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Kampong Phluk

Foto: Krzysztof Golik, CC BY-SA 4.0

Villaggio su palafitte

Audioguida Kampong Phluk

Siem Reap · 5 tappe · 120 min

Un intero villaggio di pescatori sollevato su palafitte da 6 a 9 metri sulla riva del Tonlé Sap, il cui paesaggio cambia completamente ogni anno: nella stagione delle piogge l'acqua arriva sotto i pavimenti e la foresta resta sommersa; in quella secca, le palafitte si alzano sul fango.

  • 120 min di audio
  • Villaggio su palafitte

Kampong Phluk, in khmer «Porto delle Zanne», è un comune del distretto di Prasat Bakong, a circa 30 km a sud-est della città di Siem Reap. Sorge tra le mangrovie, dove il fiume Tahas sfocia nel lago Tonlé Sap. Molte delle sue case poggiano su palafitte di 6-9 metri per assorbire la differenza di livello dell'acqua tra la stagione umida e quella secca. Nel 2019 il comune contava 911 famiglie e 3.707 abitanti distribuiti in tre villaggi: Tnaot Kambot, Dey Krahom e Kok Kdol.

Il giro in barca collega l'imbarcadero, il canale centrale tra le case alte, una pagoda dipinta sull'unica isola senza palafitte, una foresta allagata che si percorre in barche a remi e un ristorante galleggiante di fronte al lago. Ciò che in alcune offerte viene pubblicizzato come villaggio galleggiante è in realtà un villaggio su palafitte, diverso dalle case-barca di altri centri del lago. Quel ritmo dell'acqua è lo stesso che sostenne Angkor e che oggi nutre buona parte della Cambogia.

Da vedere

  • Case su palafitte da 6 a 9 metri
  • Wat Kampong Phluk, pagoda con pareti e tetto dipinti
  • Foresta allagata percorsa in barche a remi
  • Il Tonlé Sap, un lago che moltiplica la sua superficie ogni anno
  • La leggenda del serpente Naga e la festa dell'acqua

Cosa vedere a Kampong Phluk comincia dal capire l’acqua. Questo villaggio di pescatori del Tonlé Sap, a circa 30 km a sud-est di Siem Reap, vive al ritmo di un lago che nella stagione secca occupa circa 2.500-3.000 km² con una profondità tipica di 1 metro e che con le piogge raggiunge i 9-14 metri e fino a 16.000 km². La storia di Kampong Phluk è quella di una comunità che si è adattata a quel battito: case alte su palafitte, pesca di gamberi nella stagione umida e coltivazione della terra in quella secca. L’esperienza completa si gode percorrendolo con l’audioguida, che riunisce in cinque tappe ciò che il paesaggio lascia vedere e ciò che custodisce dietro di sé. Di fronte alla vita urbana di Psar Chas, questo villaggio mostra il Tonlé Sap, il lago che nutrì Angkor Wat.

Un fiume che cambia direzione

Kampong Phluk Ticket Office

Riassunto di questa tappa

Il punto di partenza è il pontile d’imbarco delle barche a motore. Da lì il canale si stringe tra rive di vegetazione prima di aprirsi sulle prime case. Lo stesso nome del villaggio, «Porto delle Zanne», annuncia un luogo fatto per la vita sull’acqua.

Il fiume Tonlé Sap, di 115 km, scorre sei mesi all’anno dal Mekong verso il lago e gli altri sei in senso contrario: il lago si riempie con la piena del Mekong e poi gli restituisce l’acqua. Questo andirivieni stupiva già Henri Mouhot, il naturalista francese che nel suo racconto di viaggio del 1864 descrisse il grande lago della Cambogia, che chiamò Touli-Sap, e osservò che la sua piena veniva soprattutto dalla corrente del Mekong.

Come si veda dall’acqua quel cambio di direzione, e quale dettaglio della piena passi spesso inosservato, è riservato alla narrazione sul posto, proprio all’imbarcadero.

