Monumento Nazionale Speciale
Audioguida Palazzo dell'Indipendenza (Dinh Độc Lập)
Un palazzo presidenziale disegnato con caratteri di buon auspicio, costruito sulle rovine di un altro bombardato, che vide cadere tutti i presidenti per cui era stato edificato e rimase legato a una sola mattina: il 30 aprile 1975.
- 90 min di audio
- Architettura modernista vietnamita
Sul terreno della «Testa del Drago» di Saigon sorse prima il Palazzo Norodom, sede dei governatori francesi dell'Indocina. Dopo il bombardamento del 1962, l'architetto Ngô Viết Thụ, primo vietnamita a vincere il Grand Prix de Rome, vi costruì al suo posto un edificio modernista inaugurato nel 1966: 26 metri di altezza, più di 100 sale, eliporto sul tetto e un bunker sotterraneo.
Visto dall'alto, il palazzo disegna il carattere cinese della buona fortuna; sulla facciata si leggono prosperità e sovranità. Fu la residenza di un presidente che fuggì dal paese e la scena di una resa senza condizioni. Oggi, noto anche come Palazzo della Riunificazione, continua a ospitare cerimonie di Stato.
Da vedere
- Il cancello del 30 aprile 1975 — da qui entrarono i carri armati 390 e 843 che chiusero la guerra del Vietnam
- Una facciata scritta — pianta a forma di 吉 (buona fortuna) e il carattere 主 (sovranità) completato dall'asta della bandiera
- Grate di pietra a forma di canne di bambù, ereditate dai palazzi di Huế
- Terrazza con eliporto e i segni delle bombe dell'aprile 1975
- Bunker del seminterrato con sale di comando, costruito per resistere a bombardamenti pesanti
La storia del Palazzo dell’Indipendenza comincia con una prima pietra posata il 23 febbraio 1868 e finisce, per molti, alle 11:30 del 30 aprile 1975. Tra le due date, questo complesso del centro di Ho Chi Minh fu palazzo dei governatori francesi, edificio preso nel colpo di mano giapponese del 1945, sede dello Stato del Vietnam dal 1954, bersaglio di due bombardamenti della sua stessa aviazione e, infine, la scena della resa che chiuse la guerra del Vietnam. Il suo nome ufficiale è Dinh Độc Lập; molti lo conoscono anche come Palazzo della Riunificazione, dal Hội trường Thống Nhất, l’ente che lo gestisce e il cui nome risale al novembre 1975.
L’edificio attuale, inaugurato il 31 ottobre 1966, è un’opera modernista di Ngô Viết Thụ: 20.000 m² utili distribuiti su tre piani principali, due ammezzati, due seminterrati e una terrazza con eliporto. Dal 2009 è Monumento Nazionale Speciale, tra i primi dieci del paese. Il percorso completo, dal cancello al bunker, si capisce davvero ascoltando l’audioguida sul posto, sala dopo sala.
La memoria di quella guerra continua a circa quattrocento metri, nel Museo dei Residuati Bellici; il parlamento del Vietnam del Sud si riuniva nel Teatro dell’Opera di Saigon, e a seicento metri il Mercato di Ben Thanh riporta alla Saigon di tutti i giorni.
Il cancello che chiuse una guerra
Carri armati 390 e 843 del giardino
Riassunto di questa tappa
Il percorso parte dalla fine. Nel giardino d’ingresso attendono vari carri armati, tra cui una replica del carro 843; l’originale è conservato nel Museo di Storia Militare del Vietnam. Dietro, il cancello di ferro segna il punto esatto in cui finì tutto: alle 10:45 del 30 aprile 1975 il carro 843 della Brigata 203 sfondò la porta laterale, e poco dopo il carro 390 abbatté il portone principale.
Alle 11:30, il tenente Bùi Quang Thận issava sulla terrazza la bandiera del Fronte Nazionale di Liberazione e l’ultimo presidente, Dương Văn Minh, si arrendeva senza condizioni. Ma la scena ha un dibattito aperto: per vent’anni il carro 843 fu dato per primo, perché il suo comandante fu colui che issò la bandiera; nel 1995, alcune fotografie di Françoise Demulder suggerirono che fosse stato il 390 di Vũ Đăng Toàn il primo a varcare il portone principale, mentre l’843 restava incastrato nella porta ausiliaria.
Quale dei due sia entrato per primo è la chiave con cui si legge tutto ciò che viene dopo, e la narrazione in questo punto la pone davanti al cancello stesso.
Prima del palazzo, un altro palazzo
Fontana del prato anteriore
Riassunto di questa tappa
Accanto alla fontana del prato anteriore compare una storia anteriore all’edificio attuale. Qui, nel 1868, il governatore La Grandière posò la prima pietra del Palazzo Norodom, progettato dall’architetto Hermite con materiali arrivati per lo più dalla Francia, in un recinto di circa 12 ettari. Il 7 settembre 1954 il generale Paul Ely lo consegnò allo Stato del Vietnam, rappresentato da Ngô Đình Diệm, e il giorno dopo prese il nome di Palazzo dell’Indipendenza. Per la sua posizione secondo il feng shui era chiamato anche Phủ Đầu Rồng, la Dimora della Testa del Drago.
