Festival Vegetariano
Audioguida Santuario Jui Tui (Jui Tui Shrine)
Un santuario hokkien dai tetti verde giada nato da un incendio e da una tettoia di paglia, che ogni autunno dà il via alla processione più lunga del Festival Vegetariano di Phuket.
- 30 min di audio
- Santuario taoista hokkien
Il nome Jui Tui (水碓) unisce «jui», acqua, e «tui», mortaio da riso, e allude alla ruota idraulica che gli abitanti installarono nell'ampio canale che scorreva davanti al santuario per sbucciare il riso. Il canale non si vede più, ma il nome lo conserva. Dopo l'incendio del 1907 e tre anni di riti sotto una tettoia di paglia, nel 1911 fu costruito qui il primo santuario, accanto a Put Jaw, il santuario cinese più antico di Phuket Town.
Il contrasto è quello di un cortile tranquillo che, durante il nono mese lunare, diventa il cuore del festival: si alza l'asta Go Teng con le sue nove lampade, esplode la polvere da sparo nella torre rossa e, prima dell'alba, migliaia di medium in trance partono verso il centro storico con aste infilate nelle guance. Nel 2018 il governatore di Phuket definì Jui Tui l'«am», il santuario, della provincia.
Da vedere
- Un nome che ricorda una ruota idraulica in un canale scomparso
- Dall'incendio del 1907 al primo santuario del 1911, accanto a Put Jaw
- Asta Go Teng con nove lampade, segnale che inizia il digiuno
- Processione del 2025 con più di 2.500 medium, la più lunga del festival
- Altare maggiore con tre statue e tempio ricostruito nel 1982
Il Santuario Jui Tui, a Phuket Town, è un santuario taoista hokkien con tetti e colonne verde giada che lo distinguono dagli altri dell’isola. La sua storia comincia, secondo la tradizione, con una compagnia itinerante di opera cinese, e prosegue con un incendio nel 1907, una tettoia di paglia e un primo edificio nel 1911. Oggi è una delle tappe centrali del Festival Vegetariano, al quale partecipano circa 30 santuari di Phuket. Chi si chiede cosa vedere al Santuario Jui Tui o cerca la storia del Santuario Jui Tui trova qui un percorso di quattro tappe, la cui esperienza completa si gode con l’audioguida nel recinto stesso. Il santuario appartiene al centro storico sino-portoghese che attraversa Thalang Road e, tra i templi dell’isola, si affianca a Wat Chalong.
Lanterne rosse su un mulino da riso
Jui Tui Shrine
Riassunto di questa tappa
L’ingresso al recinto avviene sotto lanterne rosse appese, con targhe a lettere dorate e ornamenti sulle travi superiori; il santuario guarda a est. Dietro quella porta si nasconde il ricordo di una ruota idraulica: il nome Jui Tui unisce «acqua» e «mortaio da riso» e rimanda al mulino che gli abitanti montarono nel canale che scorreva davanti per sbucciare il raccolto.
È anche la porta da cui esce ogni anno la processione che porta gli dèi per il centro storico. Secondo l’usanza locale documentata, le famiglie allestiscono tavoli di offerte davanti alle loro case e si inginocchiano in silenzio al passaggio del corteo: è il dio che fa visita e benedice gli abitanti. Nel 2026 la processione di Jui Tui ha percorso la città venerdì 16 ottobre, con i tavoli allestiti dalle 06:00 alle 12:00.
Nel 2018 il governatore di Phuket descrisse Jui Tui come il santuario della provincia, tappa obbligata del festival. Cosa racconti la narrazione su questa soglia resta da ascoltare proprio lì.
L’abitante che salvò gli oggetti sacri
Facciata di Put Jaw
Riassunto di questa tappa
Accanto al santuario sorge Put Jaw, o Kuan Im Teng, più piccolo e raccolto, dedicato a Guan Yin e considerato il santuario cinese più antico di Phuket Town. Fu restaurato nell’agosto 2026, poco prima del festival. Secondo la tradizione, il rito nacque quando la compagnia d’opera che venerava Kiu Ong celebrò a Soi Romanee un digiuno vegetariano di 9 giorni e 9 notti, con i partecipanti vestiti di bianco, e partendo lasciò agli abitanti il fuoco sacro Hiao Hoi e gli arredi del rito, con i quali fondarono un primo santuario in quella via.