Case all’altezza di un terzo piano

Kampong Phluk

Riassunto di questa tappa

Nel canale centrale si allineano case di legno e lamiera arrampicate su palafitte di 6-9 metri, anche se altre versioni parlano di 5-6 metri. Nella stagione secca si vedono per intero, con scale a pioli che scendono fino al fango; nella stagione delle piogge l’acqua arriva vicino ai pavimenti.

Il villaggio viene spesso pubblicizzato come galleggiante, ma è un villaggio di case su palafitte, a differenza delle case-barca di altri centri del lago. Il suo calendario è segnato dal livello dell’acqua: la comunità vive soprattutto di pesca, principalmente di gamberi, durante la stagione umida, da maggio a ottobre. Da novembre ad aprile, quando il fiume cala, molti abitanti coltivano la terra per integrare il reddito.

Nel 2019 il comune riuniva 911 famiglie e 3.707 abitanti in tre villaggi: Tnaot Kambot, Dey Krahom e Kok Kdol. Nel marzo 2008 la sua popolazione stimata era di 2.781 abitanti.

Una pagoda dipinta sull’unico suolo solido

Wat Kampong Phluk

Riassunto di questa tappa

Al centro del villaggio c’è una piccola isola con gli unici edifici di Kampong Phluk che non poggiano su palafitte. Lì si erge Wat Kampong Phluk, la pagoda situata subito sopra l’imbarcadero, con tutte le pareti e il tetto coperti di pitture.

Quel suolo solido è anche il centro della vita spirituale del villaggio. Secondo la tradizione documentata dei villaggi del Tonlé Sap, al termine del raccolto del riso gli abitanti vanno in processione fino al tempio, gli girano intorno tre volte e consegnano offerte, chiamate kathen, ai monaci, che ricambiano con benedizioni. La festa serve anche da riposo dopo il raccolto e da occasione per ritrovarsi.

L’asilo dei pesci sotto gli alberi

Kampong Phluk Flooded Forest

Riassunto di questa tappa

Accanto al villaggio si estende una foresta allagata che si percorre in barche a remi, per circa 10 dollari. Il rumore del motore lascia il posto al silenzio del remo tra tronchi che, nella stagione delle piogge, restano mezzi sommersi. Nella foresta c’è inoltre una piattaforma galleggiante con bar.

Questi alberi allagati svolgono una funzione essenziale: con la piena, l’acqua del Mekong trascina nel Tonlé Sap enormi quantità di avannotti, che trovano rifugio e cibo nelle foreste allagate e nelle pianure inondate. È un equilibrio fragile. Nel luglio 2020, per effetto di El Niño e dello sbarramento con dighe sugli affluenti del Mekong, il livello del Tonlé Sap segnò il minimo per quelle date degli ultimi 60 anni.

Un lago che respira e un serpente che lo sputa

Crocodile Restaurant and Farm

Riassunto di questa tappa

All’uscita dalla foresta, un ristorante galleggiante offre la vista sul lago: una lastra d’acqua senza riva visibile nella stagione delle piogge, o molto arretrata e bassa in quella secca. Quell’espansione annuale, da 2.500-3.000 km² fino a 16.000 km², sostenne Angkor, il più grande complesso di insediamenti preindustriali della storia. Oggi circa 1,2 milioni di persone vivono della sua pesca, che fornisce il 60 % delle proteine consumate dalla popolazione della Cambogia.

Secondo una tradizione documentata del Tonlé Sap, l’andirivieni del lago ha un responsabile: il Naga, il serpente delle acque, che al termine della stagione delle piogge sputa il lago verso il mare e spinge i pesci verso il Mekong. Le regate di canoe che chiudono la festa dell’acqua si tengono in onore di quel serpente.

Bon Om Touk dura tre giorni e celebra la fine della stagione delle piogge e il cambio di direzione del fiume. Cade in una luna piena di fine ottobre o inizio novembre, e la data esatta dipende dalla fine del monsone. Già nel 1873, durante il regno di Norodom, una pubblicazione francese illustrava una barca da regata cambogiana.

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