Il 27 febbraio 1962, due piloti sudvietnamiti, Nguyễn Văn Cử e Phạm Phú Quốc, bombardarono il palazzo con due A-1 Skyraider in un tentativo di colpo di Stato contro Diệm. Quasi tutta l’ala sinistra fu distrutta e il vecchio palazzo francese fu demolito nel maggio di quell’anno. La tradizione documentata conserva scene quasi cinematografiche: cervi in fuga sul prato, un presidente che leggeva una biografia di George Washington e una bomba che attraversò la sala senza esplodere.
Che cosa accadde a ciascuno dei due piloti dopo l’attacco è uno dei colpi di scena che l’audioguida riserva a questo punto.
Una facciata scritta in caratteri cinesi
Dinh Độc Lập
Riassunto di questa tappa
Ai piedi della scalinata principale, affiancata da stagni di loto a mezzaluna, il palazzo smette di essere un edificio e diventa un testo. Ngô Viết Thụ, primo vietnamita a vincere il Grand Prix de Rome (1955), iniziò i lavori il 1° luglio 1962 sullo stesso terreno del Palazzo Norodom e lo tracciò con caratteri cinesi di buon auspicio: visto dall’alto, la pianta disegna 吉, buona fortuna.
Sulla facciata si leggono 興 (prosperità), 中, 三 nelle linee di balconi e cornicioni, 口 nella cassa del piano superiore, e un 王 che l’asta della bandiera trasforma in 主, sovranità. A fasciare il secondo piano corrono le rèm hoa đá, grate di pietra a forma di canne di bambù che lasciano passare la luce e l’aria e derivano dalle porte a sbarre di legno dei palazzi di Huế, l’antica capitale.
L’architettura del Palazzo dell’Indipendenza racchiude più letture di quante se ne colgano a prima vista, e imparare a decifrarle dal prato fa parte del fascino di questa tappa.
Sale di un presidente che non arrivò mai
Sala del Gabinetto e sale di Stato
Riassunto di questa tappa
La Sala del Gabinetto, lo studio presidenziale, la sala delle credenziali e il salone dei banchetti conservano l’arredamento degli anni Sessanta e Settanta. Nel salone dei banchetti è appeso un dipinto a olio realizzato dallo stesso Ngô Viết Thụ per l’inaugurazione del 1966. Sono sale del potere che cambiarono padrone a colpi di storia: Diệm, che commissionò l’edificio, non lo vide mai finito, perché fu deposto e assassinato nel colpo di Stato del 2 novembre 1963.
Chi le abitò davvero fu il generale Nguyễn Văn Thiệu, che inaugurò il palazzo e vi visse e lavorò dall’ottobre 1967 al 21 aprile 1975, quando lasciò il potere e fuggì dal paese. Nove giorni dopo, secondo la tradizione documentata, in una di queste sale un presidente di appena due giorni offrì di trasferire il governo e ricevette una risposta secca che lasciò il suo gabinetto senza nulla da consegnare.
Riconosciuto come Reliquia Storica e Culturale Nazionale nel 1976, il palazzo continua a ospitare cerimonie di Stato e ricevimenti ufficiali. La replica esatta di quella mattina, e chi la pronunciò, si ascolta nella sala stessa.
La terrazza della bomba e della bandiera
Eliporto della terrazza
Riassunto di questa tappa
Dalla terrazza si misura la scala dell’edificio: 26 metri di altezza, 4.500 m² di pianta e più di 100 sale. Lassù attendono l’eliporto, un UH-1 del presidente Thiệu e alcuni segni che indicano dove esplosero le bombe dell’8 aprile 1975. Quel giorno il tenente Nguyễn Thành Trung, pilota sudvietnamita e agente comunista infiltrato, si staccò dalla sua squadriglia a Biên Hòa e bombardò il palazzo con il suo F-5E: le prime bombe caddero nel giardino e la successiva su questo eliporto.
Tre settimane dopo, questa fu la destinazione del tenente Bùi Quang Thận e della bandiera che sarebbe diventata l’immagine della fine della guerra. Dietro quell’immagine solenne, secondo un racconto che si tramanda con sfumature, c’è una salita accidentata tra corridoi e ascensori e una bandiera nemica legata con troppa forza.
Come riuscì infine a scioglierla e che cosa scrisse in un angolo del tessuto è uno dei dettagli che la narrazione riserva alla cima del palazzo.
Un bunker nato dalla paura del 1962
Bunker del seminterrato
Riassunto di questa tappa
Il cerchio aperto sul prato si chiude sottoterra. Dopo gli attacchi del 1962, Diệm pretese una rete di tunnel antibomba, e sotto il nuovo palazzo fu costruito un bunker fortificato per resistere a bombardamenti pesanti, con aria condizionata e sistemi di comunicazione. I suoi corridoi e le sue sale di comando conservano le attrezzature dell’epoca.
Ciò che oggi si percorre è solo il livello superiore di quella rete. Si dice che il resto del labirinto permettesse di muoversi nell’edificio senza essere visti e che qualche uscita portasse molto più lontano; poiché non è aperto al pubblico, il tracciato completo non può ancora essere verificato a piedi.
Fin dove arrivassero, secondo gli indizi, quei passaggi nascosti è l’ultimo strato di un edificio pensato per resistere, e l’audioguida lo svela nel seminterrato stesso.