate, distribuite in 45 settori, anche se la cifra varia a seconda della fonte: circa 700 secondo Travelfish e più di 700 secondo Wikivoyage. Sul calcare bianco e grigio si distinguono venature gialle e rossastre, e stalattiti che pendono dagli strapiombi.
La roccia è anche un nemico del metallo. L’umidità, il sale e la colata calcarea bagnata corrodono perfino l’acciaio marino, e gli ancoraggi in acciaio inox durano solo da 1 a 4 anni, per cui il titanio è la norma. Un episodio della stagione conclusa nel marzo 2000 mostra quanto fosse artigianale tutto: il viaggio in barca da Ao Nang era appena salito da 30 a 40 baht, ai piedi di molte vie si vendevano banane e ananas, scimmie e scoiattoli si moltiplicavano e ci furono vari incidenti per roccia instabile, assicuratori distratti e ancoraggi poco affidabili. Nello stesso anno Shamick e Sam Lightner Jr. riattrezzarono molti settori con ancoraggi chimici a resina. L’audioguida riserva il resto della storia per il piede della parete.
L’Indiano Dormiente e l’onda del 2004
Rocce dell'estremità sud della spiaggia
Riassunto di questa tappa
Dall’estremità sud, guardando a nord, la spiaggia si chiude con il suo rituale vivo. Di giorno, il passatempo sulla sabbia è seguire le manovre degli scalatori appesi alla roccia; al calar della sera, Railay Ovest è la spiaggia della penisola per vedere il tramonto, con Coco’s, l’unico bar della riva, in mezzo all’arenile. Le scogliere diventano sagome nere che danno al luogo un’aria quasi soprannaturale.
Dall’altra parte della baia e oltre Ton Sai si distingue l’«Indiano Dormiente», un massiccio di un chilometro la cui sagoma ricorda un uomo sdraiato sulla schiena con le mani incrociate sul ventre, più chiara al crepuscolo.
La memoria dello tsunami del 26 dicembre 2004 dà peso a quella calma. Secondo la cronaca di UKClimbing del 30 dicembre 2004, un’onda di 6 metri si infranse al largo di Railay e un’altra di almeno 1,5 metri raggiunse la spiaggia, con danni gravi e vittime sulla sabbia. Altre fonti, come Wikipedia, affermano senza citare fonti che la spiaggia non fu gravemente colpita, e il racconto resta discusso. Verso mezzanotte, l’arenile resta di solito quasi deserto.