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Lago Hoan Kiem

Foto: thalling55, CC BY 2.0

Cuore di Hanoi

Audioguida Lago Hoan Kiem (Hồ Hoàn Kiếm)

Hanoi · 5 tappe · 45 min

Un frammento dell'antico Fiume Rosso rimasto intrappolato nel centro di Hanoi, con un nome da leggenda: il Lago della Spada Restituita, dove secondo la tradizione una tartaruga dorata reclamò dal re Lê Lợi la spada che lo aveva condotto alla vittoria. E in una sala del tempio sul suo isolotto, una tartaruga gigante molto reale.

  • 45 min di audio
  • Leggenda della spada restituita

Il lago Hoan Kiem è ciò che resta di un tratto dell'antico fiume Nhị Hà, il Fiume Rosso: 115.511 m² d'acqua tra le vie Đinh Tiên Hoàng, Hàng Khay e Lê Thái Tổ. Il suo nome, Hoàn Kiếm o Hồ Gươm, significa «lago della spada restituita» e nasce, secondo la tradizione, da un episodio del 1428. Le sue rive riuniscono secoli di architettura: il tempio Ngọc Sơn e la Torre del Pennello, restaurati nel 1865 dal letterato Nguyễn Văn Siêu; la Torre della Tartaruga, terminata nel 1886 con archi a sesto acuto di influenza francese e tetto curvo vietnamita; e la torre Hòa Phong, unico resto di una pagoda smantellata nel 1898.

La tartaruga della leggenda ebbe parenti in carne e ossa. Il 2 giugno 1967 morì nel lago una tartaruga gigante dal guscio molle di 200 kg e 1,9 m, e il suo corpo è ancora esposto nel tempio Ngọc Sơn. L'ultima, che gli hanoiani chiamavano «Cụ Rùa», la bisnonna tartaruga, fu trovata morta nel gennaio 2016, alla vigilia del congresso del Partito Comunista, e molti lessero la sua fine come un presagio sul ricambio al potere.

Da vedere

  • Memoriale di Lê Thái Tổ — Statua di bronzo del re con la spada in mano, sulla riva ovest
  • Ponte Thê Húc — 45 metri di legno di lim dipinto di rosso fino all'isolotto di Ngọc Sơn
  • Torre del Pennello — Punta di pennello di pietra e l'iscrizione «scrivere nel cielo azzurro»
  • Tempio Ngọc Sơn — Una tartaruga gigante del lago, di 200 kg, conservata nella sala posteriore
  • Torre della Tartaruga — 1886, archi a sesto acuto francesi e tetto vietnamita in mezzo all'acqua

In pieno centro a Hanoi, il Lago Hoan Kiem (Hồ Hoàn Kiếm), il Lago della Spada Restituita, sembra uno stagno quieto circondato da alberi e traffico. È molto più di questo: è il resto di un tratto dell’antico fiume Nhị Hà, il Fiume Rosso, rimasto intrappolato dentro la città, 115.511 m² d’acqua oggi delimitati dalle vie Đinh Tiên Hoàng, Hàng Khay e Lê Thái Tổ. I signori Trịnh lo divisero in due, Tả Vọng e Hữu Vọng, e dal 1884 il protettorato francese interrò la metà sud per urbanizzare la città. Ciò che sopravvisse è il lago attuale, e con esso la leggenda che gli dà il nome: secondo la tradizione, all’inizio del 1428 una tartaruga dorata emerse dalle sue acque per reclamare dal re Lê Lợi la spada che il Re Drago gli aveva prestato per cacciare i Ming.

La storia del Lago Hoan Kiem è fatta di strati. Secondo tradizioni documentate, nel 1728 il signore Trịnh Giang fece scavare sulla riva sud un palazzo sotterraneo, il Thưởng Trì cung, e tra il 1735 e il 1739 costruì il palazzo Khánh Thụy sulla riva est, che il re Lê Chiêu Thống fece incendiare nel 1787 per vendicarsi dei Trịnh caduti; su quel terreno raso al suolo nacque poi il tempio di Ngọc Sơn. Arrivarono poi il letterato Nguyễn Văn Siêu, che nel 1865 rifece l’isolotto del tempio con il suo ponte rosso e la sua torre a forma di pennello, e l’epoca coloniale, che lasciò in mezzo all’acqua una torre ibrida e, per un certo periodo, una replica della Statua della Libertà.

