Quartiere sino-portoghese
Audioguida Thalang Road
L'antica «testa del mercato» di Phuket: una via con 151 case-negozio lunghissime e un portico di cinque piedi, costruita con i soldi dello stagno e tornata a vivere dal 2010.
- 45 min di audio
- Case-negozio sino-portoghesi
Thalang Road esiste almeno dal 1850 ed è la testa del piano a isolati che Phuket adottò sul modello di Penang sotto Khaw Sim Bee na Ranong, commissario del monthon ai tempi di Rama V. Collega Yaowarat Road con Montri Road, nel sottodistretto di Talat Yai, e delle sue circa 151 case-negozio la metà conserva un'architettura sino-portoghese. Chi si chiede cosa vedere a Thalang Road trova un centro storico che si percorre al riparo, sotto un passaggio continuo largo cinque piedi.
Le facciate si leggono come volti di drago: la porta è la bocca, le finestre sono gli occhi e la grata in alto è il sopracciglio. Dietro, ogni casa-negozio può arrivare a 50 metri o più di profondità. Questa via, tranquilla fino agli anni Novanta, dal 2010 ha i cavi interrati e ogni domenica pomeriggio chiude al traffico per il mercato pedonale Lard Yai.
Da vedere
- Portico hng-o-kha-khi — un passaggio coperto di 5 piedi che unisce tutta la via
- 151 case-negozio — la metà con architettura sino-portoghese
- Facciate a volto di drago — profonde fino a 50 metri
- Soi Romanee — da quartiere del gioco dello stagno a vicolo di caffè
- Mercato Lard Yai — ogni domenica pomeriggio, con la via chiusa al traffico
La storia di Thalang Road è quella di una città che lo stagno disegnò, l’abbandono spense e una nuova generazione riaccese senza cancellare i suoi antichi proprietari. Documentata dal 1850, quando governava Phuket Phraya Phuket Lohakasetrarak (Tat), la via fu poi il punto di partenza di un nuovo piano urbano a isolati: Thalang come Tua Pho, la «testa del mercato», e Krabi Road come Sia Boi, la «coda», con Yaowarat che le taglia ad angolo retto.
Il percorso, di circa 450 metri a piedi, va dalla statua del drago all’estremità est fino all’incrocio con Yaowarat. Tra i due punti si susseguono case-negozio dalla facciata stretta, un vicolo che fu quartiere del gioco, un ufficio cambi dei minatori, un’erboristeria di famiglia e santuari di immigrati cinesi. L’architettura di Thalang Road e la sua storia si capiscono meglio sul posto, e l’esperienza completa si gode con l’audioguida di EarGuide. Questa via fa parte del centro storico sino-portoghese che prosegue nel Santuario Jui Tui, e la sua eredità cino-peranakan si completa nel Museo Phuket Thai Hua e nella Casa Chinpracha, dimora dei baroni dello stagno.
Ai piedi del drago Hai Leng Ong
Hai Leng Ong Statue
Riassunto di questa tappa
La passeggiata parte dall’estremità est della via, prima dell’incrocio con Thep Kasattri, accanto al lato sud del parco della Regina Sirikit. Qui si erge la statua di Hai Leng Ong, il drago marino. Un’antica leggenda cinese racconta che l’intera isola di Phuket sia quel drago, emerso dalle acque del mare; una credenza popolare, non un fatto accertato, ma che offre una chiave di lettura per tutto ciò che segue.
Da questo punto si capisce che la via è la testa della città. Thalang esiste almeno dal 1850, anno 2393 dell’era buddista, e collega Yaowarat Road con Montri Road, a Talat Yai. Più tardi, sotto Phraya Ratsadanupradit Mahitsaraphakdi (Khaw Sim Bee na Ranong), commissario del monthon di Phuket ai tempi di Rama V, la città fu ripianificata a isolati sul modello di Penang, a partire da Thalang fino a Krabi Road.
A pochi passi a ovest, la via attraversa il canale Bang Yai, che nei primi tempi della città fu un’importante via d’acqua. Come il drago della leggenda torni ad affacciarsi sulle facciate della via è qualcosa che la narrazione riserva a chi l’ascolta sul posto.
Cinque piedi d’ombra e rotoli di stoffa
Portico dei negozi di tessuti
Riassunto di questa tappa
Nel tratto principale, circa 400 metri a ovest dell’incrocio con Thep Kasattri, le case-negozio lasciano sotto il piano superiore un passaggio coperto continuo largo cinque piedi. Si chiama hng-o-kha-khi e fu costruito all’epoca di Khaw Sim Bee per riparare dal sole e dalle forti piogge di Phuket. Permette di percorrere la via da un capo all’altro senza scendere sulla carreggiata.
Il nome mescola due lingue: hng-o è «cinque» in hokkien e kha-khi è «piede» in malese. La misura di cinque piedi deriva inoltre dalla norma britannica per i marciapiedi pubblici di Singapore, traccia delle rotte commerciali che collegavano Phuket al resto della regione.
Sotto quest’ombra restano aperte antiche attività di famiglia: negozi di tessuti musulmani con i rotoli di stoffa in vista e le imposte al primo piano, tipografie, ferramenta e botteghe di noodle. Ricordano che Thalang fu sempre una via di commercio.
