Tempio dell'acqua sacra
Audioguida Tempio Tirta Empul (Pura Tirta Empul)
Un tempio dell'acqua fondato nell'anno 962 in cui il sacro non si contempla: ci si entra, con l'acqua fredda fino alla vita, sotto trenta getti che nascono dalla sorgente del fiume Pakerisan.
- 60 min di audio
- Rituale di purificazione
Pura Tirta Empul fu fondato nell'anno 962, ai tempi della dinastia Warmadewa, e le fonti indonesiane ne attribuiscono la costruzione al re Sri Candrabhayasingha Warmadewa. Presso il villaggio di Tampaksiring, nella reggenza di Gianyar, il tempio è dedicato a Vishnu e si articola in tre cortili, jaba pura, jaba tengah e jeroan, che avanzano verso il più sacro, orientato verso la montagna. La sua acqua, considerata amritha, acqua benedetta, resta quella del rituale di purificazione melukat.
Nella fila di getti di pietra ce n'è uno che nessuno usa. È la Pancuran Cetik, il getto del veleno: secondo una tradizione documentata, ricorda l'acqua che il re demone Mayadenawa avvelenò, prima che il dio Indra conficcasse la sua lancia nella terra e facesse sgorgare l'acqua che restituì la vita ai suoi soldati.
Da vedere
- Vasche di purificazione — Trenta getti di pietra in cui si celebra il rituale del melukat
- Pancuran Cetik — Il getto del veleno legato alla leggenda di Indra e Mayadenawa
- Vasca della sorgente — L'acqua sgorga tra la sabbia e dà origine al fiume Pakerisan
- Fondazione nel 962 — Un tempio della dinastia Warmadewa dedicato a Vishnu
- Paesaggio Culturale di Bali — Il bacino del Pakerisan, iscritto dall'Unesco nel 2012
Vicino al villaggio di Tampaksiring, nella reggenza di Gianyar, l’acqua esce dalla terra e la gente vi entra per purificarsi. Il Tempio Tirta Empul (Pura Tirta Empul) fu fondato nell’anno 962, durante la dinastia Warmadewa, e le fonti indonesiane ne attribuiscono la costruzione al re Sri Candrabhayasingha Warmadewa. Più di mille anni dopo è ancora un tempio vivo: gli indù balinesi fanno la fila, con l’acqua fino alla vita, sotto i getti di pietra per celebrare il melukat, il rituale di purificazione.
La storia di Tirta Empul è legata alla sua sorgente. Il tempio è dedicato a Vishnu, l’acqua che sgorga al suo interno è considerata amritha, acqua benedetta, e da quella stessa sorgente nasce il fiume Pakerisan. Il suo bacino fa parte del Paesaggio Culturale della provincia di Bali, iscritto dall’Unesco nel 2012, insieme ai santuari scavati nella roccia di Gunung Kawi.
Per sapere cosa vedere a Tirta Empul, l’audioguida lo percorre in tre tappe e 60 minuti di narrazione: dal cortile esterno alle vasche di purificazione e, in fondo, alla vasca in cui l’acqua ribolle tra la sabbia. Tutto il percorso segue un’idea: qui il sacro non si guarda, si calpesta.
A sud, l’acqua che sostiene le risaie del subak si vede alle Terrazze di Riso di Tegallalang, e tra gli antichi santuari delle valli dei fiumi sacri si annovera Goa Gajah.
Un tempio vivo da mille anni
Cortile esterno
Riassunto di questa tappa
Il percorso comincia nel cortile esterno, appena varcato l’ingresso e prima della porta spezzata, la candi bentar di pietra scolpita che dà accesso al cortile centrale. È il primo gradino dell’architettura di Tirta Empul, che divide il tempio in tre cortili: jaba pura, il cortile anteriore; jaba tengah, il cortile centrale; e jeroan, quello interno.
Quest’ordine non è casuale. In un tempio balinese il cortile interno è la zona più sacra e guarda verso la montagna, e la porta a forma di torre che separa i cortili è la kori agung. Il fatto che il tempio sia stato fondato nel 962, sotto la dinastia Warmadewa, non ne fa una rovina: è un luogo di culto in uso, con le proprie norme per chi arriva.
In questo primo cortile l’audioguida spiega come muoversi in un tempio che continua a essere in funzione, e che cosa cambia passando da un cortile all’altro.
I trenta getti e l’acqua avvelenata
Vasche di purificazione
Riassunto di questa tappa
Nel cortile centrale attendono due lunghe vasche rettangolari con trenta getti di pietra scolpita. Alcuni hanno un nome proprio: Pengelukatan, Pebersihan, Sudamala e la Pancuran Cetik, il getto del veleno. Sotto di essi, i fedeli avanzano con l’acqua alla vita per il melukat, la purificazione con l’acqua benedetta di un tempio consacrato a Vishnu.
La tradizione documentata spiega l’origine della sorgente. Si racconta che il re demone Mayadenawa avvelenò l’acqua e uccise le truppe del dio Indra; Indra conficcò allora la sua lancia nella terra e ne sgorgò l’acqua sacra che restituì la vita ai soldati morti. La Pancuran Cetik, secondo la stessa tradizione, ricorda l’acqua di Mayadenawa.
Per questo in una fila di getti ce n’è uno che tutti saltano. Accanto alla vasca, la narrazione svela l’ordine dei getti e perché il rituale non si compie in un modo qualsiasi.
Dove nasce il fiume
Vasca della sorgente
Riassunto di questa tappa
A nord, sotto la porta interna, una vasca murata custodisce l’origine di tutto: la sorgente ribolle tra la sabbia, e quest’acqua è la fonte del fiume Pakerisan. Il bacino del Pakerisan è una delle zone del Paesaggio Culturale della provincia di Bali che l’Unesco ha iscritto nel 2012, insieme ai santuari scavati nella roccia di Gunung Kawi.
Da qui si vedono, sulla collina a ovest, gli edifici bianchi di una villa presidenziale costruita per la visita del presidente Sukarno nel 1954, che oggi serve da residenza per ospiti importanti. Neppure l’acqua sacra è rimasta fuori dal suo ambiente: un rapporto del 2017 documentò una contaminazione da E. coli nell’acqua del tempio, attribuita ai rifiuti della zona circostante, e le autorità di Gianyar avviarono indagini; per questo si consiglia ai bagnanti di non ingoiare l’acqua.
Davanti alla sorgente, l’audioguida chiude il percorso unendo l’acqua che sgorga, il fiume che forma e la storia recente che si affaccia dalla collina.