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Monumento alla Democrazia

Foto: Nawit science, CC BY-SA 4.0

Monumento storico

Audioguida Monumento alla Democrazia (Anusawari Prachathipatai)

Bangkok · 4 tappe · 20 min

Una rotonda nel traffico di Bangkok custodisce, cifrata in metri e cannoni, la data della rivoluzione del 1932. La eresse un regime militare e finì per diventare il palcoscenico delle grandi proteste della Thailandia.

  • 20 min di audio
  • Art Déco del 1940

Il Monumento alla Democrazia si erge nella rotonda in cui il viale Ratchadamnoen Klang incrocia la via Dinso. Il maresciallo Plaek Phibunsongkhram lo commissionò nel 1939 per commemorare la rivoluzione del 24 giugno 1932: la prima pietra fu posata il 24 giugno 1939 e l'inaugurazione arrivò esattamente un anno dopo. L'ambizione era trasformare il Ratchadamnoen negli Champs-Élysées di Bangkok e questo complesso bianco di quattro ali Art Déco nel suo Arco di Trionfo.

Quasi nulla in esso è casuale. Le ali misurano 24 metri, come il raggio della base, per il 24 giugno; la Costituzione sulla sommità misura 3 metri per giugno, terzo mese del calendario dell'epoca, e la recinzione è formata da 75 cannoni antichi per l'anno buddhista 2475. Il monumento che un regime di fatto militare pensò come omaggio a se stesso divenne poi il punto di raduno delle folle del 1973 e del 1992.

Da vedere

  • Quattro ali di 24 metri — La loro altezza e il raggio della base cifrano il 24 giugno 1932
  • Recinzione di 75 cannoni — Bocche interrate e catena di ferro per l'anno buddhista 2475
  • Costituzione in cima — Libro sul vassoio phan waen fa, fuso in rame: 3 m e 4 tonnellate
  • Rilievi di Silpa Bhirasri — Soldati, popolo e nazione, con l'unica donna dell'intero monumento
  • Chilometro 0 della Thailandia — Origine delle strade nazionali e scenario del 1973 e del 1992

Tra i templi dorati e i palazzi di Bangkok, il Monumento alla Democrazia è un’altra cosa: un messaggio politico scritto nel cemento in mezzo al traffico. Fu inaugurato il 24 giugno 1940, otto anni esatti dopo la rivoluzione del 24 giugno 1932, e la sua costruzione costò 250.000 baht. Il progetto uscì da un concorso del governo che, secondo la maggior parte delle fonti, vinse Mom Luang Pum Malakul; alcune lo attribuiscono invece a Chitrasen Aphaiwong, che con lui codisegnò effettivamente gli edifici del viale. Lo scultore Silpa Bhirasri diresse i lavori, con Sitthidet Saenghiran come assistente alla modellazione.

La storia del Monumento alla Democrazia iniziò con un uso inatteso: la prima adunata di massa davanti alle sue ali, l’8 ottobre 1940, fu di studenti e cittadini che sostenevano la campagna del governo per recuperare i territori dell’Indocina francese persi nella crisi del 1893. Si racconta inoltre che ebbe un progetto gemello, il «Monumento Thailandese», ideato negli stessi anni per celebrare la sovranità giudiziaria riconquistata e che non uscì mai dalla carta; e il 24 giugno smise di essere festa nazionale ai tempi del maresciallo Sarit Thanarat. Il suo significato resta in discussione: per alcuni i suoi rilievi sono propaganda di un regime di fatto militare, per altri il racconto della lotta del Partito del Popolo, e l’uso che ne fecero poi i movimenti democratici gli ha aggiunto un’altra legittimità.

Sapere cosa vedere al Monumento alla Democrazia richiede di leggerlo a più distanze: dal marciapiede Art Déco, dalla recinzione di cannoni, ai piedi dei rilievi e di fronte all’incrocio di Dinso. L’architettura del Monumento alla Democrazia funziona come un codice numerico, e l’audioguida di EarGuide lo decifra tappa dopo tappa in un percorso di circa venti minuti.

Lungo il Ratchadamnoen si arriva in pochi minuti al Wat Saket e al Monte d’Oro, e per le vie a sud al Wat Suthat e all’Altalena Gigante.

Gli Champs-Élysées che Phibun aprì a colpi di demolizioni

Edifici Art Déco di Ratchadamnoen Klang

Riassunto di questa tappa

Il percorso parte dal marciapiede del Ratchadamnoen Klang, con il monumento in fondo a una prospettiva rettilinea e affiancata da blocchi di quattro piani degli anni Quaranta. L’uniformità non è casuale. Phibun voleva un grande boulevard con il suo Arco di Trionfo, e nel 1939 si espropriò e demolì tutto ciò che si trovava entro 40 metri per lato del viale. Gli abitanti e i commercianti, in maggioranza cinesi, ricevettero 60 giorni di preavviso per andarsene.

Il viale perse anche la sua vegetazione: i doppi filari di mogani che lo ombreggiavano furono sostituiti da un’unica fila di aiuole spartitraffico. Al loro posto crebbe a poco a poco un’architettura nuova. Verso il 1941 si innalzavano già dieci edifici di più piani su entrambi i lati del Ratchadamnoen Klang, parte di una serie di 21 edifici Art Déco eretti sotto il Partito del Popolo lungo il viale.