Chi si chieda cosa vedere al Lago Hoan Kiem troverà un giro a piedi di cinque tappe: il memoriale del re della spada, la Torre del Pennello e il calamaio di pietra, il tempio Ngọc Sơn con la sua tartaruga gigante imbalsamata, la Torre della Tartaruga e la torre Hòa Phong. L’architettura del Lago Hoan Kiem mescola pagode, porte di letterati e torri franco-vietnamite, ma il filo che lega tutto è un animale: delle quattro tartarughe giganti note del lago, nessuna è ancora viva, e una di esse, intorno al 1962 o 1963, finì secondo il racconto nella pentola di qualcuno nel giardino Chí Linh, a pochi passi dalla riva. L’audioguida percorre tutto questo da una riva all’altra, con un racconto documentato e verificato su fonti storiche.

A nord della riva iniziano le vie dei mestieri del Quartiere Vecchio di Hanoi, e a circa ottocento metri la Prigione di Hoa Lo conserva il portale del carcere coloniale.

Il re che dovette restituire la spada

Đài Tưởng Niệm Vua Lê Thái Tổ

Riassunto di questa tappa

Sulla riva ovest, sotto un padiglione a doppio tetto, una statua di bronzo di 1,2 m rappresenta il re Lê Thái Tổ, Lê Lợi, con la spada nella mano destra. È il punto di partenza naturale del giro, perché qui si racconta l’origine del nome del lago. Secondo la tradizione, all’inizio del 1428, mentre il re navigava con la sua corte sull’allora lago Tả Vọng, una tartaruga dorata, Kim Quy, emerse e gli reclamò la spada che il Re Drago gli aveva prestato per cacciare i Ming. Da allora il lago si chiama Hồ Gươm o Hoàn Kiếm, «lago della spada restituita».

La leggenda ha un prequel. Si racconta che la lama fu tirata fuori dall’acqua con la sua rete dal pescatore Lê Thận, amico di Lê Lợi, e che, ripulendola dalla ruggine, comparvero incisi i caratteri «Thuận Thiên», «Volontà del Cielo», insieme a «Lợi»; Thuận Thiên divenne il nome dell’era del regno. Davanti a questo memoriale il lago smette di essere uno scenario per diventare il palcoscenico di un patto tra un fiume addomesticato e una spada tornata all’acqua, e la narrazione riserva a quel momento il dettaglio che chiude il cerchio.

Un pennello di pietra che scrive nel cielo

Tháp Bút

Riassunto di questa tappa

L’ingresso al tempio Ngọc Sơn è pensato come una lezione di calligrafia. Su una roccia di 4 m, il monte Độc Tôn, si erge la Torre del Pennello (Tháp Bút), di cinque piani e del 1865, sormontata da una punta di pennello di 90 cm e con tre caratteri incisi, «Tả Thanh Thiên»: «scrivere nel cielo azzurro». Più avanti, sopra la porta Đài Nghiên, poggia un calamaio di pietra verde a forma di pesca spaccata, di 97 × 80 cm e alto 30 cm, sostenuto da tre rospi e con un’iscrizione di 64 caratteri cinesi composta da Nguyễn Văn Siêu.

Tutto fa parte della ristrutturazione che questo letterato (1799-1872) intraprese nel 1865, anche se alcune fonti la collocano nel 1864: ingrandì l’isolotto, lo cinse con un muro di pietra, costruì accanto all’acqua il padiglione Trấn Ba, «contro le onde», e gettò dalla riva est il ponte Thê Húc. Oltre la porta esterna, due muri mostrano un drago e una tigre, simboli delle liste d’onore dove si scrivevano i nomi di chi superava gli esami imperiali. Erano lì perché gli aspiranti si applicassero ancora di più nello studio, e l’audioguida svela che cosa significasse passare davanti a loro.

La tartaruga della leggenda era reale

Đền Ngọc Sơn

Riassunto di questa tappa

Il ponte Thê Húc, «dove si posa la luce del mattino», misura oggi 45 m di lunghezza e 2,6 m di larghezza, con 15 campate di 3 m in legno di lim dipinto di rosso. L’originale crollò durante la guerra contro la Francia e quello attuale fu costruito da Trương Văn Đa. Dall’altra parte attende il tempio Ngọc Sơn, sull’isolotto di Giada, dedicato a Văn Xương e a Trần Hưng Đạo, con il suo cortile dell’incenso e il suo padiglione sull’acqua.

