Tempio buddista
Audioguida Pagoda Tran Quoc (Chùa Trấn Quốc)
La pagoda buddista più antica di Hanoi nacque sulle rive del Fiume Rosso e, nel 1615, si trasferì intera su un isolotto del Lago dell'Ovest per non annegare. Oggi vi attendono una stupa rossa di undici piani e un albero della bodhi arrivato dall'India.
- 30 min di audio
- Tempio buddista del VI secolo
Fondata a metà del VI secolo sotto il regno di Lý Nam Đế con il nome di Khai Quốc, «Fondazione del Regno», la Pagoda Tran Quoc fu il centro buddista della capitale Thăng Long durante le dinastie Lý e Trần. Nel 1615, minacciata dalle piene del Fiume Rosso, fu trasferita sull'isolotto Kim Ngư, il «Pesce Dorato», e costruita sulle fondamenta di antichi palazzi reali. Il suo nome attuale, Trấn Quốc, «Protezione del Regno», lo ricevette sotto Lê Hy Tông.
Pochi templi condensano tanti strati in così poco suolo: sotto le lastre del cortile riposano le fondamenta di un palazzo Lý e di una sala Trần; sopra, una stupa del 1998 si leva speculare a un albero della bodhi nato da una talea dell'albero di Bodh Gaya, lo stesso sotto cui il Buddha raggiunse l'illuminazione. E la strada che porta fin qui cominciò come un argine di pescatori.
Da vedere
- Stupa Lục Độ Đài Sen — 11 piani, 15 metri e 6 nicchie per piano con Buddha Amitabha
- Albero della bodhi del 1959 — talea dell'albero di Bodh Gaya, dono del presidente indiano Rajendra Prasad
- Trasferimento del 1615 — dal Fiume Rosso a un isolotto del Lago dell'Ovest, su fondamenta di palazzi Lý e Trần
- Buddha Shakyamuni che entra nel nirvana — statua di legno dorato nella sala principale
- 14 stele di pietra — la memoria scritta di rovine, restauri e signori Trịnh
La storia della Pagoda Tran Quoc comincia lontano dal luogo in cui oggi sorge. A metà del VI secolo, durante il regno di Lý Nam Đế, fu fondata nel villaggio di Y Hoa, accanto al Fiume Rosso e fuori dalla diga di Yên Phụ, con il nome di Khai Quốc. Le date di quel regno variano a seconda delle fonti, perciò i celebri «1.500 anni» della pagoda sono una cifra approssimativa, e nonostante ciò è considerata il tempio buddista più antico di Hanoi. Sotto le dinastie Lý e Trần fu il cuore buddista della capitale Thăng Long, e nel 1615, quando il fiume iniziò a mangiarsi la riva, la pagoda intera fu trasferita sull’isolotto Kim Ngư del Lago dell’Ovest, dove resta unita alla terraferma da una strada rialzata.
Da allora cambiò nome al ritmo della storia del regno: An Quốc nel 1440, Trấn Quốc sotto Lê Hy Tông e Trấn Bắc, «Guardiano del Nord», nell’Ottocento, dopo la visita di un imperatore Nguyễn la cui identità e i cui doni non coincidono in tutte le fonti. La gente, però, non smise mai di chiamarla Trấn Quốc. La storia della Pagoda Tran Quoc, la sua architettura e le sue usanze vive si comprendono meglio sull’isolotto stesso, con la narrazione dell’audioguida ad accompagnare ogni passo del percorso.
Già sulla terraferma, a poco più di un chilometro a sud, il Mausoleo di Ho Chi Minh presiede piazza Ba Dinh, e il Tempio della Letteratura, del 1070, completa la mappa dei templi antichi di Hanoi.
Una strada di pescatori verso la Porta dei Mezzi Abili
Chùa Trấn Quốc
Riassunto di questa tappa
L’accesso alla pagoda racconta già una storia. La strada rialzata parte dal viale-diga Thanh Niên, che separa il Lago dell’Ovest dal lago Trúc Bạch, e conduce all’isolotto dove il tempio si trasferì nel 1615 fuggendo dal Fiume Rosso. Secondo una tradizione documentata, quel cammino nacque intorno al 1620 come un piccolo argine che gli abitanti di Yên Hoa e Yên Quang costruirono per chiudere un angolo del lago e pescare più facilmente.