Questa prima tappa serve a guardare il boulevard per ciò che fu: un progetto politico pagato da chi viveva lì. Che cosa rimase del quartiere precedente e che cosa intendesse dire quella facciata continua degli anni Quaranta è ciò che la narrazione sgrana con il viale davanti.

Un calendario del 1932 in metri e cannoni

Monumento alla Democrazia

Riassunto di questa tappa

Davanti alla bassa recinzione che circonda la piattaforma, il monumento comincia a leggersi come un calendario. La recinzione è fatta di 75 cannoni antichi conficcati con la bocca interrata e uniti da una catena di ferro: 75 per l’anno buddhista 2475, che corrisponde al 1932. Le quattro ali bianche che circondano la torretta come guardiani misurano 24 metri di altezza, e il raggio della base ne misura altri 24, per il 24 giugno, giorno della rivoluzione.

In cima, punto focale dell’intero complesso, riposa un libro della Costituzione del 1932 a forma di manoscritto tradizionale, posto sul vassoio cerimoniale a due piani phan waen fa. Fuso in rame, misura 3 metri e pesa 4 tonnellate. Quei 3 metri alludono a giugno, che era il terzo mese dell’anno nel calendario di allora, quando l’anno cominciava ad aprile.

Il codice fu sul punto di essere cancellato. Secondo una storia che non tutte le fonti raccontano allo stesso modo, nel dopoguerra, con il Partito del Popolo ormai smantellato, il governo di Phibun concordò di erigere in questo stesso incrocio una statua del re Prajadhipok (Rama VII), il che obbligava ad abbattere il monumento; un comitato presieduto dal ministro dell’Interno, il generale Banyat Thephatsadin na Ayutthaya, spinse il piano. Che cosa lo fermò, e perché, è una delle svolte che l’audioguida riserva a questa tappa.

Soldati di pietra e una sola donna

Rilievi alla base delle ali

Riassunto di questa tappa

Ai piedi di un’ala, il monumento cambia scala e passa dai numeri al racconto. Intorno alla torretta centrale si aprono sei porte con sei spade phra khan, che rappresentano i sei princìpi del Partito del Popolo: indipendenza, pace interna, uguaglianza, libertà, economia e istruzione. Sopra le porte compare Arun Thepphabut, il dio dell’alba, come metafora dell’arrivo della democrazia. Accanto alle ali, le fontane a forma di grande serpente naga hanno teste che ricordano più i draghi europei che i naga tradizionali.

I rilievi della base portano la firma di Corrado Feroci, lo scultore italiano naturalizzato thailandese con il nome di Silpa Bhirasri. Mostrano soldati che lottano per la democrazia, la figura della nazione con spada e bilancia e il pannello «Personificazione del popolo», dove una madre con il figlio è l’unica donna di tutto il monumento. L’insieme presenta le forze armate come autrici della democrazia e i civili come beneficiari, una lettura che alcuni definiscono propaganda e altri interpretano come la memoria della lotta del Partito del Popolo.

Anche le mani che lo innalzarono vennero da lontano. Secondo la tradizione documentata, l’opera fisica fu realizzata da Christiani & Nielsen, impresa di costruzioni danese fondata nel 1904 dall’ingegnere Rudolf Christiani e dal capitano Aage Nielsen, la cui filiale siamese nacque nel 1930 e inaugurò la sua attività con una rimessa per locomotive della stazione di Hua Lamphong. Come un simbolo nazionale thailandese sia finito per essere anche una piccola storia dell’Europa emigrante si racconta nella narrazione, di fronte ai rilievi.

Chilometro zero di un paese in piazza

Rotonda di Ratchadamnoen e Dinso

Riassunto di questa tappa

L’ultima tappa guarda verso la rotonda in cui il Ratchadamnoen Klang incrocia la via Dinso. Nel discorso inaugurale del 24 giugno 1940, Phibun annunciò che le strade che escono da Bangkok verso le province avrebbero contato la loro origine da qui: la rotonda è il chilometro 0 delle principali strade nazionali della Thailandia.

È anche il luogo in cui tornano le folle. Il 13 ottobre 1973 più di 400.000 persone marciarono fino al monumento contro il regime militare di Thanom Kittikachorn; dopo la repressione del 14 ottobre, il corpo di una delle prime vittime fu collocato sul monumento stesso. Nel maggio 1992, durante il cosiddetto Maggio Nero, le proteste contro il generale Suchinda Kraprayoon intorno alla rotonda si conclusero con 52 morti confermati ufficialmente e circa 3.500 arrestati. Ogni 17 maggio le vittime sono ricordate in un memoriale dello stesso viale.

Quei giorni lasciarono un altro episodio nei dintorni: il Royal Hotel di Ratchadamnoen, trasformato in ospedale da campo per i feriti del viale, fu assaltato dall’esercito all’alba del 19 maggio, e circa 700 persone furono arrestate al suo interno. Come la strada sia arrivata ad appropriarsi di un monumento militare è la chiusa che l’audioguida riserva a questo incrocio.

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