Quartiere storico
Audioguida Chinatown (Yaowarat)
Un chilometro e mezzo di strada tortuosa che di giorno vende oro e di notte diventa una mensa all'aperto. La curva che il quartiere chiama drago conserva l'impronta di un braccio di ferro tra nobili e abitanti, in una Chinatown nata come esilio.
- 60 min di audio
- Quartiere cinese teochew
Yaowarat è la strada principale del quartiere cinese di Bangkok e la sua storia comincia prima della strada stessa. Nel 1782, quando Rama I fondò la nuova capitale sulla sponda est del Chao Phraya, la comunità teochew che occupava il terreno del futuro Grande Palazzo fu trasferita a valle, a Sampheng, allora una zona paludosa tra il Wat Sam Pluem e il Wat Sampheng. Dopo gli incendi che devastarono quel villaggio affollato, Chulalongkorn (Rama V) fece aprire su risaie e canali una nuova via di circa 1,5 km di lunghezza e 20 m di larghezza, battezzata Yaowarat, «giovane re», in onore del principe ereditario Vajirunhis.
Prima della Seconda guerra mondiale fu la zona più frequentata di Bangkok e la prima strada del paese con gli edifici più alti, i cosiddetti di sette e di nove piani. Intorno al 1900 era al tempo stesso il grande centro commerciale della città e il suo quartiere a luci rosse, con fumerie d'oppio, teatri e case da gioco. Oggi il contrasto è un altro: vetrine rosse piene di catene e lingotti di giorno, e una delle grandi strade del cibo di Bangkok quando cala la notte.
Da vedere
- Porta di Chinatown — Il paifang rosso del 1999 alla rotonda Odeon, la «testa del drago»
- Via dell'Oro — 40 negozi d'oro a Yaowarat e altri 132 nei dintorni secondo il conteggio del 2002
- Edifici di sette e nove piani — I più alti del paese prima della Seconda guerra mondiale
- Talat Kao — Il vecchio mercato di Soi Yaowarat 11, «ventre del drago» e grande ingrosso di frutti di mare secchi
- Sampheng Lane — Il vicolo originario del quartiere cinese, anteriore alla via Yaowarat
La Chinatown di Bangkok non nacque per scelta. Nel 1782 Rama I fondò la sua nuova capitale sulla sponda est del Chao Phraya e la comunità teochew che viveva dove sarebbe sorto il Grande Palazzo fu spostata a Sampheng, un terreno paludoso e inaccessibile a valle della città murata. Lì, tra case di mercanti e vicoli di terra battuta, si formò il quartiere che con il tempo sarebbe diventato il più frequentato della capitale. La strada che oggi gli dà il nome, Yaowarat, arrivò un secolo più tardi: fu progettata nel 1891 con il nome di «Yuppharat» e il re Chulalongkorn le diede quello definitivo, «giovane re», in onore del figlio maggiore, il principe Vajirunhis.
La storia di Yaowarat è quella di un tracciato conteso casa per casa. Le fonti non concordano sulle date esatte (alcune collocano i lavori tra il 1892 e il 1900, altre contano otto anni dal 1891) né sulla lunghezza, che oscilla tra circa 1.510 e 1.532 metri, ma concordano sull’essenziale: la strada fu aperta contro la resistenza di proprietari e nobili, e venne fuori curva. Il quartiere trasformò quella curva in un drago, con la testa nella porta della rotonda Odeon, il ventre nel vecchio mercato e la coda all’estremità opposta. Sapere cosa vedere a Yaowarat passa dal percorrere quel corpo da un capo all’altro: l’architettura di Yaowarat, i suoi negozi d’oro, i suoi vicoli e le sue bancarelle di cibo si capiscono meglio a piedi, con l’audioguida di EarGuide che segna ogni tappa.
Nella testa del drago, accanto alla porta del quartiere, il Wat Traimit custodisce il suo Buddha d’oro massiccio, e a Charoen Krung si apre il Wat Mangkon Kamalawat, il grande tempio cinese di Chinatown; a monte, il mercato dei fiori Pak Khlong Talat prolunga la Bangkok commerciale della riva.
