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Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie

Foto: rheins, CC BY 3.0

Foresta sacra balinese

Audioguida Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie (Mandala Suci Wenara Wana)

Ubud · 4 tappe · 75 min

Una foresta sacra che appartiene a un villaggio, con tre templi del 1350 circa e più di mille macachi dalla coda lunga che qui non sono un flagello, ma i guardiani del santuario. Non è uno zoo: è il luogo in cui scimmie, dèi e antenati restano in equilibrio.

  • 75 min di audio
  • Templi indù balinesi

Il Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie occupa circa 12,5 ettari di foresta a Padangtegal, sul margine sud di Ubud, ed è considerato sacro dal XIV secolo. Appartiene al villaggio, i cui abitanti siedono nel consiglio che lo governa, e tra i suoi alberi sorgono tre templi eretti intorno al 1350: Pura Dalem Agung Padangtegal, Pura Beji e Pura Prajapati.

Lo stesso animale che altrove a Bali invade le risaie è qui un guardiano. Secondo una tradizione documentata, i macachi delle foreste dei templi sono ritenuti sacri, ed è per questo che gli abitanti li proteggono da secoli. Nel censimento del 2023 erano circa 1.260, divisi in cinque gruppi con un proprio territorio, sotto fichi le cui radici aeree formano colonne vive lungo i sentieri.

Da vedere

  • Pura Dalem Agung Padangtegal — il tempio principale, del 1350 circa, dedicato a Shiva e Durga
  • Pura Beji — tempio delle abluzioni accanto a una sorgente sacra, in fondo a un burrone
  • Pura Prajapati — il tempio crematorio, con una cremazione collettiva ogni cinque anni
  • Oltre mille macachi dalla coda lunga — circa 1.260 nel censimento del 2023, in cinque gruppi
  • Statue di Rangda — la strega vedova del dramma balinese, in pietra accanto al tempio dei morti

Sul margine sud di Ubud, il villaggio di Padangtegal custodisce una foresta considerata sacra dal XIV secolo: il Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie, il cui nome ufficiale è Mandala Suci Wenara Wana. Sono circa 12,5 ettari di ombra in cui i ricercatori che lavorano con l’Università di Udayana hanno identificato 115 specie di alberi, e dove vivono più di mille macachi balinesi dalla coda lunga: il censimento del 2023 ne contò circa 1.260.

La storia del Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie parte intorno al 1350, quando furono eretti i tre templi che ancora organizzano la foresta: il tempio principale dei morti a sud-ovest, un tempio delle abluzioni accanto a una sorgente sacra a nord-ovest e il tempio crematorio a nord-est. Cosa vedere nel Santuario della Foresta Sacra delle Scimmie si riassume in un percorso che va dall’ingresso, sotto i primi fichi, fino al cimitero del villaggio, passando per il burrone dell’acqua benedetta. L’idea che attraversa tutto è semplice e potente: questo non è uno zoo, ma il suolo sacro di un villaggio, dove scimmie, dèi e antenati restano in equilibrio. L’esperienza completa si svela percorrendolo con l’audioguida, tappa dopo tappa.

La foresta sacra si trova a sud del Palazzo di Ubud e Mercato d’Arte, scendendo attraverso il centro di Ubud, e forma con il tempio dello stagno di loti di Pura Taman Saraswati un’unica passeggiata a piedi tra i templi del paese. A circa 3,1 km si trova inoltre Goa Gajah.

Sotto i fichi banyan: una foresta che appartiene a un villaggio

Ingresso della foresta

Riassunto di questa tappa

Subito dopo l’ingresso principale, la foresta si chiude sui sentieri. I grandi fichi lasciano cadere radici aeree che arrivano fino a terra e formano colonne vive, e su alcuni tronchi e statue compare il drappo poleng, a quadri bianchi e neri, che li segnala come sacri. Sotto questa volta convivono 115 specie di alberi identificate da ricercatori legati all’Università di Udayana.

La prima cosa che definisce questo luogo è il suo proprietario. La foresta appartiene al villaggio di Padangtegal: i suoi abitanti fanno parte del consiglio che la governa e il recinto è gestito dall’amministrazione di Mandala Suci Wenara Wana. Le regole della casa sono chiare: ai visitatori si chiede di non toccare né nutrire le scimmie, di non fissarle negli occhi e di tenere ben custoditi gli oggetti sciolti, perché sono animali selvatici, non animali domestici.

I macachi sono più di mille, circa 1.260 nel censimento del 2023, e la loro presenza qui ha un senso che va oltre la fauna. Il perché di questa convivenza si svela ascoltando la narrazione sul posto, tra le radici.

Il grande tempio dei morti, rivolto al mare

Pura Dalem Agung

Riassunto di questa tappa

A sud-ovest della foresta sorge Pura Dalem Agung Padangtegal, il tempio principale, costruito intorno al 1350. Il suo portale di pietra scolpita, con figure guardiane, resta chiuso a chi non viene a pregare, così la visita si vive dallo spiazzo che si apre davanti.

Un pura dalem è uno dei tre templi di villaggio dell’induismo balinese, i cosiddetti kahyangan tiga. È rivolto al mare ed è dedicato a Shiva e a Durga, le potenze della dissoluzione: è, letteralmente, il tempio dei morti, il cuore di una foresta ritenuta sacra dal XIV secolo.

Qui acquista senso il principio con cui si gestisce l’intero santuario, il Tri Hita Karana indù balinese: le tre cause del benessere, ovvero l’armonia tra le persone e Dio, tra le persone stesse e tra le persone e la natura.

La sorgente sacra del burrone

Pura Beji

Riassunto di questa tappa

A nord-ovest il terreno sprofonda in un burrone profondo, con un ruscello e scalinate di pietra che scendono fino a Pura Beji, il tempio delle abluzioni eretto intorno al 1350 accanto a una sorgente sacra. È il luogo dell’acqua e della purificazione, in contrasto con l’ombra solenne del tempio dei morti.

Il fondo del burrone è anche un buon posto per capire gli abitanti della foresta. La specie è Macaca fascicularis, il macaco mangiatore di granchi o dalla coda lunga, la cui coda è lunga quanto la testa e il corpo insieme. Vivono in gruppi matrilineari, di solito da trentacinque a cinquanta animali, e in questa foresta si dividono in cinque gruppi, ciascuno con il proprio territorio. Il personale dà loro patate dolci tre volte al giorno.

Quello che sembra un andirivieni caotico di scimmie è in realtà una società con le sue regole, e l’audioguida le illustra una a una sul posto.

Fuoco, ceneri e la cremazione ogni cinque anni

Tempio crematorio

Riassunto di questa tappa

Verso il margine est della foresta, accanto al cimitero del villaggio, si trova Pura Prajapati, il tempio crematorio, anch’esso del 1350 circa. Qui si celebra una cerimonia di cremazione collettiva una volta ogni cinque anni, e il percorso chiude così il suo ciclo: dal tempio dei morti all’acqua che purifica e, infine, al fuoco.

Accanto al tempio dei morti compaiono le statue di pietra di Rangda, la strega vedova, con zanne e seni pendenti. Secondo la tradizione balinese, Rangda è la grande cattiva del dramma dell’isola, quella che affronta il Barong, una creatura dall’aspetto di leone, e le sculture la mostrano mentre divora bambini: una strega che custodisce la porta dei morti.

Cimitero, cremazione, demoni di pietra e scimmie guardiane rientrano nello stesso equilibrio del Tri Hita Karana. Come si regge quell’equilibrio, e quale posto occupa in esso ogni elemento della foresta, è ciò che la narrazione rivela in quest’ultima tappa.

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