Casa-museo hokkien
Audioguida Casa Chinpracha (Baan Chinpracha)
La prima villa «ang mo lau» di Phuket, costruita nel 1903 da un ventenne erede dello stagno, è ancora abitata dai suoi discendenti. Il piano terra è museo e quello superiore è casa.
- 40 min di audio
- Architettura sino-europea
La Casa Chinpracha fu costruita nel 1903, alla fine del regno di Rama V, da Phra Phitak Chinpracha (Tan Ma Siang), fondatore del lignaggio Tandavanitj. Il suo stile sino-europeo ricorda le ville dei magnati di Penang, e «ang mo», «capelli rossi» in hokkien, era il nome con cui si indicavano gli europei. Piastrelle dall'Italia, mobili in legno dall'Inghilterra, pezzi con madreperla dalla Cina e un cancello dai Paesi Bassi danno forma a una casa di due piani che riassume il mondo commerciale dello stagno.
Il contrasto fa parte del fascino. Nel 1903 la villa sorgeva al margine della città, e oggi alcune case-negozio costruite davanti ne coprono in parte la facciata. All'interno, però, il centro della casa resta aperto al cielo su uno stagno, i mobili sono raggruppati a coppie di uomo e donna, e dal 1985 il piano terra apre come museo, spesso con la guida del proprietario stesso.
Da vedere
- Prima «ang mo lau» di Phuket, costruita nel 1903
- Chim chae: apertura sul cielo sopra una vasca di pesci
- Piastrelle italiane e mobili dall'Inghilterra e dalla Cina
- Vetrine gemelle di uomo e donna, con fenice e fiori
- Guardaroba di abiti baba-yaya e premio di conservazione del 2009
Cosa vedere alla Casa Chinpracha, in Krabi Road a Phuket, è in buona misura una lezione su come viveva l’élite hokkien dello stagno. Phra Phitak Chinpracha nacque a Phuket nel 1883 e costruì la casa a 20 anni, essendo già proprietario di miniere di stagno, una fabbrica del ghiaccio, un banco dei pegni e un cinema. Suo padre, Luang Bamrung Chin Prathet (Tan Niao Yi), hokkien di nascita e militare, era arrivato in Siam nel 1854, aveva sfruttato miniere di stagno a Phuket e commerciato a Penang con la ditta Lian Bie.
La storia della Casa Chinpracha e la sua architettura si percorrono oggi in una casa viva: i discendenti vivono ancora al piano superiore, non visitabile, e il piano terra funziona come museo. Nel 2009 ricevette il premio per l’eccellenza nella conservazione architettonica dell’Associazione degli Architetti del Siam, sotto patrocinio reale. L’esperienza completa si gode percorrendola con l’audioguida, che ordina ogni sala e riserva i dettagli più sorprendenti per il momento in cui si è sul posto. La casa condivide il mondo del Museo Phuket Thai Hua, anch’esso costruito da famiglie hokkien dello stagno, e di Thalang Road, il centro storico dei baroni dello stagno.
Una villa dai «capelli rossi» dietro i negozi
Chinpracha House
Riassunto di questa tappa
La prima tappa è davanti alla facciata e al cancello. La casa del 1903 è la prima «ang mo lau» di Phuket, una villa sino-europea di due piani con archi, colonne e persiane a lamelle di legno. Il cancello della proprietà proviene dai Paesi Bassi, un altro dei materiali importati per costruirla.
Il contrasto con l’ambiente circostante è notevole. Quando fu costruita, la villa sorgeva al margine della città; dopo la morte del marito della proprietaria, una parte del terreno passò a un altro familiare, che la vendette a un’impresa. Questa costruì case-negozio proprio davanti alla facciata, con una causa aperta nel 2011, e dalla strada la vista frontale resta in parte coperta.
Secondo la credenza popolare, l’ingresso custodisce inoltre un piccolo rito: sulla porta c’è una soglia rialzata e la regola della casa è oltrepassarla saltando, senza calpestarla. L’audioguida riserva a questo punto il resto della storia del giovane erede e della sua casa dai «capelli rossi».