Facciate a volto di drago
Facciate a volto di drago
Riassunto di questa tappa
Davanti alle facciate del lato sud la fila di case sembra ripetersi, ma ciascuna si legge come un volto di drago: la porta è la bocca, le due finestre sono gli occhi e la grata in alto è il sopracciglio. Ai piani alti, rilievi di stucco mostrano creature che vanno dalle tartarughe alle fenici, visibili alzando lo sguardo dalla carreggiata.
Dietro ogni facciata stretta si intuisce il corpo. Le case-negozio di Phuket possono arrivare a 50 metri o più di profondità: l’attività occupava le sale anteriori, mentre la vita familiare, la cucina e il pozzo stavano in quelle posteriori. Il cortile scoperto del pozzo, chiamato Chim-Jae, è il corpo del drago, e il bagno in fondo ne è la coda.
La via conta 151 case-negozio e circa la metà conserva un’architettura sino-portoghese. Sulla sua antichità esatta c’è dibattito: la via è documentata dal 1850, Wikipedia in thailandese attribuisce gli edifici di questo stile all’epoca di Khaw Sim Bee, e quella in inglese afferma che non si sa con precisione quando fu costruito il primo, anche se era già consolidato nelle fotografie del regno di Rama V.
Soi Romanee, dalla bisca alla cartolina
Soi Romanee
Riassunto di questa tappa
A metà strada, verso nord, si apre l’imbocco di Soi Romanee, un vicolo colorato di 125 metri che collega Thalang a Dibuk Road. Oggi le sue case-negozio restaurate sono caffè e pensioni. Durante il boom dello stagno fu il distretto del gioco e della prostituzione di Phuket Town e, alla chiusura delle miniere, rimase abbandonato e la maggior parte delle sue case andò in rovina. Sul carattere di quel quartiere a luci rosse esistono versioni diverse: una fonte turistica lo estende a tutta la via, un’altra lo colloca solo in questo vicolo, e alcuni racconti lo riportano come qualcosa che si tramanda a voce.
La svolta arriva con la memoria recente. A metà degli anni Novanta Thalang era una via tranquilla di negozi di tessuti e ferramenta, e Soi Romanee una fila di case-negozio abbandonate che nessuno fotografava. Secondo la tradizione documentata, il primo cambiamento arrivò intorno al 2001, quando aprì The Loft, un locale gestito da stranieri in una casa-negozio riconvertita: il primo posto elegante di una via che di notte era morta.
Nel 2010 Thalang fu la prima via di Phuket a interrare i cavi elettrici. Lasciò in piena vista le facciate sino-portoghesi e oggi nessun filo attraversa la via, cosa rara in Thailandia. Fu l’innesco della trasformazione delle case-negozio in caffè, negozi e guesthouse.
China Inn, l’ufficio cambi dei minatori
China Inn
Riassunto di questa tappa
China Inn occupa una casa-negozio sino-portoghese centenaria che fu ufficio di cambio valuta per i braccianti cinesi delle miniere di stagno. Dopo anni di abbandono fu restaurata nell’arco di due anni intorno al 2008, conservandone il carattere originale, con un cortile-giardino sul retro, e ricevette un premio di architettura di conservazione.
La stessa via custodisce la memoria di un’altra storia di migrazione. Il santuario di Hainan, con una porta rossa larga quanto una sola casa-negozio che si addentra in profondità, risale al 1910: oltre 180 immigrati hainanesi di prima generazione misero insieme il denaro per comprare l’edificio come rifugio per i nuovi arrivati dalla Cina. All’interno, un altare intagliato e l’immagine della dea del mare.
Tra le facciate ce n’è anche una che sembra un negozio qualunque. Secondo un’usanza locale documentata, è l’ingresso di un passaggio coperto di 150 metri che attraversa l’isolato fino a Dibuk Road, con bancarelle di abiti, batik e seta thailandese e tavoli per mangiare al centro. Oggi si chiama The Oasis Thalang e serve da scorciatoia e da rifugio quando comincia a piovere.
Erbe del 1917 e un corridoio verso il santuario
Kopitiam by Wilai
Riassunto di questa tappa
Accanto al ristorante Kopitiam by Wilai si trova l’erboristeria Nguan Choon Tong, la più antica di rimedi cinesi di Phuket, gestita dalla stessa famiglia dal 1917. Il bancone e i barattoli di erbe conservano l’atmosfera di una spezieria d’altri tempi.
Da Kopitiam by Wilai, uno stretto corridoio accanto alle cucine sbocca nel Santuario della Luce Serena, costruito nel 1889 e con l’ingresso principale su Phang Nga Road. È un percorso che chiude la passeggiata su ciò che nella via è ancora vivo.
L’immagine finale è quella della domenica. Da fine 2013, ogni domenica pomeriggio Thalang chiude al traffico e diventa il mercato pedonale Lard Yai, il «Grande Mercato», con le bancarelle in mezzo alla carreggiata tra le case-negozio. Dietro qualcuna di quelle facciate, secondo la tradizione documentata, funziona anche un bar nascosto dietro un finto distributore automatico, Shhh., il segreto più recente di una via che continua a custodirne.