In una sala posteriore attende il contrasto più forte del percorso: il corpo conservato di una tartaruga gigante dal guscio molle del lago, di 200 kg e 1,9 m, morta il 2 giugno 1967 ferita a colpi di leva dal pescatore incaricato di catturarla. L’ultima tartaruga del lago, «Cụ Rùa», fu catturata con le reti il 3 aprile 2011 per curarle le ferite e fu trovata morta nel gennaio 2016; le fonti oscillano tra il 19 e il 26 di quel mese. Anche la sua specie è discussa: la maggior parte degli erpetologi la considera Rafetus swinhoei, mentre alcuni biologi vietnamiti sostengono una specie a sé, Rafetus leloii.

Veder affiorare la tartaruga, che saliva in superficie molto raramente, era considerato segno di buona fortuna. Per questo, secondo la credenza popolare, la sua morte cadde come un cattivo presagio, alla vigilia del congresso quinquennale del Partito Comunista che doveva rinnovare i vertici del paese. La narrazione racconta come un’intera capitale abbia letto in quell’animale un messaggio sul potere.

La torre del collaborazionista e la sua Statua della Libertà

Tháp Rùa

Riassunto di questa tappa

Dalla riva est si contempla l’immagine-simbolo di Hanoi: la Torre della Tartaruga (Tháp Rùa), sull’isolotto a sud del lago, visibile solo da terra. Fu costruita tra la metà del 1884 e l’aprile 1886 sul rilievo Gò Rùa: mattoni in quattro corpi decrescenti, archi a sesto acuto di influenza francese nei due piani inferiori, tetto curvo vietnamita, 8,8 m di altezza dal suolo dell’isolotto e l’iscrizione «Quy Sơn Tháp» sopra la finestra rotonda del terzo piano.

La fece costruire Nguyễn Hữu Kim, intermediario tra francesi e vietnamiti dopo la presa della cittadella di Hanoi nel 1883, arricchitosi e soprannominato Bá hộ Kim; per questo all’inizio fu chiamata «Torre di Bá hộ Kim». Una tradizione senza prove convincenti, che i suoi discendenti contestano, sostiene che vi seppellì in segreto i genitori. Nel 1890 i francesi collocarono in cima una replica in miniatura della Statua della Libertà, che gli hanoiani soprannominarono con sarcasmo «tượng Đầm Xòe», la signora dalla gonna a campana; quando fu rimossa è un’altra questione discussa.

Questo stesso rilievo si contende inoltre, insieme ad altri due punti del lago, il titolo di piattaforma da cui pescava il re Lê Thánh Tông nel XV secolo, secondo una storia che le fonti non riescono a chiudere. L’audioguida spiega perché la torre più fotografata della città nasconda un racconto così scomodo.

L’ultima torre di una pagoda cancellata

Tháp Hòa Phong

Riassunto di questa tappa

Sulla riva est si erge la torre Hòa Phong, di mattoni e a tre piani, con quattro porte che portano i nomi Báo Đức, Báo Ân, Hòa Phong e Báo Thiên. È l’unico resto della pagoda Báo Ân, smantellata nel 1898: un’intera pagoda ridotta a una sola torre in piedi.

Non è l’unica assenza. A sud e sud-est del lago, le vie e gli isolati dell’epoca francese occupano l’antico lago Hữu Vọng, chiamato Thủy Quân ai tempi di Tự Đức, dove si passava in rassegna la flotta da guerra e che il protettorato francese iniziò a interrare nel 1884. Di fronte a quella perdita, la riva ritrova ogni settimana la sua vita: il venerdì, il sabato e la domenica sera, Đinh Tiên Hoàng, Lê Thái Tổ, Hàng Khay, Tràng Tiền e le altre vie del lago vengono chiuse al traffico e formano una zona pedonale che intorno al 2018 riuniva da 15.000 a 20.000 persone a sera, con danza del drago, musica tradizionale e calligrafia. La narrazione chiude qui il giro e annoda tutti i fili del lago.

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