Un signore Trịnh lo fece ampliare e lo battezzò Cố Ngự, «tenersi saldi»; una cattiva pronuncia lo trasformò col tempo in Cổ Ngư, «pesce antico». Nel 1958-1959, giovani e studenti di Hanoi vi lavorarono per sopraelevarlo e allargarlo, e la città lo ribattezzò via Thanh Niên, «Gioventù», su proposta di Hồ Chí Minh.
In fondo al cammino attende il portale con tre caratteri sull’arco: «Phương Tiện môn», la Porta dei Mezzi Abili. Ai due lati, un distico in scrittura nôm contrappone il fragore di carri e cavalli del mondo alla porta zen aperta su fiumi e montagne. Il senso completo di quella soglia si scopre ascoltando la narrazione davanti alla porta stessa.
La torre rossa, la bodhi indiana e i palazzi sepolti
Bảo tháp Lục Độ Đài Sen
Riassunto di questa tappa
Il cortile è il luogo in cui meglio si leggono gli strati della Pagoda Tran Quoc. Con il trasferimento del 1615, già dentro la diga di Yên Phụ, il tempio fu costruito sulle fondamenta del palazzo Thúy Hoa della dinastia Lý e della sala Hàn Nguyên della dinastia Trần: sotto i piedi del visitatore riposano resti della corte di due dinastie.
Sopra si erge la stupa Lục Độ Đài Sen, una torre rossa del 1998 con 11 piani e 15 metri di altezza. Ogni piano apre 6 nicchie ad arco con una statua di Buddha Amitabha in pietra preziosa, e un loto a nove livelli la corona.
Di fronte, in simmetria voluta, cresce l’albero della bodhi che il presidente indiano Rajendra Prasad donò durante la sua visita del 24 marzo 1959, nato da una talea dell’albero di Bodh Gaya. Le fonti non concordano del tutto se fu un dono personale, un omaggio del governo indiano o un tributo a Hồ Chí Minh, e quell’ambiguità fa parte della sua storia.
Il Buddha dorato e l’incenso che non si brucia mai in quattro
Sala principale Tam Bảo
Riassunto di questa tappa
La sala principale, il Tam Bảo, unisce padiglione frontale, sala dell’incenso e santuario superiore in una pianta a forma del carattere 工. Fu un tempio di corte: durante il regno di Lý Nhân Tông, la regina madre Ỷ Lan vi si recò più volte per conversare con monaci eminenti.
Tra i tesori dell’interno spicca una statua del Buddha Shakyamuni che entra nel nirvana, di legno dorato, accompagnata da stele di pietra, 3 campane di bronzo e quasi un centinaio di distici e tavolette orizzontali. I nomi della pagoda, da An Quốc a Trấn Quốc, seguirono la sorte del regno, e queste pareti custodiscono buona parte di quella memoria.
Davanti agli altari, l’usanza è ancora viva: secondo la credenza popolare, l’incenso si brucia sempre in numero dispari, perché i pari portano sfortuna e il quattro suona in sino-vietnamita come la parola «morte». Le offerte si lasciano senza carne, in rispetto ai monaci vegetariani che vivono nella pagoda. Il perché di molti di questi gesti acquista senso con la narrazione davanti all’altare.
Quattordici stele e un campanile per risvegliare
Giardino delle stupa funerarie
Riassunto di questa tappa
La parte posteriore del recinto riunisce la memoria scritta della pagoda. Nel 1639 il signore Trịnh Tráng la fece riparare, piantare loti attorno e trasformare in residenza di svago della sua casata; quell’anno il laureato Nguyễn Xuân Chính redasse la stele che la ricorda. Alla fine del XVIII secolo il tempio cadde in rovina, e la stele del 1815, con testo del dottore Phạm Quý Thích, attesta il restauro dal 1813 al 1815. In totale, il recinto conserva 14 stele.
Dietro la pagoda si ergono inoltre diverse stupa funerarie di monaci delle ere Vĩnh Hựu e Cảnh Hưng, del XVIII secolo, accanto al campanile a tre aperture e doppia gronda. Una stele dello stesso secolo descrive la leggerezza di chi contempla il lago e la campana che chiama a svegliarsi chi è ancora intrappolato nel sogno del mondo. Che cosa significhi quella frase accanto all’acqua si comprende meglio ascoltandola lì, con la campana a pochi passi.