La testa del drago alla rotonda Odeon
Chinatown Gate
Riassunto di questa tappa
Il percorso parte dalla rotonda in cui comincia la strada, sotto un paifang rosso con iscrizioni in thailandese e cinese ai due lati. La porta la innalzò la comunità thailandese di origine cinese per celebrare il 72º compleanno del re Bhumibol, il sesto ciclo di dodici anni, e la inaugurò la principessa Sirindhorn il 5 dicembre 1999, nel luogo che fino ad allora occupava una fontana. Per il quartiere, questo punto è la testa del drago.
Ai lati montano la guardia due leoni di giada bianca donati dalla Cina nel 2007: il maschio appoggia la zampa su una sfera e la femmina su un cucciolo. Davanti compare un coniglio di giada del 2011, allusione all’anno di nascita di Bhumibol. Sotto la porta, una targa di ottone sul pavimento porta il carattere cinese 地, «terra»; in alto, sullo stesso asse, figura 天, «cielo». Secondo la credenza feng shui, chi si colloca proprio in quel punto riceve energia cosmica.
La prima lezione della tappa è che in questa rotonda del traffico quasi nulla è decorativo. Quale relazione abbia la porta con il principe ereditario che diede il nome alla strada, e come si legga da qui il resto del drago, è ciò che la narrazione svela in piedi sotto l’arco.
Oro nelle vetrine, grattacieli dell’anteguerra
Vetrine dei negozi d'oro
Riassunto di questa tappa
Lungo il marciapiede si susseguono facciate rosse con lettere dorate e vetrine piene di catene e lingotti. Non è un’immagine per turisti: nel 2002 si contarono 40 negozi d’oro solo nella via Yaowarat e altri 132 nei dintorni, da cui il soprannome di «via dell’Oro». Il più antico, Tang To Kang, risale al regno di Rama V e resta aperto nella vicina via Mangkon.
Sopra le vetrine spuntano i blocchi che resero famosa questa strada prima della Seconda guerra mondiale, quando Yaowarat era la zona più frequentata di Bangkok e la prima del paese con gli edifici più alti. Uno di sette piani, sul marciapiede destro vicino all’incrocio con Songsawat, si riconosce per le sue lesene lisce e le scanalature verticali; un altro di nove, a sinistra prima di Mangkon, porta solo ghirlande e mazzi di stucco nei tre piani bassi. Entrambi sono stati presi in considerazione per la loro iscrizione come monumento.
Manca qualcosa nella carreggiata a senso unico: tra il 1894 e il 1968 un tram elettrico percorreva Yaowarat e Charoen Krung. Come si incastrassero il tram, i grattacieli e l’oro nella strada più trafficata della città è una delle scene che l’audioguida ricostruisce sullo stesso marciapiede.
Trok Tao, il vicolo che storse la strada
Soi Yaowarat 8 (antico Trok Tao)
Riassunto di questa tappa
Soi Yaowarat 8 sembra un vicolo laterale qualunque, ma il suo nome antico, Trok Tao, compare due volte nella storia del quartiere. La prima, nelle proteste per il tracciato: gli abitanti denunciarono che i funzionari che piantavano i picchetti scansavano le case dei nobili e spostavano la linea su quelle della gente comune. La lagnanza giunse al re e nel 1894 si propose di indennizzare i sudditi thailandesi come gli stranieri. I lavori si protrassero per circa otto anni, e il 4 giugno 1898 Rama V dovette ordinare che il taglio della strada continuasse.
Ecco l’altra lettura della curva. La spiegazione popolare parla di un’imitazione deliberata del corpo del drago; la documentazione del tracciato indica quei picchetti spostati per salvare case di nobili. Entrambe le versioni convivono, e basta guardare la carreggiata da qualsiasi punto per verificare che Yaowarat non è dritta: serpeggia.