Nel 1907 un incendio distrusse quel santuario e gli oggetti sacri salvati furono portati a Put Jaw. Per tre anni i riti del nono mese lunare si svolsero in una tettoia di paglia eretta ogni anno nell’orto adiacente e poi smontata.
Il proprietario di quell’orto donò il terreno a Kiu Ong Tai Te e nel 1911 vi fu costruito il primo santuario Jui Tui, con tetto di paglia. L’origine esatta del rito è materia di dibattito: una versione colloca l’arrivo della compagnia d’opera nel 1825, in piena epidemia di colera, mentre il racconto raccolto dalla fondazione parla solo di settanta e passa anni fa, senza un anno preciso.
Nove lampade, polvere da sparo e guance trafitte
Cortile dell'asta Go Teng
Riassunto di questa tappa
Il cortile dell’asta Go Teng è il palcoscenico del festival. Qui ogni anno si alza l’asta con le sue nove lampade per invocare i Nove Dèi Imperatori, e prima del festival i fedeli vi applicano foglia d’oro. L’8 ottobre 2018, alle 17:09, Jui Tui alzò il Go Teng sotto la presidenza del governatore di Phuket, Phakphong Thawiphat: il segnale che inizia il digiuno vegetariano.
Su un lato, la torre rossa e dorata dei petardi, un’aggiunta posteriore al nucleo antico, fu costruita per racchiudere il fragore e i resti dei petardi rituali; accanto c’è un bruciatore rotondo pieno di cera rossa e residui di polvere da sparo. Prima dell’alba, in questo recinto, gli assistenti trafiggono le due guance di ogni medium con aste di un piede, circa 30 cm, senza anestesia. «Ma song» significa «cavallo in trance», la cavalcatura degli dèi. Il 27 ottobre 2025, ottavo giorno del festival, la processione di Jui Tui partì verso Saphan Hin con più di 2.500 medium, la più lunga del festival, e circa 1.900 trafitti percorsero il centro storico.
Secondo la tradizione documentata, il cortile vive inoltre nove giorni di rituali poco visibili: dopo il lavaggio «lang am», il maestro di cerimonie celebra il «Pang Ia» e libera un esercito di soldati invisibili che, secondo i fedeli, monta la guardia intorno al recinto e riceve banchetti rituali. Nel «Cha Tek Kiam» si piantano spade di legno in 9 punti per chiudere il perimetro, e si invitano a stabilirsi Lam Tao e Pak Tao, le divinità che tengono il registro delle nascite e delle morti. Un palcoscenico permanente di opera cinese all’aperto ricorda l’origine operistica che la tradizione attribuisce al rito.
Tre statue e un tempio del 1982
Altare maggiore con tre statue
Riassunto di questa tappa
La sala principale si innalza su gradini, con pilastri rossi, intagli dorati sul tetto, colmi curvati, figure di divinità sul crinale e dettagli verde giada. Nel 1982, quando l’edificio originale non ammetteva più riparazioni, il santuario fu ricostruito con le donazioni dei fedeli e ne assunse la gestione la Fondazione Jui Tui Tao Bo Keng.
Sull’altare maggiore si riuniscono tre grandi statue con figure di guardiani minori e drappeggi rosa e gialli. Tra bastoncini di incenso e il ticchettio dei cilindri di bambù della fortuna, i fedeli chiedono salute e protezione a Tean Hu Huan Soy, a cui è dedicato il santuario. Non tutte le fonti concordano: alcune presentano come divinità principale Kiu Ong Tai Te, i Nove Dèi Imperatori.
Il festival finisce dove era cominciato. Secondo la tradizione documentata, l’ultima notte Jui Tui congeda l’Imperatore di Giada e Kiu Ong Tai Te: i santuari spengono le luci e chiudono il portone principale quando il corteo parte, e poi si ammaina il Go Teng, segnale che il digiuno è finito. Nel 2026 quel congedo cadde domenica 18 ottobre. Il santuario più rumoroso dell’isola resta allora in silenzio.