Un’apertura nel soffitto per attirare il denaro
Chim chae e vasca centrale
Riassunto di questa tappa
Il centro della casa è il «chim chae», un’apertura al vento, alla pioggia e al sole su una vasca quadrata. La famiglia l’ha trasformata in una vasca di pesci, e la sua acqua è decorata ogni giorno con fiori freschi. Nel feng shui cinese, il chim chae fa entrare il denaro in casa, e un intaglio di legno sotto la scala con motivi di ricchezza e prosperità rafforza questa idea.
Intorno alla vasca si estende il grande salone, ricoperto di piastrelle decorate importate dall’Italia via Penang. Quel pavimento fa parte di un insieme di materiali arrivati dall’Europa e dalla Cina: mobili in legno dall’Inghilterra e pezzi con intarsi di madreperla dalla Cina.
È il denaro dello stagno, quello che padre e figlio costruirono tra le miniere di Phuket e il commercio di Penang, a spiegare perché una casa del 1903 riunisse oggetti di mezzo mondo. I dati più gustosi di quel commercio restano per la narrazione sul posto.
Fenici e fiori: una casa fatta a coppie
Vetrine gemelle di uomo e donna
Riassunto di questa tappa
La terza tappa si concentra sulle vetrine gemelle di legno intagliato, collocate una accanto all’altra. Quella maschile termina con una fenice intagliata e quella femminile con dei fiori, e le zampe a testa di leone distinguono il leone maschio dalla femmina. Anche le sedie di madreperla cinesi sono a coppie, così che l’intera casa sembra pensata attorno al matrimonio.
Tutto l’arredamento è originale ed è stato ereditato di generazione in generazione. Tra i pezzi figurano un letto decorato con opali dell’Australia e la culla in cui dormì da bambino Chanachon Tandavanitj, discendente di quinta generazione. La casa ospita inoltre matrimoni tradizionali baba di Phuket: per essi una sala del piano terra, che in origine non aveva camere da letto, è stata trasformata in alcova dove la sposa attende il corteo nuziale del «khan mak».
Nell’ala visitabile c’è anche una sala dell’altare degli antenati della famiglia Tandavanitj. Secondo la tradizione documentata, non è un pezzo da museo transennato: i discendenti vi celebrano ancora le loro cerimonie, e accanto all’altare le norme per scattare fotografie possono variare rispetto alle altre sale.
Una tunica centenaria nel guardaroba di famiglia
Angolo degli abiti baba-yaya e caffè
Riassunto di questa tappa
L’ultima tappa riunisce vari angoli domestici: pareti coperte di ritratti di famiglia e di vecchie fotografie di Phuket intorno al 1900, una delle quali con il proprietario e la sua auto all’ingresso senza altri edifici intorno, e un’ampia cucina con pentole di rame e di terracotta, wok e portavivande a più piani disposti sul fornello centrale.
In una sala si noleggiano abiti tradizionali baba-yaya per le foto, accanto a un angolo di caffè e dolci locali. Secondo la tradizione documentata, il guardaroba nacque dalla passione di Charoonrat Tandavanitj, madre dell’attuale padrone di casa, che collezionava abiti e sapeva cucire e ricamare. Tra i suoi pezzi si conserva una baju panjang, la lunga tunica baba, di oltre cent’anni, stampata con fiori di pikul su fondo marrone scuro. Durante la pandemia, la moglie di Chanachon aiutò ad avviare un servizio di confezione di abiti baba contemporanei.
La casa custodisce anche altri traguardi: nel 1916 il re Rama VI concesse alla famiglia il cognome Tandavanitj, e il luogo fece da set per «Tra cielo e terra» («Heaven and Earth», 1993) di Oliver Stone, dove interpretò Saigon, e compare nell’episodio «Treasure of the Peacock’s Eye» (1992) di «The Young Indiana Jones Chronicles». Chanachon riassume così lo spirito della casa: com’era più di cent’anni fa, così è ancora oggi.