Centro storico
Audioguida Via Pak Phraek (Thanon Pak Phraek)
Due chilometri di case-negozio sino-occidentali accanto alle mura e alla confluenza dei due Khwae. Qui nacque nel 1831 la Kanchanaburi dei commercianti e un negoziante aiutò in segreto i prigionieri della Ferrovia della Morte.
- 40 min di audio
- Architettura sino-occidentale
Pak Phraek è la comunità urbana più antica di Kanchanaburi. Intorno al 1831, sotto Rama III, la città si trasferì a questa biforcazione di fiumi e commercianti cinesi e vietnamiti si stabilirono per fare affari. Di quell'origine restano la prima strada di cemento della città, di sole due corsie, e una fila di case di uno-tre piani costruite con cemento Portland importato su strutture di bambù.
Dietro le facciate dei negozi di quartiere si nasconde una storia più grande. In questo tratto sorgeva il negozio di Boonpong Sirivejjabhandu, che usò il suo contratto di fornitura con l'Esercito Imperiale Giapponese come copertura per far arrivare medicine, denaro e cibo ai campi di prigionia. In fondo alla strada, il tempio di Wat Thewa Sangkharam custodisce la leggenda di un monaco tornato prigioniero dalla Birmania.
Da vedere
- La prima strada di cemento di Kanchanaburi, di circa 2 km, parallela alle mura e al fiume Khwae Yai
- Ban Sitthisang, casa sino-portoghese del 1920 dipinta con terra di risaia e acqua di riso glutinoso
- Ban Boonpong & Brother, il negozio del 1917 da cui si aiutarono in segreto i prigionieri
- Sumitrakhan, il primo albergo di Kanchanaburi, e l'Hotel Kanchanaburi con le sue vetrate colorate
- Wat Thewa Sangkharam e la leggenda del monaco tornato dalla Birmania
Cosa vedere in via Pak Phraek, il centro storico di Kanchanaburi, è soprattutto una questione di facciate e di storie. La strada corre per circa 2 km parallela alle mura e al fiume Khwae Yai, e riunisce case-negozio di uno-tre piani con balconi, vetrate, porte a libro e grate traforate. La sua storia comincia intorno al 1831, quando la città si trasferì alla confluenza dei due fiumi, e arriva fino alla Seconda guerra mondiale, con un commerciante che salvò vite sotto la sorveglianza dell’esercito giapponese. Ogni sabato, dalle 16:00 alle 21:00, il progetto di quartiere «177 anni di Pak Phraek» trasforma la via in un mercato pedonale con cibo e artigianato. L’esperienza completa si gode percorrendola con l’audioguida, dalla porta delle mura al tempio all’estremità nord. Come parte del centro storico, si collega alla Porta della città di Kanchanaburi, resto delle stesse mura, e al Museo di guerra JEATH, anch’esso lungo il fiume.
Due fiumi e un trasloco nel nome
Kanchanaburi City Gate
Riassunto di questa tappa
La passeggiata parte davanti alla porta delle mura, dalla via Lak Mueang, dove le case si allineano seguendo il muro in parallelo al Khwae Yai. Il nome Pak Phraek deriva dal cinese «Pak Phek», che significa «biforcazione»: in questo tambon il Khwae Noi e il Khwae Yai si uniscono per formare il Mae Klong. I documenti birmani chiamano il luogo «Mie Song», «fiumi che si incontrano».
Intorno al 1831 (2374 dell’era buddista), sotto Rama III, Kanchanaburi si trasferì da Tha Sao, ai piedi del Khao Chon Kai, fino a questo punto. Commercianti cinesi e vietnamiti si stabilirono per fare affari e diedero origine alla comunità urbana più antica della città, chiamata anche Ban Nuea. Le fonti non concordano del tutto sull’anno del trasferimento: alcune indicano il 1831 e altre aggiungono il 1833.
La strada fu la prima di cemento di Kanchanaburi. Ha solo due corsie e una lunghezza di circa 2 km. Perché quel trasferimento cambiò la città si racconta meglio sul posto, con l’audioguida.
La casa dipinta con acqua di riso
Sitthisang Coffee
Riassunto di questa tappa
Dal regno di Rama IV, le case-negozio di uno o due piani furono costruite con cemento Portland importato su strutture di bambù mai ruak, quasi sempre da capomastri cinesi. Le case indipendenti dei commercianti ricchi, in mattoni e malta, servivano insieme da abitazione e da attività commerciale, e hanno gronde di circa 1 m.
La facciata di Ban Sitthisang, oggi Sitthisang Coffee, è l’esempio migliore. Fu costruita nel 1920 (2463 dell’era buddista) come edificio sino-portoghese di due piani e tre campate, con balcone ad archi, capitelli in stucco, porte a libro e grate traforate con motivi vegetali. La sua vernice fu preparata con terra delle risaie di Thung Na Khrat, filtrata e mescolata con acqua di riso glutinoso. Oggi la casa funziona come caffè.
Qui le case-negozio non sono semplice scenografia: continuano a vendere, e il sabato pomeriggio lo fa l’intera via con il mercato pedonale.