La seconda comparsa di Trok Tao è meno ufficiale. Intorno al cambio di secolo il quartiere era anche il quartiere a luci rosse di Bangkok, e questo vicolo figurava tra i luoghi più noti del gioco e della prostituzione. Una tradizione documentata colloca qui, ai tempi di Rama III, il bordello di Yai Faeng, «la nonna Faeng», che nel 1833 finanziò un tempio con il denaro delle sue ragazze e ricevette dal monaco più celebre della sua epoca un giudizio inatteso sul valore di quel merito. Il nome che alla fine le diede il re resta sulla facciata, e ciò che disse il monaco è la chiusa che la narrazione riserva a questo vicolo.
Talat Kao, il ventre del drago
Vicolo del mercato Talat Kao
Riassunto di questa tappa
All’ingresso di Soi Yaowarat 11 comincia Talat Kao, il vecchio mercato, con bancarelle di cibo secco, frutti di mare e piatti pronti. Occupa circa 3 rai di un terreno che appartenne a Phra Si Song Yot (Chesua Niam), magnate cinese dell’inizio dell’era Rattanakosin, e che prima di essere un mercato fu orto e luogo in cui i cinesi del quartiere facevano i propri bisogni. La vicinanza al molo di Song Wat lo rese poi il maggior mercato all’ingrosso di frutti di mare, freschi e secchi. Di fronte, Soi Yaowarat 6 conduce al mercato di Leng Buai Ia.
Il ventre del drago è anche il cuore della notte. Nell’aprile 2017 circolò la notizia che l’amministrazione di Bangkok avrebbe vietato le bancarelle di cibo nelle strade principali; l’Autorità del Turismo della Thailandia smentì e precisò che Yaowarat e Khao San non sarebbero state toccate, anche se i loro venditori sarebbero stati sottoposti a controllo igienico. La strada resta, al calare del sole, una grande strada del cibo.
Durante i primi nove giorni del nono mese lunare cinese il quartiere cambia pelle con il Thetsakan Kin Je, la festa vegetariana di radice buddhista e taoista. Le bancarelle che cucinano secondo la regola appendono bandierine gialle con il carattere 齋 o la parola thailandese «เจ» in rosso, e i devoti vestono di bianco e rinunciano alla carne, a tutto ciò che è di origine animale e persino all’aglio e alla cipolla. Che cosa significhi ogni colore e che cosa accada nei santuari in quei giorni lo racconta l’audioguida tra le bancarelle.
Sampheng Lane, il quartiere prima della strada
Sampheng Lane
Riassunto di questa tappa
Parallela a Yaowarat corre Sampheng Lane, oggi Soi Wanit 1: un corridoio pedonale stretto con grossisti di bigiotteria, stoffe e giocattoli sotto i tendoni. Questo fu il primo asse del quartiere cinese, la strada che univa l’insediamento dei teochew trasferiti nel 1782 con la città fortificata, molto prima che esistesse la via Yaowarat. Nella seconda metà dell’Ottocento, divenuto un villaggio di baracche molto denso, subì numerosi incendi che sgombrarono il terreno per le nuove strade.
Il fuoco lasciò un segno nella lingua. In thailandese, «fai mai Sampheng», «l’incendio di Sampheng», è un’espressione popolare per una folla caotica, e tra gli appassionati di muay thai designa la grande sorpresa, quando vince chi nessuno si aspettava. La credenza popolare la collega a un grande incendio che avrebbe devastato il quartiere nel 1800. Dello stesso passato notturno resta un’altra traccia: secondo la memoria del quartiere, i bordelli di Sampheng non si annunciavano con una lanterna rossa ma con una verde, e «i-Sampheng», «quella di Sampheng», arrivò a essere uno degli insulti più duri che si potessero rivolgere a una donna a Bangkok.
Il percorso si chiude con un episodio del 1946. Il 3 giugno, in piena tensione violenta tra thailandesi e cinesi del dopoguerra, il re Ananda Mahidol (Rama VIII) e suo fratello, il principe Bhumibol, camminarono per Yaowarat e Sampheng dalle nove a mezzogiorno, circa 3 km. Perché quella passeggiata sia ricordata come il gesto che disinnescò il conflitto è l’ultimo capitolo della narrazione, raccontato nel vicolo in cui tutto cominciò.