Il negozio che riforniva entrambi i fronti
Ban Boonpong & Brother
Riassunto di questa tappa
Ban Boonpong & Brother è un edificio di tre piani e tre campate costruito nel 1917 (2460 dell’era buddista) da Khun Siriwetchaphan, padre di Boonpong. Fu l’unico del suo genere nella via all’epoca. La facciata conserva balconi, gronde protettive, lunette di vetro colorato, porte a specchiature e una terrazza in alto. Durante la Seconda guerra mondiale era il negozio che vendeva viveri e utensili ai soldati giapponesi.
Dietro quel bancone lavorava Boonpong Sirivejjabhandu (1906-1982), membro dell’organizzazione clandestina «V». Usò il suo contratto di fornitura con l’Esercito Imperiale Giapponese come copertura per far entrare medicine, denaro e cibo nei campi di prigionia della Ferrovia della Birmania. Con quelle medicine, la mortalità scese da cinque morti al giorno nel maggio 1943 a uno a settimana in novembre. Ricevette la britannica King’s Medal for Courage e il grado di ufficiale dell’Ordine di Orange-Nassau. Le fonti differiscono nei dettagli delle sue onorificenze e perfino nella grafia del suo cognome.
Il dopoguerra lasciò un episodio oscuro. Secondo la tradizione documentata, Boonpong fu aggredito dalla polizia thailandese in una rappresaglia sbagliata. Il chirurgo australiano Weary Dunlop fece redigere un rapporto sul «civile thailandese ferito» che tanto aveva fatto per i prigionieri. Nel 1947, in difficoltà economiche, un’associazione di ex prigionieri organizzò una colletta a suo favore. Poco dopo fondò la compagnia di autobus Boonpong, e più tardi una borsa di studio medica australiana portò il suo nome accanto a quello di Dunlop. Il finale della storia è riservato alla narrazione sul posto.
Alberghi di boscaioli, ospiti in uniforme
Hotel Sumitrakhan
Riassunto di questa tappa
La via funzionò anche come porta di frontiera. L’Hotel Sumitrakhan, il primo albergo di Kanchanaburi, è una fila di cinque campate e due piani, metà mattoni e metà legno, costruita nel 1937 (2480 dell’era buddista) da Luang Kraison. Nacque come case in affitto; il piano superiore fu suddiviso in camere sopra un ristorante e ospitò boscaioli di Thong Pha Phum e Sangkhla Buri. Durante la guerra accolse soldati giapponesi. Oggi il piano terra vende cibo e articoli per animali.
L’Hotel Kanchanaburi, anteriore alla Seconda guerra mondiale, aveva 14 camere a 2-4 baht a notte. Lo occupavano soprattutto boscaioli, funzionari e gente delle minoranze di frontiera. Il proprietario, nato in Cina, lo copiò da edifici del suo paese, e le finestre del terzo piano hanno vetri colorati nei telai, tra due balconi.
La guerra occupò anche altre case. Ufficiali giapponesi affittarono Ban Sahakul Phanit come alloggio e piazzarono una mitragliatrice sul tetto, e la casa conserva intatto un rifugio antiaereo nel seminterrato.
Il monaco tornato dalla Birmania
Wat Thewa Sangkharam
Riassunto di questa tappa
Il percorso termina nel cortile di Wat Thewa Sangkharam, noto come Wat Nuea, all’estremità nord della via. Lo fondò l’abate Siang, abitante della vecchia Kanchanaburi deportato in Birmania con la madre quando era novizio, dopo la caduta di Ayutthaya nel 1767. La sua fondazione ufficiale risale al 1825 (2368 dell’era buddista), una data anteriore al trasferimento della città che lo stesso racconto del suo ritorno non riesce a far quadrare.
Secondo la tradizione documentata, già ordinato monaco in Birmania, Siang desiderava tornare, e la madre gli rivelò dove aveva sepolto i suoi beni nella vecchia città. Tornato con cinque o sei thailandesi, trovò la città trasferita a Pak Phraek e la vecchia sul punto di essere abbandonata. Invece di costruire lì il suo monastero, decise di edificarlo accanto alla città nuova, prima come residenza di monaci e poi con la sua sala di ordinazione.
Il tempio conserva un vecchio ubosot dai tetti sovrapposti di stile Ayutthaya e un mondop con due statue di uomini in giacca a collo chiuso ai lati dell’ingresso. Il frontone del nuovo ubosot reca l’emblema di Khana Ratsadon, il Partito del Popolo, perché fu finanziato con l’offerta kathin organizzata da Phraya Phahon Phonphayuhasena, secondo primo ministro, sposato con due donne di Kanchanaburi. Nel vecchio ubosot, un murale mostra un personaggio che tira con la mano le due fasce dipinte che il pittore non riuscì a far combaciare.
Il quartiere diede inoltre al buddismo thailandese la sua massima autorità: a Pak Phraek nacque e studiò prima di essere ordinato Somdet Phra Ñanasamvara (Charoen Suvaddhano), 19º Patriarca Supremo dell’era Rattanakosin. La sua casa natale fu demolita e sullo stesso terreno sorge ora la nuova casa dei suoi discendenti. Da bambino, secondo la tradizione documentata, il suo gioco preferito era vestirsi da monaco e tenere «sermoni» ad amici e familiari.